Presentazione
di Simona Lancioni
Lo chiamano “la casa dell’anima”. E in effetti, se esiste un anima, nessuno dubita che abiti lì. Bussiamo al corpo (toc, toc?)… e l’anima risponde. No, ecco, c’è un errore… noi non cerchiamo l’anima, noi cerchiamo il corpo: vorremmo che ci rispondesse lui… ne abbiamo abbastanza di parole… ci piacerebbe imparare la grammatica dei gesti e delle espressioni, quella che serve ad esprimere i sentimenti e le emozioni, quella che ti insegna ad ascoltare le sensazioni… si, lo sappiamo che le parole sono importanti, ma, abbiate pazienza, quanto a importanza, le carezze non scherzano mica…
E’ un obiettivo ambizioso quello che il Gruppo Donne della UILDM si è posto quest’anno: far parlare il corpo e contemporaneamente aprirsi al confronto su due livelli, tra uomini e donne, tra disabili e non. Temi sempre attuali: non c’è stato incontro in cui la necessità di esprimersi anche fisicamente non sia trapelata, e sono cinque anni che ci incontriamo. E’ una necessità trasversale, democratica: riguarda l’uomo e la donna in quanto tali, riguarda le persone a prescindere dalle loro condizioni fisiche, riguarda la sfera relazionale a tutti i suoi livelli, riguarda l’autoconsapevolezza, l’accettazione di sé e la disponibilità al confronto/contatto. E’ solitamente un’area problematica: ti insegnano le lettere, ti insegnano le sillabe e le parole, ti insegnano la grammatica e la logica, ma nessuno ti insegna a decodificare i gesti e le sensazioni.
Esercizio: data un’emozione esprimerla senza parole… da dove inizio? Che imbarazzo… che vergogna (no, vergogna no: pudore, ecco, pudore ci piace di più). Altro esercizio: come il primo ma aggiungiamo un po’ di disabilità. Chi ha il coraggio di confrontarsi? Niente parole: ricordate! Solo gesti. Ecco, io sono felice, ma non muovo né le braccia, né le gambe: se mi levate la parola… come faccio io a dire che sono felice se mi levate la parola? Dimmelo col naso, dimmelo con le orecchie, con le sopracciglia, dimmelo con gli occhi (grandi chiacchieroni gli occhi).
Certo, a comunicare così ci vuole più attenzione, più disponibilità, più pazienza, più fantasia, una maggiore capacità di ascolto, una maggiore considerazione dell’altro. Faticoso? Si, faticoso… ma più vero, più diretto, più sincero, più sentito.
C’è un punto in cui
le mani si incontrano,
gli sguardi si incrociano,
le pelli si sfiorano.
C’è un punto in cui
le parole non bastano.
C’è un punto in cui,
quale che sia il corpo,
è lui che deve parlare.
C’è un punto che s’è perduto.
Perché non provare a cercarlo?
Simona Lancioni
Il presente documento descrive e riassume i lavori svolti in occasione del seminario “Quale che sia il corpo!”, tenutosi il 10 maggio 2002, in occasione delle Manifestazioni Nazionali UILDM e promosso da Gruppo Donne UILDM.
Esso si articola in tre parti:
- una descrizione dell’incontro scritta da Francesca Arcadu (componente del Gruppo Donne UILDM);
- una specificazione dell’impostazione teorica data al seminario redatta da Sauro Macera (fisioterapista – psicomotricista che ha ideato e gestito l’incontro);
- una raccolta di riflessioni scritte da alcuni partecipanti all’incontro.








