DM 163 settembre 2007 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

IL MIO DISTROFICO - Frizzi, lazzi e irriverenze sulla DMP

a cura di Gianni Minasso

 

Da qualche tempo si sentiva la mancanza di Distrofik che adesso ritorna in forma smagliante. Oddio, proprio smagliante non si direbbe, ma bisogna anche ammettere che, di fronte ad alcuni problemi, pure la sua proverbiale forza può risultare insufficiente.

Cos’hacca è? accompagna poi l’esordio di una nuova rubrica, dedicata, guarda un po’, a chi distrofico non è. Buon divertimento, se potete. Ci sentiamo presso ilmiodistrofico@uildm.it.

Cos’hacca è?

Fonte www.flickr.com

 

1. Un clamoroso errore di segnaletica (o forse lo scivolo è fuori inquadratura)
2. Anno 2047: anche i disabili in carrozzina possono salire le scale!
3. Le barriere esistono solo nella mente di chi guarda. O no?


(Soluzione: n. 1)

 

Distrofik e Mister Bullo

Un giorno, durante un’elettromiografia il distrofico Matteo Debolini acquista per caso un superpotere: in futuro gli basterà urlare Ipercipikappemia! e una volta al mese, per un minuto, si trasformerà in Distrofik, un forzuto culturista.

 

Ormai disgustato, Matteo Debolini spegne con stizza la TV. L’ennesimo caso di bullismo scolastico ai danni di un alunno disabile viene strombazzato ai quattro venti da tutti i mezzi di informazione. Purtroppo però, depositatosi il polverone, tutto ritornerà come prima e chissà quali nuove vessazioni dovranno subire gli studenti più deboli. Servirebbe un’efficace azione dimostrativa, un forte gesto che serva di lezione a tutti.

Matteo esce di casa, pilota la carrozzina sotto i tigli del vicino parco e qui si ferma a meditare, accarezzato da una tiepida brezza. È venuto il momento di agire.

Nei giorni seguenti il nostro eroe visita alcune scuole e raccoglie informazioni. Alla fine riesce ad individuare l’obiettivo giusto. In una seconda media del quartiere c’è un disabile in carrozzina che viene continuamente tormentato da una ghenga di giovinastri che scaldano i banchi nella sua stessa classe. Il poveretto è oggetto di battutacce cretine e dispettucci idioti, mentre gli altri compagni assistono impassibili al suo martirio.

E così, un bel mattino, Matteo riesce a forzare la sorveglianza dei bidelli (pardon degli “operatori scolastici”) ed entra nel cortile della scuola proprio mentre il bulletto di turno sta tentando di sgonfiare una ruota della carrozzina del povero compagno. Tutti gli altri scolari “normali” assistono impassibili alla scena. Non appena il teppistello e la sua cricca inquadrano Matteo, incominciano a partire frasi di scherno «Ecco un altro impedito!», «Accelera, Schumacher degli handicappati!» e via via insultando. A questo punto un torrente infuocato di rabbia invade il nostro eroe che si avventa verso il gruppetto urlando il suo fatidico Ipercipikappemia!. I ragazzotti assistono terrorizzati all’istantanea metamorfosi: il disabile è sparito e al suo posto una montagna di muscoli li sta sovrastando minacciosa.

A Distrofik basterebbe soltanto una mano per dare una spazzolata da oscar ai balordi bucherellati di piercing, ma cosa accade? Il possente paladino si blocca e, da sotto gli occhiali a specchio, spunta una lacrimuccia. In fondo la colpa non è tutta di questi bambinacci cresciuti troppo in fretta e troppo male. Bisognerebbe andar a stanare genitori, fratelli e sorelle più grandi e magari anche qualche educatore... e a loro sì, si potrebbe annebbiare la zucca a suon di mazzate.

Distrofik si riscuote, dà una pacca sulla spalla dello sfortunato scolaro disabile, gira le poderose spalle e si risiede in carrozzina. Il minuto è trascorso e questa volta non è servito a nulla. La mano di Matteo aziona il joystick verso l’uscita della scuola, mentre alcune rondini volano nel cielo di un malinconico autunno.

 

Riservato ai non-distrofici: il telefono, la tua croce

Indicazioni da ricordare, quando si telefona a un distrofico:

 

1. Siate pazienti e lasciate squillare a lungo: camminare (chi può) e alzare la cornetta (chi riesce) sono azioni che la malattia rallenta alquanto. Anche accendere la carrozzina e schivare il gatto di casa può richiedere del tempo.

2. La cornetta dell’apparecchio fisso, il telefonino o il microfono possono cadere molto facilmente a questi simpaticoni dai muscoli languidi: tenetene conto e siate indulgenti nell’attendere il ripristino di una conversazione interrotta. Anche una repentina diminuzione del volume della voce può essere provocata da questo problema. Se poi a ciò si aggiungono anche rumori o qualche urlo, allora vuol dire che probabilmente il distrofico ancora deambulante dall’altra parte dell’apparecchio è precipitato a terra. Allertate subito i soccorsi.

3. Prestate molta attenzione ai ritmi respiratori di chi utilizza il ventilatore e parlate a tempo debito, osservando adeguatamente gli spazi di silenzio che vi competono. Eviterete così di affannare ancora di più l’ansimante interlocutore.

4. Infine sappiate che sovente il distrofico si farà aiutare a sostenere il telefono da un assistente che così potrà ascoltare tutto quello che dite. Riguardo invece all’utilizzo del sistema viva voce è utile precisare che la legge sulla privacy impone ai carenti di distrofina di avvisare gli interlocutori che orecchie estranee potrebbero captare ogni loro parola.