DM 161 - MARZO 2007 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Il metodo in tre fasi del CLABARC

a cura di Crizia Narduzzo

 

Riunisce ben venticinque associazioni il CLABARC, presieduto da Ileana Esposito Lepre, comitato sorto per combattere le barriere architettoniche e culturali di Napoli, che cerca ora di allargare la propria azione

 

L’esperienza diretta di Ileana Esposito Lepre con la disabilità inizia nel 1985, quando un problema circolatorio le provoca la paralisi degli arti inferiori e la porta a scoprire le difficoltà e i bisogni legati a questa realtà.

«È così - ci spiega lei stessa - anche se posso dire di avere avuto una famiglia con la quale sono stata in grado di affrontare la situazione e grazie alla quale ha iniziato presto a crescermi dentro un forte desiderio di autonomia e di tornare alle attività che svolgevo prima. Così ho iniziato a combattere le barriere architettoniche, poiché ritengo che questo sia un passaggio fondamentale per facilitare la mobilità di tante persone con disabilità, senza la quale esse non possono raggiungere l’autonomia e diventare protagoniste di grandi e piccoli cambiamenti».

A Ileana, quindi, non piace la teoria fine a se stessa, che per avere valore deve sempre essere seguita da attività concrete. «Esatto. Un atteggiamento, questo, che mi ha portato a definire un metodo “in tre fasi”: l’identificazione iniziale dei bisogni, una progettazione ampia e le azioni concrete. Che è proprio ciò che stiamo facendo da più di tre anni, attivando vere e proprie azioni di cittadinanza attiva».

I tre anni del CLABARC

Da quando, cioè, nel dicembre del 2003 si è costituito il CLABARC (Comitato di Lotta per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche e Culturali), al quale aderiscono venticinque associazioni, tra le quali il Comitato Regionale Campano UILDM.

«Inizialmente - continua Esposito Lepre - abbiamo distinto vari livelli di intervento, rispetto alle barriere: da quello stradale e pedonale fino a quello negli esercizi pubblici e privati. Riguardo al primo, per costruire in città più rampe possibili e per dare un esempio all’amministrazione di come vadano costruite, abbiamo elaborato un programma raccogliendo fondi privati e chiedendo solo l’approvazione dell’area scelta e dei progetti. Utilizzando le stesse imprese del Comune, quindi, abbiamo concretizzato l’idea, sensibilizzando poi l’opinione pubblica durante le tre fasi di lavoro: la raccolta fondi, la realizzazione del progetto e l’intervento finale. In tal modo siamo riusciti ad effettuare un primo intervento da otto rampe, complete del Sistema LOGES [Linee di Orientamento, Guida e Sicurezza per non vedenti. N.d.R.]. Ora gli ingegneri del Comune, prima di dare il via a nuovi progetti, ci consultano e quanto viene finanziato dovrebbe seguire il nostro modello».

Caparbietà e determinazione, d’altro canto, sono le caratteristiche principali della presidente del CLABARC e così anche il secondo intervento è già partito, questa volta in ambito di esercizi privati aperti al pubblico.

«Abbiamo cercato di sensibilizzare profondamente gli esercenti, alla luce anche di leggi nazionali per cui, al momento della ristrutturazione, una realtà commerciale deve riaprire in completa accessibilità e fruibilità. Una cosa, questa, che non accade quasi mai. Parallelamente stiamo anche procedendo con alcune denunce, che ci porteranno presumibilmente al TAR, se nel frattempo non verranno presi provvedimenti di adeguamento o di blocco dell’agibilità degli esercizi non in regola».

Meglio gli studenti dei docenti

Il Comitato opera poi anche in ambito di barriere culturali e principalmente all’interno della realtà scolastica, dove, secondo Ileana Esposito Lepre, è fondamentale ri-partire quanto prima da una profonda educazione, soprattutto alla diversità e al rispetto dei bisogni dell’altro.

«Stiamo lavorando per affrontare la problematica con dei corsi rivolti sia agli studenti che ai docenti. Per i primi siamo partiti già lo scorso anno, per i secondi solo recentemente. Con i docenti, per altro, incontriamo parecchie difficoltà perché se il percorso di aggiornamento non è pagato, essi stentano a partecipare e nonostante le ventisette adesioni raccolte, ai primi tre incontri ne sono intervenuti solo una decina. Funziona molto meglio il corso per studenti, con l’adesione di ben ventidue scuole. Un buon risultato, anche se più queste aumentano, più la cosa diventa per noi complessa, visto che gli esperti che curano il corso devono essere in parte retribuiti e a carico nostro. Il nostro sogno era che questo progetto - dopo tre anni - diventasse regionale, invece esso rischia oggi di diventare sempre più frammentario, con le singole scuole che decidono se procedere o meno alla sua attuazione».

Mai scordarsi del territorio!

Rappresentare venticinque associazioni, comunque, è un grosso risultato che conferisce al CLABARC anche un certo peso politico.

«Quando ho proposto questo nuovo Comitato alle associazioni, ho avuto un’adesione immediata, soprattutto ideologica, per la lotta alle barriere. E tuttavia oggi ci manca forza a livello nazionale. Sarebbe dunque importante se - anche attraverso le pagine di «DM» - riuscissimo ad allargarci ad altre città d’Italia, per fondare nuove sedi del Comitato. Infatti, l’obiettivo primario resta quello di studiare le varie strategie possibili per abbattere prima di tutto le barriere fisiche, ma è fondamentale perseguirlo con una forte azione concertata anche a livello nazionale, visto che abbiamo leggi importanti, ma deboli e desuete, con pochi regolamenti attuativi a livello locale. In questo senso, non ritengo che le reti nazionali come la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che si occupano di tutto, applichino una strategia vincente. Credo infatti che ci si debba porre un obiettivo specifico da cui partire e solo in seguito allargarsi, combattendo sempre sia sul fronte nazionale che locale, senza mai arrivare al disinteresse per il proprio territorio, che a mio avviso è uno degli errori più gravi».

Come auspicato da Ileana Esposito Lepre, lasciamo quindi aperta la discussione sui punti trattati, sperando che l’esempio di questo impegno nella città di Napoli e le varie proposte lanciate dal CLABARC possano dar vita ad un dibattito franco e costruttivo.