DM 161 - MARZO 2007 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Al solo titolo della minorazione

di Glauco Perani

 

Accesso gratuito per i disabili ai beni culturali dello Stato oppure a pagamento, ma sapendo di poter contare sull’accessibilità di tutte le strutture? Questa lettera aperta al ministro Rutelli riapre un’antica questione

 

Egregio Ministro, qualche tempo fa anche gli organi d’informazione hanno dato la notizia della pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» del regolamento con cui si dispone l’accesso gratuito dei “disabili” (userò questa parola, che prediligo rispetto alle molteplici locuzioni utilizzate per individuare le persone con deficit fisici, psichici e sensoriali) ai monumenti, musei, gallerie, scavi di antichità, parchi e giardini monumentali dello Stato. Tale beneficio - secondo quanto specificato - è esteso altresì ad un accompagnatore che può essere un familiare o un operatore dei servizi socio-assistenziali oppure un appartenente alle associazioni di volontariato.

Inefficace e sottilmente demagogico

Sono tetraplegico e non deambulante, utilizzo una carrozzina elettrica per gli spostamenti e nella vita ho sempre lottato per l’affermazione della dignità e della piena cittadinanza delle persone disabili, fino a raggiungere significativi successi dal punto di vista sociale e lavorativo. Sono anche un grande amante dell’arte e un frequentatore assiduo di eventi culturali e di siti dell’inestimabile patrimonio artistico del nostro Paese.

Come tale, dunque, mi permetto di esprimere delle perplessità circa tale provvedimento che, rispetto al risalto attribuito ad esso, mi sembra poco efficace, fuorviante e sottilmente demagogico, per le ragioni che vorrei illustrare.

Innanzitutto, nella maggior parte delle istituzioni museali pubbliche già esistono e vengono applicate esenzioni o agevolazioni, seppure in modo disomogeneo e poco uniforme: alcune volte non paga il disabile, in altri casi non paga l’accompagnatore, ovvero entrambi, oppure ancora viene concesso un biglietto ridotto. Da questo punto di vista un possibile effetto positivo potrà forse essere l’introduzione di princìpi per un’applicazione univoca a tutte le fattispecie che la legge dovrà contemplare (solo quelli in carrozzina? E i non vedenti? E gli psichici, che spesso non hanno disabilità immediatamente percepibili?), fermo restando che le istituzioni culturali private non saranno comunque soggette alle regolamentazioni predette.

Da un punto di vista culturale, poi, un’agevolazione di natura “categoriale” o, per dirla più precisamente, «al solo titolo della minorazione», si configura - a mio parere - come assolutamente stigmatizzante ed emarginante, rafforzativa di quella convinzione, ancora largamente diffusa, che vede il disabile come “un malato”, un essere debole, da assistere e proteggere, più che come una persona, un cittadino al quale la società deve garantire le condizioni necessarie per raggiungere una situazione di eguaglianza formale e sostanziale, come sancito dall’articolo 3 della Costituzione, che tutti affermano di aver così tanto a cuore...

Come passare un po’ di tempo

Recentemente, durante una trasmissione su un’emittente televisiva locale cui ho partecipato, il conduttore - per altro in buona fede, dal suo punto di vista - ci ha ripetutamente definito «persone meno fortunate». Bene, ora almeno avremo la fortuna di entrare gratis ai musei per “passare un po’ di tempo”, visto che, in quanto inabili al lavoro, ne abbiamo di libero in abbondanza....

Ma in realtà non è di questo che abbiamo bisogno. Il vero grave problema che individuo è ancora quello della totale o parziale inaccessibilità di buona parte dei siti artistici e culturali italiani, da imputarsi principalmente al fatto che gli edifici o i luoghi ove sono conservati questi “capolavori” sono antichi e pregevoli e pertanto soggetti a vincoli storico-architettonici che ne rendono difficoltoso l’adeguamento o l’installazione di quanto potrebbe consentire a una persona in carrozzina la visita e la fruizione al pari degli altri visitatori.

Se notevoli passi avanti sono stati fatti in questi anni (mi limito, per restare a Roma, alla perfetta agibilità di strutture storiche come le Scuderie del Quirinale o i Musei del Vittoriano, per non parlare dei fantastici interventi al Colosseo e ai Mercati Traianei), è inconcepibile che altre sedi - e cito per tutte la celebre Galleria Borghese - consentano tuttora una ridotta e difficoltosa accessibilità, a dispetto delle soluzioni che la tecnologia rende disponibili per il superamento delle barriere negli edifici per i quali non è possibili ricorrere a interventi strutturali o di carattere permanente.

L’importanza di un censimento

Di recente, durante un breve soggiorno a Firenze, sono rimasto sconcertato e frustrato dal non poter vedere opere artistiche importantissime (le Cappelle Medicee di Michelangelo in San Lorenzo, la Cappella Brancacci affrescata da Masaccio in Santa Maria del Carmine e gli affreschi di Benozzo Gozzoli in Palazzo Medici Ricciardi), in quanto non accessibili, non mancando tuttavia di ricevere l’offerta - da parte degli addetti alla biglietteria - di due biglietti gratuiti per visitare... tutto il resto!

Non pagare, ma non poter vedere: mi sembra un pericoloso, vorrei dire vergognoso, sistema con il quale si affronta una problematica che richiede impegno, serietà, risorse, capacità tecnica e volontà politica, per tradurre nei fatti quell’auspicio alle pari opportunità per le persone disabili che appare, sempre più spesso, vuota e patetica affermazione.

Egregio Ministro, nel concludere questa nota - spero non inutile - vorrei anche avanzare una proposta che ritengo percorribile: l’effettuazione di un censimento sull’accessibilità di tutti gli edifici e i siti culturali e artistici - attraverso le Sovrintendenze e le strutture periferiche del Ministero - sulla base del quale definire, con il concorso delle associazioni di rappresentanza dei disabili - nello specifico la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e la FAND (Federazione Associazioni Nazionali Disabili) - gli interventi attuabili a breve, medio e lungo termine per rendere fruibile a tutti lo straordinario patrimonio artistico nazionale, reperendo le risorse necessarie a tal fine anche attraverso un “sovrapprezzo” esplicitamente finalizzato dei biglietti dei musei e dei siti archeologici italiani.

Sono convinto infatti che un disabile giapponese o australiano - che ha fatto diecimila chilometri per vedere la Cappella Brancacci di Firenze - ne sarebbe assai più gratificato che dal ricevere un biglietto omaggio!