a cura di Barbara Pianca
Il ministro della Salute Livia Turco ha presentato in luglio la propria relazione sull’applicazione della Legge 40/2004, che regolamenta la procreazione medicalmente assistita ed entro breve procederà alla revisione delle linee guida
Continua a far discutere la Legge 40 del febbraio 2004 sulla procreazione medicalmente assistita, dopo aver superato indenne il referendum abrogativo del giugno 2005.
Già seguita a lungo dalla nostra rivista (si vedano Libertà di ricerca senza prevaricare, in DM 152, Si va al referendum, in DM 153, Silenzi assordanti, in DM 155), la normativa, vale la pena ricordarlo, ammette le tecniche di fecondazione artificiale solo in caso di sterilità o infertilità e in assenza di altri metodi terapeutici. La condizione di malattia genetica non è considerata di per sé sufficiente alla candidatura senza l’infertilità o la sterilità. Inoltre, non sono ammessi donatori di seme esterni alla coppia (divieto di fecondazione eterologa) e sono vietate anche la sperimentazione e la clonazione degli embrioni a scopo di ricerca. L’impianto, infine, è ammesso per un massimo di tre embrioni.
La Legge 40 è entrata in vigore durante il governo di centrodestra presieduto da Silvio Berlusconi e l’attuale Governo Prodi di centrosinistra, in carica dal 17 maggio 2006, non ha modificato il testo normativo. Il ministro della Salute Livia Turco è ora incaricata - secondo quanto prescrive la stessa legge - di aggiornarne le linee guida. Tale opportunità suscita negli oppositori della norma la speranza di un intervento che riguardi anche i contenuti.
Turco ha risposto sottolineando il “tecnicismo” del proprio ruolo di ministro, privo di autonoma iniziativa politica: «Sbagliava chi riponeva nelle linee guida aspettative eccessive e le considerava uno strumento per voltare pagina. La struttura della Legge 40 è molto rigida. Sono norme che non lasciano margine all’interpretazione. Per stravolgerle ci vuole il Parlamento, non io».
Così ha dichiarato il ministro ai giornalisti, sostenendo inoltre che la Legge 40, per quanto opinabile, ovvia ad un vuoto legislativo cui non si può più tornare. Turco ha ricordato infine che il programma della coalizione di governo non fa riferimento esplicito alla modifica delle disposizioni sulla procreazione medicalmente assistita.
Il 2 luglio 2007, dunque, il ministro ha trasmesso al presidente del Senato, Franco Marini, e a quello della Camera, Fausto Bertinotti, la Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 40, presentando i dati ufficiali del Registro Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità, relativi all’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita effettuate nel 2005 in Italia.
Confrontando questi dati con quelli del 2003 - anno in cui la Legge 40 non era ancora in vigore - va subito rilevato, come ha sottolineato anche il ministro nella sua relazione, che dopo l’applicazione della nuova norma si è verificata, in termini percentuali, da una parte una diminuzione delle gravidanze ottenute e dall’altra un aumento di quelle fallite, oltre che una crescita di parti plurimi. Da segnalare anche il numero considerevolmente aumentato delle pazienti.
Turco ha voluto anche riportare all’attenzione il tema della migrazione all’estero da parte di numerose coppie che non potrebbero rientrare nelle fattispecie ammesse in Italia e che pur vorrebbero ricorrere alla procreazione assistita.
Sempre dalla Relazione emerge inoltre una situazione di eterogeneità nella penisola, dove esistono centri di secondo e terzo livello che svolgono pochissime procedure all’anno, con una distribuzione di centri pubblici e privati difforme tra il Nord e il sud del Paese.
Perché abbiamo parlato di dati in termini percentuali? Semplicemente perché il confronto numerico tra le cifre del 2003 e quelle del 2005 può indurre a qualche confusione. Infatti, mentre l’analisi precedente veniva effettuata su 120 centri, questi, nel 2005, sono diventati 169. Il numero assoluto di gravidanze riuscite è aumentato quindi nel 2005 (6.236 contro 4.807), ma trasformato in punti percentuali e tenendo conto del maggior numero di centri esistenti, si deve calcolare una perdita pari a 1.041 gravidanze. E in ogni caso, solo a voler considerare i 96 centri rilevati in entrambe le occasioni, si registra comunque una diminuzione, sia in termini assoluti (da 4.257 a 3.626) che percentuali (dal 25,4% al 22,7%).
Il ministro Turco ha espresso alcune perplessità circa l’utilità stessa dei dati raccolti, limitati dalle normative sulla privacy, per superare le quali occorrerebbe un provvedimento legislativo ad hoc: «Utilizzare dati solo in forma aggregata permette infatti di descrivere il fenomeno, ma non permette di formulare alcuna inferenza sulle osservazioni effettuate, in termini di sicurezza ed efficacia delle tecniche utilizzate».
Al momento in cui scriviamo è previsto un incontro del ministro della Salute con la XII Commissione della Camera (Affari Sociali), incaricata di occuparsi della Legge 40. Poi, presumibilmente entro la fine di ottobre, Turco ha assicurato che procederà alla modifica delle linee guida.
Solo allora, quindi, potremo sapere se verranno apportati cambiamenti sostanziali a qualche disposizione della Legge 40, anche se le premesse, legislative e politiche, che abbiamo qui brevemente analizzato, sembrano più orientate verso la difesa dello status quo.