a cura di Filippo degli Uberti
Sono stati recentemente pubblicati sulla rivista "Annals of Neurology" i risultati di uno studio clinico su più di duecento pazienti con distrofia facio-scapolo-omerale e sui loro familiari: un lavoro finanziato da Telethon e curato dalléquipe dellIstituto di Biologia Cellulare del CNR di Roma, diretta da Luciano Felicetti, in collaborazione con lIstituto di Neurologia dellUniversità Cattolica e con la Sezione UILDM di Roma.
I ricercatori hanno utilizzato un test genetico - messo a punto nel 95 dallo stesso gruppo di Felicetti nellambito di un progetto Telethon - che consente attualmente la diagnosi di oltre il 95% dei casi di questa patologia e grazie al quale si è oggi potuto trovare, in molti casi, una conferma sperimentale allipotesi di una stretta relazione tra la quantità di DNA sopravvissuto alla delezione nella parte terminale del cromosoma 4 (interessato dallalterazione genetica) e la gravità della malattia: maggiore è la delezione di DNA, più gravi risultano le manifestazioni cliniche. Comè noto, infatti, la gravità della distrofia facio-scapolo-omerale può variare da un individuo a un altro e mentre per una minoranza di pazienti i sintomi sono praticamente impercettibili, allestremo opposto vi sono altre persone costrette in carrozzina.
Unulteriore conferma, dunque, dellalto grado di sviluppo che la ricerca made in Italy, sostenuta da Telethon, ha raggiunto in questi ultimi anni.