DM 160 DICEMBRE 2006 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Il disabile entra da dietro

di Gianfranco Bastianello

 

Storia di un ordinario viaggio alla ricerca di strutture accessibili, con un pizzico di necessaria ironia. E se qui ci si rivolge a due specifiche regioni, la situazione non è certo diversa nel resto del nostro Paese

 

Alcune risposte standard possono essere utili a chiarire meglio il titolo di questo testo. Pizza con amici: «Sì, andate avanti, io vi raggiungo subito, devo entrare da dietro». Hotel: «Il nostro albergo è a norma, ha una camera per handicappati, lo scivolo è sul lato posteriore dell’albergo». Tribunale: «Sì, l’entrata per disabili è sul retro»...

E veniamo alle ferie. Dopo quelle di quest’anno, infatti, sto già programmando quelle per il 2007, soprattutto allo scopo di evitare brutte sorprese. Vorrei tornare in Trentino e così mi sono fatto inviare dalle aziende di soggiorno un po’ di materiale sulle varie strutture esistenti nella regione.

Qui, nonostante ci sia abituato, cominciano le prime acidità di stomaco: «Struttura di nuova costruzione, non accessibile!». «Nuovissimo residence, non accessibile!». «Scusate, avete gradini nelle aree comuni? Avete il bagno accessibile?». «Beh sì, l’appartamento è accessibile, ma c’è uno scalino di 15 centimetri per raggiungerlo...». Oppure: «Sì, l’appartamento per disabili è tutto in piano, però la porta del bagno fa 62 centimetri...»...

Scartabellando poi tra centinaia di alberghi, pensioni e residence alla ricerca dei simbolini con la carrozzina, scopro che sono ancora troppo pochi e che anche le nuove strutture ne sono sprovviste. Addirittura in un dépliant, nella legenda iniziale, tra i vari simboli manca proprio quello della carrozzina, tanto per non farmi perdere tempo!

Nel bene o nel male, fra Garda e Trentino Alto Adige trovo comunque diverse strutture con il logo, alle quali mando la mia richiesta standard: «Senza gradini, apertura della porta minimo 70 centimetri e doccia, non vasca». Da ciò emerge un campionario di risposte che ho diviso per categorie.

I furbi, che pur di evitare rogne, preferiscono non prendere il cliente: «In quel periodo siamo al completo» (naturalmente senza proporre altre date).

Gli ipocriti: «Sì, abbiamo la stanza per disabili, ma per raggiungerla bisogna fare un gradino di qua uno di là di 15 centimetri...».

I tecnici: «La nostra struttura è completamente a norma».

Gli opportunisti: «Non siamo a norma, ma abbiamo avuto altri invalidi e si sono trovati comunque bene»...

A questo punto, nella speranza che fra i lettori di DM ci sia qualche amministratore, vorrei porre alcune domande, rivolgendomi in particolare - viste le mie esperienze - a due regioni autonome, il Friuli Venezia Giulia (la Carnia in particolare) e il Trentino Alto Adige. Premessa: in Carnia molti hotel e altre strutture pubbliche risultano accessibili, a differenza della quasi totalità dei marciapiedi. Anzi, ho avuto modo di veder costruire nuovi marciapiedi del tutto fuori norma! In Trentino Alto Adige, invece, le strade e i marciapiedi sono quasi totalmente fruibili, mentre è difficile trovare strutture accessibili, anche nelle nuove costruzioni.

E quindi: le leggi sull’accessibilità sono uguali per tutti o le regioni autonome possono glissare su questi obblighi? Perché le nuove strutture non sono a norma? Perché si continuano a costruire marciapiedi senza scivoli? Perché chi costruisce non crea degli ingressi unici uguali per tutti? Ultima domanda: qualcuno avrà il coraggio di rispondermi?