DM 163 settembre 2007 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Gli studi sulle distrofie miotoniche

di Tiziana Mongini*

 

Si sono confrontati a Milano vari gruppi di studio provenienti da tutto il mondo, che stanno lavorando per trovare la cura delle distrofie miotoniche, tra cui la più diffusa forma di Steinert. Le novità e le prospettive

 

Una tra le più complesse malattie del muscolo, la distrofia miotonica, è stata al centro dell’interesse dei ricercatori di tutto il mondo durante tre intense giornate di lavoro organizzate da Giovanni Meola, della Clinica Neurologica dell’Università di Milano (sede di San Donato Milanese), nell’ambito degli incontri del Consorzio Internazionale su questa malattia.

La variabilità delle miotonie

Le novità più importanti emerse dal convegno - che ha coinvolto direttamente anche i pazienti e le associazioni che li rappresentano - riguardano una più precisa definizione del meccanismo patogenetico sia della forma più diffusa, la distrofia miotonica di tipo 1 o malattia di Steinert, sia della più recente PROMM o distrofia miotonica prossimale di tipo 2. Entrambe sono causate da un’“espansione” di sequenze di DNA in loci genetici differenti e comportano un’eccessiva produzione di RNA messaggero; questo interferisce con numerosi altri siti genici, che oggi sono più definiti e in grado di spiegare i vari sintomi lamentati dai pazienti.

È stata confermata anche nelle casistiche di altri Paesi l’ampia variabilità del tipo e della gravità di espressione nei singoli individui, per cui è necessario nella pratica clinica disegnare schemi di trattamento personalizzati, con particolare attenzione alla prevenzione cardiologica e respiratoria; quando è necessario, poi, emerge in modo sempre più definito anche la necessità di supportare gli aspetti cognitivi e comportamentali.

Farmaci e terapie

Per quanto riguarda gli studi terapeutici, la mexiletina - farmaco già utilizzato da tempo per contrastare il fenomeno miotonico (cioè il mancato rilasciamento dopo una contrazione del muscolo) - è utile e sicura al dosaggio di 200 mg tre volte al giorno per attenuare la sensazione di rigidità e di “blocco” muscolare, ma non riesce a fermare la progressiva perdita di forza.

Ancora sospeso, poi, è il giudizio definitivo sul promettente farmaco composto da fattori di crescita correlati all’insulina (IPLEX™): Richard Moxley (Rochester, USA) ha illustrato lo studio di sicurezza e tollerabilità in due gruppi di pazienti con DM1, che ha dimostrato l’assenza di effetti collaterali o avversi. È ora in corso lo studio sull’efficacia del farmaco. Da quanto è emerso, è possibile che almeno alcuni aspetti della malattia possano trarre vantaggio da questa terapia, per ora non prescrivibile al di fuori di uno studio terapeutico sperimentale. Si attendono quindi i risultati definitivi per il 2008.

Decisamente interessanti - anche se più lontani nell’applicazione sul campo - i risultati degli studi terapeutici sperimentali con correzione del meccanismo di espansione dell’RNA (terapia genica con oligonucleotidi antisenso), per ora efficace in vitro e nei topolini, da cui si auspica arrivi davvero la cura definitiva della distrofia miotonica.

L’importanza, dunque, di collaborare tutti assieme - pazienti compresi - per poter ottenere da subito i sicuri vantaggi potenziali di un giusto trattamento: questo uno dei messaggi fondamentali emersi durante il convegno.

 

*Centro Malattie Neuromuscolari “P. Peirolo”, Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino.