di Ruggero Cavaliere*
La profonda, incessante evoluzione della scienza medica comporta la necessità di sempre più frequenti e più strette forme di collaborazione fra le varie discipline sanitarie.
Un esempio quanto mai positivo di questa esigenza è rappresentato dalla cooperazione che l'odontoiatra può offrire nella costruzione di mascherine nasali personalizzate per l'assistenza respiratoria nei pazienti affetti da patologie neuromuscolari. L'odontoiatra possiede infatti una competenza specifica per l'allestimento di apparecchi protesici e ortodontici, oltre a disporre di una vasta gamma di materiali occorrenti per la costruzione di tali manufatti di precisione.
Questa collaborazione fra odontoiatra e neurologo risulterà particolarmente agevole e fattiva se esiste già una consuetudine a lavorare assieme.
Tale favorevole contingenza si verifica a Verona dove, nella stessa struttura socio-sanitaria del CERRIS (Centro educativo, riabilitativo, di ricerca e di intervento sociale) dell'ULSS 20 del Veneto, operano in locali contigui sia il Servizio odontostomatologico per handicappati, diretto dallo scrivente, sia l'Ambulatorio di prevenzione ed assistenza delle insufficienze respiratorie delle malattie neuromuscolari, affidato a Marcella Gasperini.
Com'è noto, l'insufficienza respiratoria rappresenta uno dei problemi primari dei malati affetti da patologie neuromuscolari, sicché spesso si deve ricorrere alla tracheotomia per collegare direttamente la trachea ad apparecchi respiratori portatili.
Prima di arrivare a tale intervento cruento (con tutti gli inconvenienti funzionali e psicologici facilmente intuibili), è stata preconizzata ed attuata, sin dagli anni Ottanta, la costruzione di mascherine nasali che, in molti casi, devono però essere personalizzate dovendo rispondere a due requisiti ugualmente essenziali: una perfetta tenuta d'aria e, contemporaneamente, un'assoluta tolleranza, tale da evitare lesioni cutanee da decubito (eritemi, eczemi, piaghe).
L'adozione di queste mascherine si è dimostrata molto valida e particolarmente gradita dal paziente, specie nelle ore notturne, quando cioè l'assistenza respiratoria è più necessaria per la diminuita attività delle funzioni vegetative.
Comunque si deve sempre tener presente che la costruzione delle mascherine nasali per la ventilazione assistita nelle malattie neuromuscolari dev'essere considerato un problema in continua evoluzione e che qualunque sia la tecnica adottata, essa non dovrà mai essere considerata definitiva e ottimale per tutti i casi.
Per fare un esempio, proprio recentemente, nel suddetto centro di Verona, è stata apportata un'ulteriore variazione costruttiva che si è dimostrata risolutiva per due pazienti che non tolleravano la pressione dei bordi della mascherina sulla cute della regione perinasale: è stato cioè foderato con una particolare guarnizione morbida (costituita da etilencopolimero e vinilacetato) non solo il bordo ma anche tutto l'interno della mascherina, in modo da distribuire la pressione sull'intera superficie nasale, modellando altresì l'imboccatura delle narici in maniera tale da facilitare il passaggio dell'aria.
*Direttore del Servizio di odontostomatologia del CERRIS (Centro educativo,
riabilitativo, di ricerca e di intervento sociale) di Verona.
Articolo tratto da DM 127 (agosto 1997) - DM è il periodico dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare Direzione Nazionale. Ha sede in Via P.P. Vergerio 19 - 35126 Padova. Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249. E-mail redazionedm@eosservice.com