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Clonazione e diritti umani

di Gian Antonio Danieli

Le notizie sugli animali clonati si sono susseguite negli ultimi tempi a ritmo incalzante: prima la pecora Dolly, poi le due scimmiette statunitensi, infine i vitelli.

Credo sia utile fornire alcune precisazioni tecnico-scientifiche. Nel caso della pecora Dolly, ossia dell'esperimento più "rivoluzionario" tra quelli citati, il nucleo di una cellula somatica (nel caso specifico di una cellula di ghiandola mammaria) è stato trapiantato in un ovocita privo di nucleo e ciò ha avviato un processo di normale sviluppo embrionale, come accade dopo una normale fecondazione.

E' vero che la cellula ricevente non aveva più il proprio patrimonio genetico nucleare, ma essa conteneva migliaia di mitocondri, ciascuno dei quali con un proprio DNA, la cui informazione genetica è assolutamente fondamentale per garantire il corretto svolgimento delle funzioni cellulari. Quindi, il nuovo individuo clonato ha i geni cromosomici del donatore del nucleo e i geni mitocondriali del donatore del citoplasma. Soltanto se anche questi ultimi derivassero dallo stesso donatore si potrebbe parlare di vera e propria clonazione, che necessariamente sarebbe possibile solo per individui di sesso femminile, in quanto in grado di fornire ovociti.

Se il nuovo individuo fosse davvero "geneticamente identico" al donatore (non mi piace chiamarlo genitore), sia per il DNA cromosomico che per quello mitocondriale, ci troveremmo di fronte ad una situazione di "gemellarità differita".

Tutti sanno che i gemelli, nonostante si somiglino molto, non sono perfettamente identici, anche se condividono molte caratteristiche biologiche e predisposizioni a determinate malattie. Soprattutto non sono identici per quanto riguarda il pensiero, la personalità, la cultura, non sono mai dei "replicanti", ma due persone diverse.

E' infatti praticamente impossibile che nel corso dello sviluppo e della vita due individui, anche se geneticamente identici, abbiano nello stesso momento le medesime esperienze immunologiche, si nutrano in modo identico, incontrino nello stesso momento le stesse persone, abbiano insomma una vita identica.

Nel caso di un gemello "differito", il solo fatto di vivere in un altro contesto temporale gli farebbe acquisire notevolissime differenze dal donatore, per quanto riguarda pensiero, personalità e comportamento, pur mantenendo egli una certa somiglianza nelle caratteristiche somatiche.

Bisogna aggiungere poi che prelevare un nucleo di una cellula somatica non garantisce assolutamente che esso sia identico a quello che ha dato origine all'individuo, in quanto il processo di mutazione e di ricombinazione - nelle cellule somatiche - è molto attivo, come è dimostrato purtroppo dall'insorgenza spontanea dei tumori. E' quindi molto improbabile che il patrimonio genetico del nucleo trapiantato sia assolutamente identico a quello che ha dato origine all'individuo donatore.

A questo punto è giusto chiedersi se, a parte le apparenze fantascientifiche, l'esperimento abbia fornito dati scientifici rilevanti. La risposta è sì. Questo esperimento ha dimostrato che anche nei mammiferi (negli anfibi un procedimento analogo era stato eseguito con successo oltre 25 anni fa) il nucleo di una cellula specializzata, se messo in un diverso "ambiente" di citoplasma, è capace di ripartire da zero. Ciò dimostra in modo incontrovertibile il ruolo fondamentale del citoplasma nella regolazione dell'espressione dei geni nel corso dello sviluppo.

I geni sono come i tasti del pianoforte ed è il citoplasma - ossia l'ambiente intracellulare - che li suona. E all'ambiente intracellulare arrivano segnali dall'esterno della cellula, in grado di "accendere" o "spegnere" determinati geni. L'esperimento di cui tanto si è parlato (e mi sembra strano che nessuno se ne sia accorto) costituisce il colpo più duro finora messo a segno contro gli assertori di un rigoroso determinismo genetico, che predicano ossessivamente di come tutto sia preordinato e guidato dai geni, in un complicatissimo marchingegno che lascia pochi gradi di libertà. Per riprendere l'esempio del pianoforte, secondo i sostenitori di tali teorie i tasti (i geni) suonerebbero una musica rigidamente preordinata, come in un organetto.

Mi ha francamente colpito ciò che ho letto in questo periodo sui giornali italiani e stranieri. Sono stati evocati scenari allucinanti. Oltre alla patetica possibilità di clonazione di schiere di individui biologicamente uguali (ma a che scopo?), è stata ventilata la potenziale applicazione della scoperta per la riproduzione di un individuo ai fini di mantenere intatto il suo patrimonio economico o - prospettiva ben più nefanda - per poter disporre di una riserva di organi da trapianto perfettamente compatibili. Il tutto ha generato una tale ostilità nel pubblico da spingere il governo britannico a tagliare i finanziamenti al laboratorio di Edimburgo e il presidente degli Stati Uniti Clinton a promettere rigorose misure di controllo sugli esperimenti in corso.

Non sono certo le misure restrittive a fermare il progredire di esperimenti che richiedono tecnologie molto semplici e sono quindi alla portata di numerosissimi laboratori. Mi stupisce invece che, a parte qualche generico richiamo alla bioetica, non si sia spesa una parola sulla necessità di alzare il livello dell'attenzione non tanto su ciò che si fa nei laboratori (che pure è atto importante), ma sulla progressiva erosione dei diritti umani, realizzata nei fatti, nonostante pompose enunciazioni di principio. Viceversa, di fronte al progredire sempre più veloce della tecnologia, che offre soluzioni nuove a cui siamo ovviamente impreparati, è indispensabile porre al centro della discussione se ed in quale misura una specifica innovazione sia compatibile con i principi di eguaglianza dei diritti tra tutti gli esseri umani e del rispetto della persona. Soltanto una società nella quale nella prassi quotidiana si combatta contro le diseguaglianze e in difesa dei soggetti più deboli può avere la forza di resistere alle tentazioni di soluzioni "scientifiche" apparentemente attraenti, ma potenzialmente devastanti.

Lo sterminio di sei milioni di persone non sarebbe stato possibile (è questa anche la tesi di D. Goldhagen) se il tessuto sociale della Germania nazista (e in parte dell'Italia fascista) non avesse largamente condiviso i concetti della diseguaglianza razziale propagandati dal regime. E' quindi opportuno sottolineare che in ogni società è la politica che guida la tecnologia e la scienza, ed è sempre la politica ad accettarne o a rigettarne le soluzioni "tecniche" disponibili. E' assolutamente fuorviante l'immagine degli "scienziati folli" che nel segreto dei laboratori si divertono a "costruire mostri". La ricerca scientifica è un investimento molto costoso che i Paesi più ricchi fanno per garantire il proprio sviluppo. In alcuni Paesi molti investimenti vanno alla ricerca scientifica (anche biologica) per scopi militari e i risultati di tali ricerche sono poco noti o del tutto ignoti anche alla comunità scientifica internazionale.

Personalmente sono molto più preoccupato dalle prospettive di queste ricerche che da quelle della clonazione delle pecore. Ma certamente un campanello di allarme è suonato anche nel mio cervello quando ho saputo dell'esperimento sulle scimmie, che chiaramente non sono animali di interesse zootecnico. Sarebbe interessante, a tal proposito, conoscere chi ha finanziato tale ricerca. Ci aiuterebbe a capire in quale direzione stiamo andando e chi guida l'autobus (o meglio "l'arca di Noè").

Articolo tratto da DM 126 (maggio 1997) - DM è il periodico dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare Direzione Nazionale. Ha sede in Via P.P. Vergerio 19 - 35126 Padova. Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249. E-mail redazionedm@eosservice.com