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Alcune domande sulle miopatie

L'intervista che qui pubblichiamo - tratta dal periodico "VLM" (n. 54, luglio-agosto 1993) - è rivolta a Claire Hamon, direttore generale dell'Associazione Francese contro le Miopatie (AFM).

Quando si parla degli esperimenti di terapia genica, quasi sempre vengono citati i "retrovirus". Di che cosa si tratta?

I retrovirus sono dei virus il cui materiale genetico è l'RNA (acido ribonucleico). Essi codificano un enzima, la transcrittasi inversa, che è in grado di sintetizzare il DNA copiandolo da una sequenza di RNA (o "retrotrascrivere"). Questo procedimento è l'opposto di ciò che avviene normalmente nelle cellule, dove l'RNA viene sintetizzato copiandolo dal DNA (trascrizione). I retrovirus prendono il loro nome dal procedimento di retrotrascrizione che sono in grado di compiere.

Prima che una nuova terapia venga provata su esseri umani, avviene sempre una sperimentazione sugli animali. Per quanto riguarda la distrofia muscolare di Duchenne/Becker, sappiamo quale vantaggio abbia portato il poter disporre di topi mdx.

Ma questo significa che per ogni malattia geneticamente determinata è necessario disporre di un modello animale specifico? Si parla di "animali transgenici" come di una grande risorsa in questa direzione. Che cosa si sta facendo in questo campo?

Ogni malattia corrisponde necessariamente a un modello animale particolare, che può corrispondere ad animali già presenti in natura oppure ottenuti in alcuni allevamenti (come ad esempio i conigli con ipercolesterolemia, cani con emofilia o miopatia, topi con malattie neurologiche, metaboliche o della muscolatura scheletrica ecc.). I metodi dell'ingegneria genetica consentono di ottenere in modo abbastanza semplice degli animali in cui è alterato proprio quel gene la cui mutazione comporta nell'uomo una data malattia ereditaria. Questi vengono detti "animali transgenici" e costituiscono il modello più adeguato per studiare la patologia umana. Essi rappresentano quindi una grande risorsa per accelerare la ricerca sulla patogenesi di una data malattia (ossia sui vari passaggi che dal difetto molecolare portano alla sua manifestazione visibile) e quindi sulle terapie possibili (in quanto, compresa la natura del difetto, si può immediatamente cercare di porvi rimedio con un farmaco adeguato).

In genere sono necessari uno o due anni per "creare" un topo transgenico. Se il topo ottenuto è in grado di riprodursi, si passa all'allevamento industriale in meno di un anno e da quel momento è possibile fornire tali animali da esperimento ai laboratori interessati.

Quanto tempo ci vuole in media per passare dall'identificazione di un gene alla conoscenza delle sue diverse funzioni?

Una volta identificato un gene, bisogna ricostruire la sequenza proteica (successione degli aminoacidi) a partire dalla sequenza di DNA. Una rapida ricerca nelle banche dati permette poi di sapere se la proteina prodotta da quel gene sia identica o simile a una proteina già nota. Se si tratta di una nuova proteina, bisogna isolarla, purificarla e caratterizzarne la struttura e le funzioni. E' estremamente difficile stimare il tempo necessario per concludere questo studio. Basterà dire che ancora non si conoscono completamente le funzioni e le proprietà dell'insulina, una proteina scoperta oltre 50 anni fa, ma ciò non impedisce che già da molti anni il diabete sia una malattia curabile.

Oggi la tecnica del knock-out, che permette di alterare l'espressione di un dato gene nel topo, mediante transgenesi, e di osservare le modifiche fisiologiche che ne risultano, dovrebbe accelerare di molto la scoperta delle funzioni di molti prodotti genici.

Sono stati descritti effetti secondari negli animali, conseguenti alla terapia genica?

Le situazioni sono diverse, a seconda del gene trasmesso e del vettore utilizzato. Per quanto riguarda la distrofia muscolare non sono emersi finora gravi effetti collaterali.

A quando la nascita di Genethon 2? Quali saranno i suoi obiettivi e i suoi mezzi?

All'inizio dell'anno prossimo, Genethon 1 avrà chiuso il suo ciclo: tre anni, durata per la quale era previsto. Il Genethon ha raggiunto i suoi obiettivi: creare gli strumenti necessari per trovare i geni responsabili delle malattie. Ha condotto a termine la sua missione evidentemente grazie a Daniel Cohen, Jean Weissenbach e Charles Auffray, rispettivamente direttori scientifici della carta fisica, della carta genetica e del progetto Genexpress.

Genethon 2 sta per nascere. Le operazioni preliminari sono in corso. Si tratta di creare un'impresa per il clonaggio posizionale che punti a ridurre di dieci volte il tempo di identificazione di un gene.

Ricordiamo alcuni elementi di base: la lotta contro le malattie C0S.genetiche consiste innanzitutto nella ricerca di un gene errato. Bisogna sapere su quale cromosoma si trova. E' la tappa della localizzazione. Poi bisogna conoscere precisamente la sua posizione e la sua struttura. E' la fase dell'identificazione.

Attualmente, 600-700 geni sono stati localizzati nel mondo intero. Sappiamo ormai localizzare i geni in pochissimo tempo. L'identificazione richiedeva ieri 6 anni. Oggi ne occorrono ancora 3 o 4. Genethon 2 concentrerebbe, in uno stesso luogo, competenze scientifiche, materiale e probabilmente nuovi partner (stati, organismi e industrie private). Il suo obiettivo: identificare i geni il più rapidamente possibile. Intravediamo anche un Genethon 3. Permetterebbe di capire il ruolo dei geni e dunque di accelerare ancora la messa a punto delle terapie. Per intravedere questi Genethon 2 e 3 ci occorrono i fondi necessari. Contiamo perciò sui prossimi risultati di Téléthon. Se la generosità dei francesi ci permetterà di raccogliere 400 milioni di franchi, metteremo a punto uno strumento straordinario capace di tener testa ai migliori laboratori americani.

(1-continua)

Articolo tratto da DM 110 (maggio 1993) - DM è il periodico dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare Direzione Nazionale. Ha sede in Via P.P. Vergerio 19 - 35126 Padova. Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249. E-mail redazionedm@eosservice.com