di Gianfranco Bastianello
Storia di un ordinario viaggio alla ricerca di strutture accessibili, con un pizzico di necessaria ironia. E se qui ci si rivolge a due specifiche regioni, la situazione non è certo diversa nel resto del nostro Paese
Alcune risposte standard possono essere utili a chiarire meglio il titolo di questo testo. Pizza con amici: «Sì, andate avanti, io vi raggiungo subito, devo entrare da dietro». Hotel: «Il nostro albergo è a norma, ha una camera per handicappati, lo scivolo è sul lato posteriore dell’albergo». Tribunale: «Sì, l’entrata per disabili è sul retro»...
E veniamo alle ferie. Dopo quelle di quest’anno, infatti, sto già programmando quelle per il 2007, soprattutto allo scopo di evitare brutte sorprese. Vorrei tornare in Trentino e così mi sono fatto inviare dalle aziende di soggiorno un po’ di materiale sulle varie strutture esistenti nella regione.
Qui, nonostante ci sia abituato, cominciano le prime acidità di stomaco: «Struttura di nuova costruzione, non accessibile!». «Nuovissimo residence, non accessibile!». «Scusate, avete gradini nelle aree comuni? Avete il bagno accessibile?». «Beh sì, l’appartamento è accessibile, ma c’è uno scalino di 15 centimetri per raggiungerlo...». Oppure: «Sì, l’appartamento per disabili è tutto in piano, però la porta del bagno fa 62 centimetri...»...
Scartabellando poi tra centinaia di alberghi, pensioni e residence alla ricerca dei simbolini con la carrozzina, scopro che sono ancora troppo pochi e che anche le nuove strutture ne sono sprovviste. Addirittura in un dépliant, nella legenda iniziale, tra i vari simboli manca proprio quello della carrozzina, tanto per non farmi perdere tempo!
Nel bene o nel male, fra Garda e Trentino Alto Adige trovo comunque diverse strutture con il logo, alle quali mando la mia richiesta standard: «Senza gradini, apertura della porta minimo 70 centimetri e doccia, non vasca». Da ciò emerge un campionario di risposte che ho diviso per categorie.
I furbi, che pur di evitare rogne, preferiscono non prendere il cliente: «In quel periodo siamo al completo» (naturalmente senza proporre altre date).
Gli ipocriti: «Sì, abbiamo la stanza per disabili, ma per raggiungerla bisogna fare un gradino di qua uno di là di 15 centimetri...».
I tecnici: «La nostra struttura è completamente a norma».
Gli opportunisti: «Non siamo a norma, ma abbiamo avuto altri invalidi e si sono trovati comunque bene»...
A questo punto, nella speranza che fra i lettori di DM ci sia qualche amministratore, vorrei porre alcune domande, rivolgendomi in particolare - viste le mie esperienze - a due regioni autonome, il Friuli Venezia Giulia (la Carnia in particolare) e il Trentino Alto Adige. Premessa: in Carnia molti hotel e altre strutture pubbliche risultano accessibili, a differenza della quasi totalità dei marciapiedi. Anzi, ho avuto modo di veder costruire nuovi marciapiedi del tutto fuori norma! In Trentino Alto Adige, invece, le strade e i marciapiedi sono quasi totalmente fruibili, mentre è difficile trovare strutture accessibili, anche nelle nuove costruzioni.
E quindi: le leggi sull’accessibilità sono uguali per tutti o le regioni autonome possono glissare su questi obblighi? Perché le nuove strutture non sono a norma? Perché si continuano a costruire marciapiedi senza scivoli? Perché chi costruisce non crea degli ingressi unici uguali per tutti? Ultima domanda: qualcuno avrà il coraggio di rispondermi?