DM 162 - GIUGNO 2007 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

L’intimità e la sessualità

Intervista a Marcel Nuss

 

Un recente congresso al Parlamento Europeo di Strasburgo si è rivelato utile a mantenere vive le questioni legate alla sessualità e all’affettività delle persone disabili. Tra i principali promotori il francese Marcel Nuss

 

Per il nostro giornale questa intervista altro non è che la continuazione di un lavoro di approfondimento avviato da molti anni sui temi della sessualità e dell’affettività in rapporto alla disabilità, proseguito anche recentemente con un servizio nel 2004 dedicato al progetto degli assistenti sessuali in Svizzera (DM 153, Assistenti sessuali? Parliamone).

Infatti, Marcel Nuss, francese, fondatore e presidente del CHA (Coordination Handicap et Autonomie) ha promosso, qualche mese fa, un incontro a Strasburgo, presso il Parlamento Europeo, intitolato Dipendenza fisica: intimità e sessualità. Vi hanno partecipato, tra gli altri, anche la parlamentare europea Catherine Trautmann, il presidente della Commissione Affari Sociali del Senato Francese Nicolas About e il delegato interministeriale del Governo Francese ai problemi delle persone con disabilità Patrick Gohet, insieme ad altri “addetti ai lavori”.

Di tale appuntamento abbiamo parlato direttamente con Nuss.

 

Signor Nuss, ha mai sentito parlare del servizio svizzero degli assistenti sessuali curato da Aiha Zemp e dedicato alle persone con disabilità? Qualche anno fa la stessa Zemp ci spiegò che tale servizio era sorto per aiutare le persone con disabilità a sviluppare la propria autoconsapevolezza e ad offrire loro maggiori possibilità di relazionarsi con il mondo esterno. Rispetto a tutto ciò, qual è la realtà odierna in Francia?

«Conosco perfettamente il servizio offerto dagli assistenti sessuali svizzeri. Personalmente ritengo che quell’approccio sia corretto perché molto rispettoso delle persone con disabilità, dell’etica e delle costrizioni tanto giuridiche quanto culturali che tutti noi incontriamo nei nostri rispettivi Paesi. È un servizio in linea con la cultura e la mentalità svizzera, che va ben oltre una semplice assistenza sessuale, donde la sua ricchezza e il suo interesse.

Quanto alla Francia, va detto chiaramente che in questo settore da noi non esiste proprio nulla, almeno per il momento. Al di là di iniziative isolate e personali, in cui si rischia sempre di infrangere il codice penale che può assimilare il contatto tra una persona con disabilità e una prostituta al favoreggiamento della prostituzione, non esiste proprio nulla. Fortunatamente, fino ad oggi, questi “reati di umanità” - come potremmo definirli - non sono mai stati perseguiti e tuttavia ritengo che tale situazione non sia più accettabile. Proprio per questo motivo quattro grandi associazioni quali l’HI (Handicap International), l’AFM (Association Française contre les Myopathies), l’APF (Association des Paralysés de France) e il CHA da me rappresentato, hanno deciso di organizzare il congresso che ha avuto luogo nell’aprile scorso al Parlamento Europeo di Strasburgo».

 

Quali erano le vostre aspettative rispetto a questo congresso e perché avete deciso di tenerlo proprio al Parlamento Europeo?

«Abbiamo chiesto e ottenuto di farlo a Strasburgo per una ragione molto simbolica: volevamo infatti organizzare una riflessione sul tema dell’assistenza sessuale a livello europeo, perché ci sembrava essenziale ispirarci alle esperienze dei nostri vicini in Europa per poterle adattare in seguito alla cultura francese. La sessualità, infatti, è soprattutto una questione culturale e quindi per far comprendere adeguatamente che cosa sia l’accompagnamento sessuale, la sua portata, i suoi limiti e le sue caratteristiche, chi meglio di alcuni professionisti del settore, decisi e riconosciuti nel proprio Paese avrebbero potuto guidarci e parlarne ai partecipanti?».

 

Gli assistenti sessuali del servizio svizzero - cui DM ha dato spazio qualche tempo fa - sono stati formati da Nina de Vries, che è stata tra i relatori del vostro congresso. Come mai la scelta è caduta su di lei?

«L’approccio di Nina de Vries ci era sembrato particolarmente pertinente, essendo lei molto vicina all’idea di accompagnamento sessuale che abbiamo noi, come siamo pure vicini alla concezione della già citata Aiha Zemp e di Catherine Agthe, altra persona coinvolta in quel progetto. Credo infatti che esse rappresentino una corrente di pensiero imprescindibile in materia di accompagnamento sessuale e “sensuale”».

 

Nel 2005 è stato invitato a partecipare alle Manifestazioni Nazionali UILDM Jean Pierre Sinapi, regista del film Uneasy riders (Nationale 7), tutto incentrato sui problemi di sessualità di una persona con distrofia muscolare. Conosce quel film?

«Lo conosco bene, ma purtroppo non conosco Sinapi, del quale mi piacerebbe conoscere quale sia stato esattamente il percorso rispetto a questi temi. Uneasy riders, comunque, è un buon film nel suo genere».

 

Dal suo punto di vista è importante che i mass media si occupino del tema della sessualità delle persone con disabilità?

«È senz’altro importante che i mass media sensibilizzino il grande pubblico sulla problematica dell’accompagnamento sessuale, ma ci sono anche dei rischi, derivanti soprattutto dalla propensione a privilegiare l’aspetto sensazionalistico a scapito di quello umano. Ricondurre infatti questa particolare assistenza solo alla sfera sessuale è molto grave e alla lunga anche controproducente, in particolare per chi si avvicina per la prima volta a tali questioni.

I mass media, a mio parere, troppo facilmente estrapolano un argomento dal suo contesto per conservarne soltanto la “faccia sensazionale”, che colpisce o disturba e dunque serve a far “vendere”. Noi invece abbiamo bisogno degli organi d’informazione per sensibilizzare - e del resto l’appuntamento di Strasburgo ha potuto godere di una copertura mediatica molto importante - con molta attenzione, però, a non “uscire di carreggiata”. Insomma, che se ne parli il più possibile, ma a condizione che lo si faccia bene».

 

La sessualità di una persona con disabilità fisica è una questione che va considerata in modo diverso da quella di una persona con disabilità psichica?

«Logicamente sì. Se infatti l’accompagnamento sessuale per una persona in situazione di dipendenza fisica richiede nella sfera erotica qualcuno che agisca per lei, sopperendo anche alla sua mancanza di mobilità, per una persona con disabilità psichica c’è invece la necessità di imparare ad entrare in contatto con il suo corpo, a “domarlo”, integrarlo, adattarlo e controllarlo.

Due approcci, quindi, certamente molto diversi, ma anche complementari».