Riusciremo a rispondere?

di Gianfranco Bastianello

L’anno scorso, la traccia che avevo lasciato dell’incontro sulla privacy era: riproviamoci ancora. Ci siamo ritrovati quest’anno con l’idea di approfondire l’intimità e la privacy che giocoforza si verrebbero a violare in un rapporto fra disabili. Qui abbiamo scoperto che noi disabili, nei nostri rapporti intimi… siamo normalissimi; abbiamo visto che quando si vuole bene, si ama, non ci sono differenze; se ci sono difficoltà oggettive causate dalla malattia, l’amore entra in gioco e come in un gioco aiuta a superarle. Ogni tanto leggendo nei vari giornali “la posta del cuore” si scopre qualcuno ancora in imbarazzo durante il rapporto intimo, perché si deve procedere al rito di indossare il profilattico, così si chiede all’esperto di turno come fare senza guastare il ritmo amoroso che si era avviato. La risposta da secoli a questa parte è sempre la stessa: fare tutto come se facesse parte di un gioco…. Così abbiamo scoperto che anche con noi disabili, quando c’è l’amore, le difficoltà si superano. Il vestirsi, lo spogliarsi, l’andare in bagno (come diceva lo scorso anno una di noi) diventa tutto parte del “gioco dell’amore”, e perché no del sesso. Tutto bene dunque? Abbiamo forse scoperto che in fin dei conti non ci sono problemi?

In questi giorni ho riflettuto su alcune cose emerse nel nostro incontro. Ma ancora una volta non abbiamo approfondito un punto dolente: di fronte a due disabili gravi che vogliono stare assieme, chi li aiuterà a raggiungere la loro intimità? Ho detto che mi odio, odio il mio corpo; ho paura che le mie “prestazioni” non saranno all’altezza…. perché sono disabile. Qualcuno mi ha risposto “non è vero, io mi piaccio così come sono, mi curo ecc…” E qui ho tristemente scoperto come fra di noi ci sia una grande diversità: mi spiego. Domanda: una persona che è nata in carrozzina, è cresciuta in carrozzina e la vita non l’ha mai vista da una visuale superiore al metroeventi, è uguale a quella persona che ha vissuto per un periodo in maniera eretta e poi per vari motivi si è ritrovata a un metroeventi? Temo di no. Penso che la prima persona quando dice: “mi piaccio così e mi curo perché mi piace essere bella/o” è senz’altro sincera, e, forse, privilegiata rispetto a chi diventa disabile dopo. Nel senso che è cresciuta in quella dimensione psico-fisica per cui non riesce ad immaginare una situazione diversa e quindi costruisce più serenamente la sua vita sentimentale-intima. Ma il disabile che in passato ha conosciuto una vita sentimentale “normale” e ora si trova costretto a cercare di viverne una da disabile, riuscirà ancora ad amare e soprattutto amarsi? Personalmente ritengo che dovrà vivere una continua lotta di accettazione di se stesso, per riuscire a ri-amarsi ed imparare a ri-amare.

Ci siamo ritrovati a parlare; anche i normodotati che erano fra di noi dicevano tranquillamente che non c’erano problemi ad intavolare un rapporto col disabile, perché sostanzialmente facciamo tutti parte dello stesso mondo, ma era ovvio, loro erano in qualche modo legati al mondo della disabilità con tutte le sue sfaccettature. In sostanza erano dei privilegiati. Forse sarebbe stato opportuno sentire qualcuno preso dalla strada per vedere come la pensasse. Vorrei evidenziare una provocazione che forse nessuno o quasi ha recepito nell’ultimo incontro di Lignano, ma che era emersa anche l’anno scorso: come la mettiamo quando un disabile che vuole fare sesso rende esplicita questa sua esigenza chiedendo aiuto un aiuto pratico per soddisfarla? Di fronte alla richiesta del disabile grave che vuole fare unicamente sesso per scaricare un po’ di tensione, chi del nostro gruppo è disposto a prestargli il corpo, o a trovargli qualcuno disponibile aiutandolo nella pratica nel rapporto? Già, perché il disabile fisico grave (non entro nel merito degli psichici, dato che non li conosco), legge, scrive, vede, ascolta e di conseguenza soffre nel non poter in qualche modo provare la soddisfazione dei sensi. Avrà viaggiato in internet su siti porno, avrà letto magari qualche giornale hard, avrà visto qualche film osé. Ora è circondato da volontari/e che lo aiutano in tutto, qualcuno/a è carina…. e questo diventa una sofferenza. Come si può aiutare una persona così? E’ questo il problema che non abbiamo approfondito. Abbiamo detto che per gli altri, i disabili… devono essere asessuati, ed alla fine anche noi non abbiamo avuto il coraggio e la forza di approfondire questa tematica.

Temo che ancora una volta il tempo sia stato tiranno. Abbiamo dato spazio a dei tecnici, ancorché bravi, ma dopo la loro introduzione, avremmo dovuto proseguire il nostro percorso da soli, approfondire questi temi. Fino a che punto io disabile fisico grave, impossibilitato a muovermi, ma non a vedere, sentire, godere, posso spingermi nel cercare una pelle da accarezzare, un corpo da sentire contro il mio, delle mani non mie sul mio corpo, l’esplodere delle mie sensazioni? Chi mi aiuta a vivere le sensazioni viste nei film, in internet o sui giornali? Chi mi fa mettere la mia bocca, le mie mani rattrappite sul suo corpo? La mia pelle contro la sua? E’ scaturita questa domanda, ma non siamo riusciti a esprimerla nella sua completezza, nel suo significato. Riusciremo a rispondere?

Lavoro di cura e assistenza sessuale

di Edoardo Facchinetti

Sono soddisfatto per come è stato affrontato l’argomento “intimità, sessualità e handicap” dal Gruppo Donne della Uildm e dall’equipe di conduzione. Mi sono reso conto che era un argomento difficilmente concretizzabile anzi, a mio avviso, impossibile da concretizzare se non al prezzo dei violare l’intimità dei componenti del gruppo, il che e sarebbe stato una terribile e impraticabile contraddizione. Non posso fare altro che complimentarmi con tutte e tutti i membri del gruppo per l’ottimo lavoro svolto, e con l’equipe di conduzione per l’alto livello proposto e mantenuto.

Vorrei suggerire un argomento che mi interesserebbe molto affrontare il prossimo anno e lo pongo sotto forma di domanda: “nel lavoro di cura, ci può essere spazio anche per l’assistenza sessuale?” Questo tema potrebbe essere affrontato da due diverse prospettive: quella etero-sessuale, ma anche quella omo-sessuale. Se decidessimo che l’argomento potrebbe essere questo, allora potrei mettere a disposizione del gruppo indirizzi e-mail di alcune persone che potrebbero darci una mano a riflettere.

Il posto giusto per l’io

Adriana Grotto e Federico Rodriguez

Il seminario di quest’anno ci è piaciuto, è stato molto interessante, e crediamo che sia stato un modo sottile per arrivare a valorizzare profondamente il proprio “Io”, per dargli una corretta ubicazione partendo dalle proprie esigenze fino ad arrivare a collocarlo nel contesto sociale.

E’ stato interessante e fatto da professionisti molto validi, ma credo che anche questa volta non siamo riusciti a parlare direttamente del tema della nostra privacy in relazione al mondo di persone che ci satellitano intorno.

Magari si dovrà cambiare completamente strada per il seminario dell’anno prossimo.

Quel mettersi a nudo

di Anna Petrone

Care Amiche e Amici,
anche quest’anno grazie allo sforzo compiuto da alcune di noi, è stato possibile organizzare durante i lavori assembleari un seminario promosso dal Gruppo Donne.

Per il secondo anno abbiamo scelto di parlare di privacy e intimità. Il tema ha richiesto a coloro che hanno partecipato un completo mettersi a nudo, condividendo con il gruppo le emozioni più profonde.

Mi auguro che durante l’anno ci possano essere altre occasioni seminariali così da tener vivo un dialogo che attualmente si riduce a un solo incontro annuale.

Viaggiando col pensiero

di Nicola Schiavolin

Sono tre le sensazioni che mi sono rimaste impresse alla fine dell’incontro sul tema privacy – intimità, e cioè: senso di rilassatezza, immaginazione e conoscenza. Il primo momento, cioè quello in cui venivano letti dei brani, è stato molto rilassante. Il secondo, dato dall’incrociarsi degli sguardi, ci ha invece permesso di far emergere un altro aspetto, quello della conoscenza. Un espediente che ci ha consentito di vincere l’imbarazzo e la paura che qualche volta si provano quando le altre persone ti fissano con lo sguardo.

Poi è venuto il momento dell’immaginazione e dell’abbandono di sé stessi, viaggiando esclusivamente con il pensiero alla ricerca di un luogo intimo e sicuro.

Quindi il confronto con l’altra persona e successivamente con tutto il gruppo, in un momento di conoscenza reciproca. Ed il finale con la lettura della definizione che ogni persona dà del concetto di intimità.

Un percorso interessante all’interno di sé stessi. Un viaggio da proseguire con l’aiuto di guide preparate e coinvolgenti come i conduttori del Centro Isadora Duncan.

Come fa Dio a scendere?

di Elisa Tocchet

Anche quest’anno, come ormai da alcuni anni, si è tenuto il seminario del Gruppo Donne. L’argomento era pressappoco quello dell’anno scorso, fare una panoramica in tema di privacy e intimità.

Ma, mentre nel seminario precedente gli obiettivi erano rimasti “sospesi in aria”, questa volta, indagando all’interno di luoghi sicuri e immaginari, siamo riusciti ad arrivare ad un punto importante: per nessuno l’intimità è un luogo puramente sessuale, ma somiglia di più ad un percorso di crescita in comunione con l’io interiore e la natura. Intimità come rapporto con noi stessi e la nostra anima, con quello che vogliamo e possiamo fare, in modo indipendente per alcuni, oppure dipendente dalla malattia per altri.

E’ come il Dio che si specchia tra le nuvole e dice “come cavolo faccio a scendere, con sta’ carrozzina e senza un servoscala!!!!”

Le relazioni “obbligatorie”

di Damiano Zampieri

Ecco alcuni spunti/appunti sull’incontro di quest’anno a Lignano:

- il numero chiuso mi è parso utile per riuscire ad arrivare fino in fondo abbastanza bene (peraltro ho l’impressione che a fare la differenza siano la motivazione dei partecipanti e la capacità di chi conduce di “tenere le briglie”, entrambe migliorate rispetto al 2003);

- gli spunti applicativi suggeriti (costruttivamente imbarazzante, curioso, semplice ma efficace quel reciproco fissarsi negli occhi e quel salutarsi incrociato da lontano tra tutte le persone del gruppo; interessante anche il far raccontare da altri una propria fantasia/desiderio/sogno/paura…) sono stati certamente validi e capaci di abbattere preventivamente molte barriere comunicative;

- non si è andati fuori tema come nel 2003 (ma c’è ancora da migliorare!).

Detto ciò, a mio parere emerge la necessità di definire in modo più dettagliato che cosa si intenda per “privacy – intimità” (oppure, il che è lo stesso, che cosa NON si intenda per essa): in tal modo si potrebbe restringere/settorializzare ancor più l’ambito di discussione, focalizzandosi anche su questioni più pratiche, vicine al vissuto reale quotidiano.

In particolare mi piacerebbe fosse approfondita in futuro, per definirla, la tematica legata alle “relazioni obbligatorie” (ad es. quelle con PERSONE conviventi pagate per “accudire” il disabile, le c.d. “badanti”, spesso provenienti da culture e stili di vita a noi lontani…): è pura e semplice amicizia? E’ puro e semplice rapporto datore di lavoro/dipendente? E’ solo complementarietà temporanea di bisogni? E’ un nuovo indefinito tipo di relazione? Quali le difficoltà (pratiche e culturali)? Come comportarsi?

In conclusione mi è parso evidente che molti dei partecipanti avessero un gran bisogno di raccontarsi (in senso generale ma anche specificamente sulla sfera affettiva…) e di esternare il loro punto di vista: cosa che, forse, ha contribuito ad allontanarci almeno in parte dagli obiettivi veri del seminario. Forse un gruppo di conduttori più decisi, potrebbe aiutarci ad evitare di condurre noi (o quasi) il seminario!

Comunque ho constatato una volta di più come il dialogo diretto con alcune persone, a barriere abbassate, ne riveli un’affascinante bellezza interiore…