UILDM - Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Visita anche:

HandyLex

superando.it

A San Giuliano sulla genetica

a cura della redazione scientifica di DM

Molti i temi trattati a San Giuliano Terme, nel corso del tradizionale incontro della Commissione medico-scientifica UILDM con i pazienti e i loro familiari, all'interno dell'Assemblea nazionale dell'associazione. Si tratta di un importante servizio non sempre adeguatamente sfruttato dai soci dell'associazione.

Interessanti anche le domande riguardanti la genetica, che qui di seguito presentiamo.

A che punto è la ricerca sulla distrofina? Si sente parlare di un gene più piccolo che però funzionerebbe parzialmente...

Si tratta del minigene: da un paio d'anni si sta infatti cercando di identificare un segmento del gene distrofina capace di funzionare non in maniera perfetta, ma tale da dare una distrofina parzialmente funzionante. Si cerca cioè di avere un gene accorciato perché i vettori disponibili non hanno una capacità tale da riuscire a trasportare nelle cellule malate l'intero gene distrofina, che è molto grande.

Accanto a questa linea di ricerca, ve ne sono attualmente altre due portate avanti da diversi laboratori nel mondo: il tentativo di costruire vettori più capaci e la ricerca di vettori non virali.

Sembra anche che negli Stati Uniti si sia riusciti a costruire un vettore molto capiente capace di portare tutto il gene distrofina, e questo sarebbe di prossima sperimentazione.

La recente localizzazione del gene responsabile dell'amiotrofia spinale che prospettive apre nell'immediato?

Bisognerà aspettare almeno un anno per capire esattamente le funzioni di questo gene, della proteina interessata e del difetto, prima di sapere se per la terapia le prospettive saranno a breve o a lungo termine.

Questa scoperta, comunque, ha già delle conseguenze pratiche importanti come la possibilità di diagnosi precise della malattia, dei portatori ed eventualmente di diagnosi prenatali.

Alcuni tipi di distrofia a carattere ereditario dominante, come la forma facio-scapolo-omerale, pur presentando il difetto genetico, spesso non si manifestano con una evidenza clinica o lo fanno in età molto avanzata. A che punto sono gli studi su tale aspetto?

Si tratta del fenomeno cosiddetto della "penetranza incompleta" che solo oggi si sta cominciando a studiare.

Tipico caso di malattia con penetranza incompleta è anche la miotonia di Steinert ove c'è anche un fenomeno di "anticipazione" della malattia nelle diverse generazioni. Si conosce il tipo di mutazione che è dovuta ad un'espansione variabile di segmenti che sono in coda al gene, in triplette che sono in numero maggiore o minore. Possono però entrare in gioco sia fenomeni dovuti all'interferenza con lo sfondo genetico, cioè con caratteristiche genetiche individuali, sia fattori relativi alla struttura del gene.

Non c'è comunque una regola generale: in alcuni casi si tratta di riarrangiamenti del gene, in altri di cause del tutto diverse.

La classificazione delle amiotrofie spinali in tipo I II e III è così rigida o esistono delle forme intermedie classificate in altro modo?

Effettivamente il confine tra la forma II e la forma III è abbastanza ampio ed esistono molte forme con caratteristiche intermedie tra un tipo e l'altro.

In molti casi probabilmente vi è un'origine genetica comune, ma l'espressione e il quadro clinico sono leggermente diversi. L'esatta caratterizzazione e la classificazione delle amiotrofie spinali è in effetti un aspetto cui ancora si sta lavorando, alla luce della scoperta del difetto genetico, che è recentissima.

Esiste comunque una nuovissima proposta di classificazione delle amiotrofie, non ancora in uso, più precisa e basata su un sistema numerico decimale.

Quali sono i rischi per una coppia, in cui la donna sia sana e il maschio affetto da distrofia dei cingoli, di trasmettere la malattia ai figli?

E' necessaria una premessa: un 10% circa di casi diagnosticati clinicamente come distrofia dei cingoli si sono poi rivelati alla luce di indagini molecolari come casi di distrofia di Becker.

La diagnosi deve essere precisa perché diverse sono le conseguenze in termini di previsione sulle future nascite. Se le analisi escludono la forma Becker, le probabilità di avere un figlio ammalato da un'unione con una donna sana che non abbia in famiglia casi di distrofia dei cingoli sono di circa l'1% per ogni gravidanza.

E per quanto riguarda la trasmissione della distrofia di Becker?

Per la distrofia di Becker non ci sono problemi nella prima generazione: figlie e figli sono senza alterazioni muscolari tranne rarissimi casi in cui figlie di pazienti Becker, che sono comunque tutte portatrici, manifestano dei sintomi, quasi mai gravi. Il problema si pone nella generazione successiva: per le figlie portatrici c'è una probabilità su quattro di avere un figlio maschio ammalato.

E' anche possibile (ma sono casi estremamente rari) che nella stessa famiglia il gene ereditato Becker dia luogo a una forma più grave, per cui è opportuno, nella seconda generazione, fare le dovute analisi per escludere questa eventualità.

E' comunque necessario ribadire che in certi casi definiti in origine Becker - perché la biopsia aveva dimostrato alterazioni a livello muscolare della distrofina - si è poi invece accertato per mezzo di approfondite analisi molecolari che in realtà i cromosomi X non c'entravano, per cui ci si trovava di fronte a miopatie da proteine associate alla distrofina, cioè a malattie autosomiche, con una modalità di trasmissione completamente diversa, in quanto i soggetti affetti sono sì tutti portatori, ma hanno il rischio di avere un figlio malato solo da unioni con un'altra persona che abbia lo stesso gene.

Non ci si può più dunque basare, per la diagnosi di certe malattie neuromuscolari, solo sulla biopsia, ma la situazione va indagata (al momento attuale non mancano le tecniche e i centri di riferimento) in modo approfondito a livello molecolare.

Articolo tratto da DM 119 (agosto 1995) - DM è il periodico dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare Direzione Nazionale. Ha sede in Via P.P. Vergerio 19 - 35126 Padova. Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249. E-mail redazionedm@eosservice.com