di Francesco Turturro*
Si è svolta qualche mese fa a Torino la XIX Riunione annuale del GIS-Società italiana di patologia vertebrale, che raccoglie la maggior parte degli specialisti italiani di chirurgia vertebrale.
Il convegno si è articolato in due sezioni dedicate rispettivamente alla Patologia degenerativa del rachide cervicale e alle Deformità vertebrali neurologiche e neuromuscolari.
Nella seconda sezione, numerosi interventi hanno illustrato e discusso i problemi vertebrali in malattie quali il mielomeningocele, la poliomielite e le paralisi cerebrali infantili. Alcune relazioni sono state invece dedicate espressamente alle malattie neuromuscolari, e in particolare alle amiotrofie spinali e alla distrofia di Duchenne.
Doriguzzi (Torino) ha effettuato un inquadramento clinico delle diverse forme, mentre i problemi anestesiologici e quelli cardiologici sono stati discussi rispettivamente da Miletto e Demichelis (Torino).
Da parte sua Salsano (Roma) ha illustrato l'incidenza e la storia naturale della scoliosi nell'atrofia spinale e nella distrofia di Duchenne e i diversi metodi di trattamento conservativo con corsetti e sistemi di postura; ha discusso, quindi, i risultati a distanza di un'ampia casistica, concludendo che la chirurgia rappresenta l'unico trattamento possibile in questo tipo di scoliosi. A questa relazione ha fornito direttamente il proprio contribuito la sezione UILDM di Roma (Mangiola).
Dopo che Cervellati (Bologna) ha esposto le indicazioni e riportato i risultati a distanza del trattamento chirurgico, Luque (Città del Messico) e Dubousset (Parigi) - ideatori dei due strumentari chirurgici più largamente usati in questo ambito - hanno illustrato nel dettaglio le loro tecniche, sulla base di esperienze fra le più ampie al mondo.
Le varie relazioni, sulla base di casistiche originali e di dati tratti dalla letteratura internazionale, oltre alla successiva discussione, hanno dimostrato una sostanziale identità di opinioni.
La scoliosi interessa la quasi totalità dei pazienti affetti da atrofia spinale e distrofia di Duchenne, ed è caratterizzata da una spiccata evolutività, che porta a quadri estremi in cui la posizione seduta diviene praticamente impossibile, rendendo estremamente difficile la più semplice assistenza quotidiana di questi pazienti.
Tutti i metodi di cura conservativi si sono rivelati incapaci di arrestare la progressione della deformità vertebrale. Quello chirurgico appare quindi l'unica forma di trattamento in grado di correggere la scoliosi, di stabilizzare la colonna e di consentire un confortevole assetto posturale.
Uno studio preoperatorio accurato e una conoscenza profonda della malattia - con le sue varie implicazioni respiratorie e cardiache - consentono di ridurre i rischi connessi a questo tipo di chirurgia maggiore. Le attuali tecniche - oltre allo strumentario di Luque e di Cotrel-Dubousset, vanno ricordati anche il TSRH e l'Isola - si caratterizzano per l'elevata capacità correttiva e la grande stabilità, consentendo di evitare, nella fase postoperatoria, l'impiego di gessi e busti, di ridurre la durata complessiva del trattamento e di restituire i pazienti alle loro normali attività in tempi brevi.
Proprio questa evoluzione della tecnica operatoria ha consentito di estendere la chirurgia del rachide anche ai pazienti neuromuscolari, di fronte ai quali, sino a non molti anni fa, prevaleva invece un atteggiamento di rinuncia e di rassegnazione.
Come è stato efficacemente sottolineato, "il solo motivo per cui la deformità non dev'essere operata è perché è giunta troppo tardi all'osservazione ortopedica e le condizioni del paziente sono divenute troppo gravi per consentire l'approccio chirurgico".
In conclusione si può dire che oggi la chirurgia ortopedica fornisca confortanti prospettive nel trattamento delle malattie neuromuscolari; infatti, se è vero che tutti attendiamo una soluzione definitiva e una possibilità di cura dallo sviluppo della ricerca e dall'ingegneria genetica, è importante sapere che si possono affrontare con successo quelle deformità vertebrali che costituiscono uno degli elementi più invalidanti di queste malattie.
*Aiuto II Divisione di ortopedia dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma, membro della Commissione medico-scientifica UILDM.
Articolo tratto da DM 125 (febbraio 1997) - DM è il periodico dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare Direzione Nazionale. Ha sede in Via P.P. Vergerio 19 - 35126 Padova. Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249. E-mail redazionedm@eosservice.com