UILDM - Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

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Che cos'è un trial

Nell'imminenza dell'avvio delle sperimentazioni americane e francesi di trasferimento genico in pazienti con distrofia muscolare, sulle quali diamo in questo numero un aggiornamento, ci pare utile spiegare ai lettori in che cosa consistano i trial clinici, che tipo di procedimenti vengano seguiti, quali ne siano le fasi e gli obiettivi.

Trial è una parola inglese che significa letteralmente "prova". I trial clinici vengono effettuati per capire se un trattamento (somministrazione di un dato farmaco) sia applicabile agli esseri umani, se possa essere nocivo, se abbia o meno effetti collaterali, se sia efficace, e in quale misura, nel contrastare la malattia, e quali siano i dosaggi più opportuni. Quando si sperimenta un nuovo trattamento, devono essere superate tre tappe consecutive, definite convenzionalmente di fase I, II e III.

Generalmente ogni terapia in procinto di essere sperimentata sull'uomo è già stata sottoposta a un lungo periodo di studio in laboratorio. In base ai dati pubblicati sulla sperimentazione già effettuata su animali di laboratorio (topo, ratto, coniglio, cane ecc.), viene valutata l'opportunità di avviare la fase I del trial.

Fase I

E' uno studio pilota in cui per la prima volta un nuovo trattamento è somministrato a esseri umani. Lo scopo principale è determinarne la sicurezza, chiarire se sia ben tollerato e verificare se agisca come previsto. Le dosi utilizzate inizialmente sono le più basse possibili, ma tali comunque da procurare le informazioni desiderate; esse possono essere eventualmente aumentate gradualmente, qualora non vi siano controindicazioni.

Il numero dei partecipanti a questa fase è ridottissimo. Si tratta in genere di volontari che hanno sottoscritto una dichiarazione di "consenso informato" (un apposito modulo in cui vengono spiegati in modo chiaro i limiti della sperimentazione, i possibili rischi e i risultati attesi). I pazienti possono (in questa, come nelle altre fasi) interrompere in assoluta libertà la loro partecipazione al trial in ogni momento, senza dover rendere conto della loro decisione e senza che ciò precluda loro la possibilità di sottoporsi a qualsiasi altro trattamento.

Nel caso i pazienti siano in età infantile o nell'adolescenza, il consenso informato viene firmato dai genitori o dal tutore legalmente riconosciuto.

Fase II

Viene avviata solo se nella fase precedente sono stati ottenuti risultati soddisfacenti. Qui, per la prima volta, si cerca di curare la malattia. Il numero di partecipanti è solitamente basso e vengono somministrati dosaggi diversi ai diversi gruppi di pazienti, per capire se il trattamento meriti un ulteriore studio o se debba essere abbandonato perché scarsamente efficace. Il risultato di questa fase è l'indicazione se il trattamento proposto sia in qualche modo efficace e, in caso positivo, con quali dosi e con quali protocolli di somministrazione.

Anche a questo punto i soggetti che partecipano alla sperimentazione sono volontari che hanno sottoscritto la dichiarazione di consenso informato.

Fase III

Si tratta del momento finale della sperimentazione, in cui il farmaco per il quale sono stati ottenuti risultati incoraggianti nelle fasi I e II, viene confrontato con un medicamento inattivo (detto placebo) e, quando possibile, con un altro trattamento standard già adottato per la malattia in questione. Né i pazienti (che sono ora in numero tale da consentire valutazioni statistiche e che sono distribuiti a caso nei vari gruppi) né il medico che somministra il trattamento devono sapere se il soggetto riceva il placebo o il farmaco. Questo procedimento viene definito "a doppio cieco" e viene adottato per escludere che vengano registrate come miglioramenti della condizione clinica passeggere modificazioni spesso indotte da fattori psicologici.

Anche quest'ultima fase prevede, naturalmente, la dichiarazione di consenso informato sottoscritta dai pazienti volontari.

In casi particolari, in presenza di una malattia grave e di una terapia che sembra promettente, i trial di fase III possono essere accelerati per rendere disponibile la cura quanto prima.

I tempi di un trial sono molto variabili a seconda della malattia e del tempo richiesto perché il farmaco manifesti la sua azione benefica. Per esempio, i risultati dell'impiego di un antibiotico specifico possono essere verificati in tempi relativamente brevi in ogni fase del trial, mentre per il trattamento di malattie a lenta progressione, il trial può durare più di un anno e comportare un'osservazione a lungo termine per verificarne gli effetti.

Anche nel caso di terapie non convenzionali, come quella genica, devono essere percorse le diverse fasi di sperimentazione. In più, qualora si tratti di metodologie innovative, la fase I e II richiedono una valutazione molto attenta, il che allunga inevitabilmente i tempi richiesti per la sperimentazione.

Articolo tratto da DM 132 (novembre 1998) - DM è il periodico dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare Direzione Nazionale. Ha sede in Via P.P. Vergerio 19 - 35126 Padova. Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249. E-mail redazionedm@eosservice.com