di Sauro Macera
La mamma che ripete, imitando il gorgheggio e il vocalizzo dell'infante che si sta lanciando nella comunicazione orale, e che poi ripete (con-dice) le prime parole che il bambino emette, cerca di SIN- TONIZZARSI il più possibile per motivare il bambino a continuare nello scambio. E' il tono che però conta, la tensione con la quale siamo presenti all'altro (usando le parole di una famosa canzone di Battisti : se "non c'è tensione, non c'è emozione,... nessun dolore", ma c'è, come stretta conseguenza, un inaridimento emotivo), nell'at-tenzione all'altro nei suoi tempi, ritmi, possibilità motorie: insomma, con quale tensione siamo presenti nella relazione con l'altro (ma attenzione: tensione non è sforzo!).
E' proprio da questa relazione, da questo bisogno di sintonizzarsi, che siamo partiti per `strutturare' una ricerca di un minimo comune denominatore mimico-gestuale, un denominatore che costituisse la base per l'integrazione di tutti i partecipanti al seminario esperienziale `Quale che sia il corpo!' (tenuto il 10 maggio all'interno delle Manifestazioni Nazionali della UILDM).
Abbiamo dato spazio alla comunicazione non verbale, al corpo `sentito, percepito', utilizzando tecniche di improvvisazione prese dal teatro, dalla danza (danzaterapia, danceability... solo per dare dei nomi, perché nel percorso di improvvisazione e, quindi nella relazione, si trascende la tecnica).
Il principio da cui siamo partiti è stato la Corporeità, come elemento unificante di tutte le possibilità espressive: una vera rivalutazione della corporeità che sfugga dai condizionamenti deve partire non dal concetto di corpo agito e da far agire, ma di `Corpo sentito' e da far sentire, recuperando così l'ascolto di sé, e del mondo attraverso le proprie esperienze interne, per una reale e totale percezione di sé.
"L'essere umano è l'unico che percepisce di percepire ed è importante restituirgli o attivargli la soddisfazione di percepire e il compiacimento di sé. Possedere un corpo significa percepirlo, conoscerne la storia e riconquistarne consapevolmente le memorie, divenire sensibili ai messaggi che ci trasmette.
Possedere è il presupposto di direzionare, guidare il proprio corpo, e conoscere di poter rispondere ai suoi bisogni", al di là dei limiti motori e/ o psichici.
Da questa percezione di sé si arriva alla relazione, alla comunicazione.
Alla base dello sviluppo della personalità di ciascuno e ragione stessa della sopravvivenza (quindi diritto inalienabile) è il bisogno di comunicazione; da sempre si manifesta come bisogno di lasciare tracce di sé, di lanciare segnali di richiamo della propria esistenza, di esprimere-esternare i propri desideri e aspirazioni di stabilire un contatto con l'altro - il mondo - da cui deriva nel contempo il bisogno che i propri messaggi vengano accolti e compresi e di ricevere risposte.
Ma noi abbiamo un errato o comunque parziale modo di intendere la comunicazione (che cosa significhi comunicare e come l'individuo comunica) che determina conseguentemente la difficoltà nel cogliere, nell'interpretare e nell'inviare correttamente i messaggi nella relazione con l'altro (io solo negli ultimi due anni ho realizzato per esempio che l'immobilità di una persona spastica è diversa dalla mia, ma questo non vuol dire che non faccia, nei suoi movimenti di continuo assestamento, esperienza dell'immobilità!).
Ho posto l'accento sul bisogno di lasciare tracce: tutti noi siamo una traccia e prima di tutto con il corpo. Vivere è tracciare nel moto, sonoramente, graficamente, plasticamente la propria forma, destinata alla comunicazione già nell'esplicazione delle sue caratteristiche fisiche: Noi siamo il nostro corpo-traccia.
Non cogliere questo significa non cogliere quelle qualità che ci tengono in vita al di la' dei limiti, chiamata innata sapienza del corpo: una coscienza di ciò che può servire per vivere non solo a tutti i costi, ma al meglio, con incredibili risorse immaginative, vicarietà, capacità di consolazione, comunque di creativa arte di vivere.
Qui si tratta allora di riinsegnare a lasciarsi andare ad un corpo che già sa quello che gli conviene, arrivando così a scoprire quella che la Guerra Lisi chiama estetica sensoriale, così soggettiva e presente in tutti noi, e che ci aiuta a riscoprire il senso della parola PIACERE.
Volevo concludere ringraziando tutti i partecipanti al seminario per la loro disponibilità, per essersi messi in gioco almeno per tre quattro ore. Grazie
L'Io in ultima analisi deriva da sensazioni corporee, principalmente da quelle che scaturiscono dalla superficie del corpo (Freud).
Castello di
sabbia: ogni onda modifica, penetra, demolisce carezzevolmente. Le torri
scandite sospettano. Lambisce da sotto e, per distacco progressivo, crollano.
Aspettando il lambire nuovo che le addolcisce come ossa, che arrotondandosi
riprendono carne: più volti, mani, seni, dorsi....
Che opera umana! (Guerra Lisi)
Il tuo corpo: frutto d'acqua
Il
tuo corpo: dolce profumo!
Il tuo corpo: rame dorato...
Il tuo corpo: suono e smania!
Il tuo corpo: luce e tuono
Il tuo corpo: vestito d'angelo!
Il tuo corpo: caldo, amato,
tenero
Rifugio della mia anima,
al di là delle morti.....
da "Rifugio" di
Radu Barbulescu
(Traduzione di Marisa Bordiga)