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Il convegno di Tucson sulla terapia genica

Circa trenta tra i migliori esperti al mondo di terapia genica per le distrofie di Duchenne e di Becker hanno partecipato nel novembre scorso all'incontro internazionale di Tucson, in Arizona, organizzato da MDA e AFM, le associazioni statunitense e francese che lavorano contro la distrofia.

La maggior parte delle ricerche di cui si è riferito riguardano la manipolazione dei virus per renderli vettori più sicuri per il trasporto di geni terapeutici.

Numerosi progressi si sono avuti nella conoscenza della struttura e delle funzioni degli adenovirus e dei loro geni e proteine. Ora si conosce meglio il modo in cui gli adenovirus si legano alla superficie di diversi tipi di cellule, incluse quelle muscolari, per poi penetrare e rilasciare il bagaglio genetico nel nucleo. Si è scoperto anche che gli adenovirus hanno quattro regioni in cui vi sono geni per proteine associate a specifiche funzioni.

Finora gli scienziati sono riusciti a rimuovere parte dei geni del virus in modo da poter inserire piccole versioni del gene della distrofina chiamate minigeni. Alcuni ricercatori stanno studiando infatti la possibilità di rimpicciolire il gene della distrofina (particolarmente grande e difficile da inserire in un virus), mantenendo le sezioni più importanti del gene stesso, che sono alle estremità, e restringendo la zona centrale. Non è comunque ancora chiaro se questi minigeni possano equivalere alla distrofina, anche se sono certamente preferibili all'assenza di essa.

Importanti scoperte sono state presentate in riferimento alla risposta immunitaria a interventi di terapia genica mediante virus. Le cellule invase da un essere estraneo, come un virus, innescano una reazione immunitaria che porta alla loro distruzione (al fine di proteggere l'intero organismo) e alla loro sostituzione. Negli esperimenti di trapianti genici su animali mediante virus, si era infatti rilevato che misteriosamente, dopo un certo tempo, non era più presente il nuovo gene e nemmeno le proteine da esso prodotte, ed è stato molto importante appurare che ciò non era dovuto alla scomparsa dei geni trapiantati, ma all'azione del sistema immunitario, alla distruzione cioè delle fibre muscolari su cui aveva agito il virus e alla loro sostituzione con altre prive del nuovo gene.

Per risolvere il problema si stanno tentando strade diverse: quella farmacologica con uso di varie sostanze come la ciclosporina (che però non ha dato esiti incoraggianti) o la ciclofosmamide; quella della manipolazione dell'adenovirus, cercando di eliminare le proteine responsabili della risposta immunitaria; quella di Martin Lee, dell'istituto Roussy in Francia, che, identificato un gene di adenovirus che neutralizza la risposta immunitaria al virus stesso, sta sperimentando le sue funzioni e osservando geni simili.

Si sta studiando poi la possibilità (in una prospettiva di diagnosi sempre più precoci, necessarie ad un'efficace terapia genica) di ottenere una tolleranza immunitaria permanente alle proteine estranee, fornendo un adenovirus a neonati o a feti che, come si sa, tollerano gli invasori meglio che gli individui più vecchi, anche se, non avendo appunto un sistema immunitario maturo, sono esposti al rischio di essere seriamente colpiti dall'infezione virale.

Parte della conferenza è stata dedicata ad un altra forma di terapia genica, attualmente allo studio, la quale prevede non l'inserimento di un nuovo gene, ma il tentativo di aumentare la quantità di distrofina (che è prodotta in una certa quantità dalla maggior parte dei malati) e di utrofina, una proteina scoperta alcuni anni fa, simile alla distrofina, il cui gene risiede nel cromosoma 6, sano in tutti i pazienti Duchenne e Becker.

Prossimo appuntamento a Parigi verso la fine del 1995.

Articolo tratto da DM 117 (febbraio1995) - DM è il periodico dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare Direzione Nazionale. Ha sede in Via P.P. Vergerio 19 - 35126 Padova. Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249. E-mail redazionedm@eosservice.com