a cura di Gianni Minasso
Ancora e sempre sarcasmi sulla distrofia. Che ci volete fare… abbiamo già così tanto pianto che siamo un po’ stufi. Asciughiamoci le lacrime e cerchiamo di inondare nuovamente il viso, ma questa volta grazie alle risate. Se non siete d’accordo, insultatemi pure presso ilmiodistrofico@uildm.it.

Chi scrive non sente il bisogno di attaccarsi alle “gonne di una religione” per sopravvivere al logorio della vita moderna e alla distrofia. Se proprio fosse costretto ad aggrapparsi ad una fede, sposerebbe la causa del tollerante buddismo o, se proprio fosse obbligato ad abbracciare il crocefisso, diventerebbe valdese. Austeri e coerenti, i valdesi risultano simpatici anche per altri motivi. Ad esempio per quanto è successo nell’agosto 2006.
Capita infatti che Fulvio Ferrario, ecumenista convinto e docente di teologia sistematica alla Facoltà valdese, rilasci un’intervista sui dissensi etici che permangono con la Chiesa cattolica e, a proposito del dialogo fra cattolici ed evangelici, dichiari:
«Gli esponenti del Pontificio Consiglio mettono in evidenza che è veramente “Chiesa” solo quella che ha l’episcopato storico, cioè la Chiesa cattolica romana. Tutti gli “altri” sono solo comunità cristiane e quindi qualche cosa di meno di una chiesa. Questo è un punto importante che naturalmente alle Chiese protestanti non va bene. Per noi, il passo decisivo perché inizi una nuova fase dell’ecumenismo è essere riconosciuti a tutti gli effetti e senza riserve né limitazioni come Chiese di Gesù Cristo. Poi si potrà andare avanti. Ma fin quando tu mi consideri un diversamente cristiano, per parafrasare il concetto di diversamente abile, quindi un handicappato dello spirito, detto in modo brutale, il dialogo diventa difficile. Infatti è come se fossimo Cristiani “diversamente abili”. Per questo Il dialogo coi vertici cattolici resta difficile».
A parte i simpatici paragoni del Ferrario, lascio volentieri ai dotti teologi le questioni di lana caprina sulla classificazione delle Chiese. Io, purtroppo, ho già abbastanza rogne con le classificazioni delle malattie genetiche!

1. Gli sconvolgenti effetti dell’abilità di guida di un tamarro da bar
2. Una decalcomania appiccicata da un burlone sulla propria auto
3. Il promemoria degli interventi effettuati da un mezzo di soccorso
(Soluzione: n. 2)
La statunitense Muscular Dystrophy Association ha inserito nel suo sito un curioso opuscoletto intitolato 101 consigli per rendere più semplice la vita quotidiana dei pazienti con malattie neuromuscolari”, operetta ripresa in molti altri siti e in varie lingue.
Immaginarsi se ci lasciavamo scappare un boccone così ghiotto… Infatti, insieme a tanti buoni suggerimenti, siamo andati a pescare un paio di numeri. Ecco il 91 sull’importanza di esercitarsi:
«Il bambino distrofico potrà allungare i suoi tendini d’Achille che si stanno contraendo grazie ad un cavallo a dondolo sul quale saranno state fissate delle staffe. Infatti, durante il dondolio, i suoi piedi assumeranno una posizione corretta che provocherà lo stiramento».
Sarà, ma non ne siamo così convinti. Leggiamo ora il consiglio n. 71, a proposito di una complessa operazione da effettuare quando si sta seduti sulla tazza del bagno:
«Per compiere autonomamente l’igiene personale è possibile adoperare un pezzo di plastica semiflessibile (come quella dei righelli, ma senza spigoli) e un riquadro di carta igienica. Basterà avvolgere per circa due terzi il foglietto di carta igienica sul bastoncino di plastica e usare il terzo restante come impugnatura. Se non si trova il pezzo di plastica adeguato si potrà provare ad avvolgere la carta igienica attorno alle estremità di una normale pinza da cucina».
Ci permettiamo di aggiungere una postilla: ricordatevi che, se userete una pinza da cucina, sarà meglio non riporla nel cassetto dopo l’uso e avvisare la famiglia di quanto è avvenuto!

Recentemente il professor Tore Millanta, scienziato dell’Istituto di Biologia Molecolare di Scapaccioni sull’Arno, ha rivelato di avere sperimentato un efficace rimedio contro la distrofia muscolare. Si tratterebbe della Trincostatina a 14 gradi, un “bevitore” dell’enzima istone deacetilasi, che grazie all’alito pesante derivato dall’ingestione di alcool de li castelli, sembra in grado di bloccare la degenerazione muscolare tipica della distrofia.
Tuttavia il successo sembra per ora limitato alle cavie animali e si attendono con ansia gli esiti della sperimentazione sull’uomo. Tore Millanta ha annunciato che la incomincerà lui stesso, non appena riuscirà ad uscire da sotto l’armadio che un topo ex distrofico gli ha scaraventato addosso dopo essere stato curato con la Trincostatina a 14 gradi.