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Esperimenti sull'uomo

di Gian Antonio Danieli

Inizieranno entro la fine dell'anno gli esperimenti di terapia genica su ragazzi affetti da distrofia di Duchenne: questa è la notizia clamorosa con cui si apre il 1998. Ed è una notizia che molti attendevano con ansia, riluttanti ad aspettare i tempi lunghi della sperimentazione biologica e medica.

La decisione di iniziare gli esperimenti sull'uomo è arrivata piuttosto inattesa. Anche negli ambienti scientifici molti la ritengono prematura. Tuttavia l'autorevole MDA (la Muscular Dystrophy Association statunitense) ha ritenuto opportuno finanziare il progetto di Jerry Mendel (Ohio State University Medical Center), in collaborazione con Jeffrey Chamberlain dell'Università del Michigan.

Si tratta di uno studio preliminare, rivolto alla valutazione della sicurezza del procedimento di somministrazione dei virus ricombinanti che veicolano un gene distrofina di dimensioni ridotte. Il virus che verrà utilizzato è un adenovirus modificato, originariamente sviluppato nei laboratori del Baylor College a Houston da Tom Caskey e da Paula Clemens.

Questo vettore verrà sperimentato su dodici ragazzi tra i cinque e i sette anni, scelti in un gruppo di trentasei soggetti che attualmente vengono seguiti attentamente dal punto di vista biochimico e clinico, in modo da valutare accuratamente il decorso della malattia.

Nonostante si tratti della prima sperimentazione sull'uomo della terapia genica della distrofia di Duchenne, siamo ancora in uno stadio preliminare rispetto a una somministrazione a fini terapeutici. Infatti, la sperimentazione di cui si sta parlando intende, per il momento, verificare se la semplice introduzione dei virus nel muscolo non determini reazioni dannose impreviste. Soltanto dopo aver chiarito questo aspetto si potrà procedere con altri esperimenti, per valutare se il gene introdotto funzioni a dovere, per quanto tempo riesca a produrre distrofina, se la distrofina prodotta riesca a rimettere in sesto la cellula muscolare malata, ed infine, se si ottengano in questo modo miglioramenti significativi in termini di forza muscolare.

L'organizzazione "Parent Project", molto attiva negli Stati Uniti e presente anche in Italia, nel gennaio scorso ha rilasciato un comunicato da cui traspare un certo scetticismo e qualche perplessità sull'iniziativa dell'MDA. Va tuttavia ricordato che l'MDA ha investito recentemente oltre tre milioni di dollari nell'Institute for Human Gene Therapy all'Università di Philadelphia, diretto da James Wilson, e che lo stesso Jerry Lewis ha affermato che "è ora di muoversi dai laboratori verso l'applicazione clinica delle scoperte".

Anche in Francia le cose si stanno muovendo nella stessa direzione: la Transgene ha compiuto per conto dell'AFM (la "UILDM francese") studi molto dettagliati sia su cellule in vitro che su cani distrofici. Si parla del possibile avvio di una sperimentazione su sei pazienti di diciotto anni, verosimilmente entro la fine del corrente anno. In questo caso la sperimentazione avverrebbe con DNA "nudo" (ossia senza l'aiuto di virus) e si proporrebbe di valutare le condizioni di somministrazione, la presenza di eventuali risposte immunitarie dei soggetti trattati e la registrazione di eventuali modificazioni della forza muscolare.

In Italia, sebbene non siano previsti per il momento esperimenti sugli ammalati, la ricerca in questo settore procede in modo più che soddisfacente: Telethon ha finanziato cinque progetti molto competitivi nel settore della terapia genica, per un totale di 650 milioni. Inoltre, una delle sei linee di ricerca del TIGET (l'Istituto Telethon per la terapia genica) riguarda specificamente la terapia genica di malattie muscolari. Tutte queste ricerche hanno già prodotto risultati molto interessanti in due direzioni: una riguarda la possibilità di curare le cellule muscolari al di fuori dell'organismo, per poi reimpiantarle nei muscoli lesionati, l'altra di preparare degli involucri non-virali per la somministrazione del DNA, in modo da aumentare l'efficienza del trattamento ed eliminare del tutto i rischi impliciti nella somministrazione di virus.

Sono passati dieci anni da quando Federico Milcovich, pochi mesi prima di lasciarci, aveva annunciato, raggiante di felicità, la scoperta del gene distrofina. Moltissima strada è stata percorsa: lo testimonia il fatto che stiamo entrando finalmente nella fase della sperimentazione sugli ammalati. Ciò non deve generare troppi entusiasmi, ma deve dare a tutti il segno che la ricerca in questo settore procede in modo sistematico, molto seriamente e con grande impegno di uomini e di mezzi.

Articolo tratto da DM 129 (febbraio 1998) - DM è il periodico dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare Direzione Nazionale. Ha sede in Via P.P. Vergerio 19 - 35126 Padova. Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249. E-mail redazionedm@eosservice.com