Che cosa sono le distrofie dei cingoli?
Le distrofie dei cingoli (dette anche LGMD, usando la sigla che sintetizza le iniziali in inglese dei termini Limb = arto, Girdle = cintura e Muscular Dystrophy) sono malattie muscolari genetiche più o meno gravi, diverse l'una dall'altra, ma accomunate da un interessamento prevalente dei muscoli del cingolo pelvico e scapolare. Tali patologie degenerative dei muscoli, così come la distrofia di Duchenne e quella di Becker, possono colpire sia i bambini che gli adulti.
L'evoluzione è molto variabile: vi sono infatti forme con inizio nell'infanzia e decorso rapidamente progressivo (in modo simile alla forma di Duchenne) e altre che iniziano invece nell'adolescenza o in età adulta, con andamento lentamente progressivo nel corso di molti anni.
Quali sono le cause delle distrofie dei cingoli?
Esse sono dovute ad anomalie del DNA che di conseguenza non portano alla formazione - del tutto o in parte - di proteine essenziali per la contrazione muscolare oppure portano alla formazione di proteine anomale funzionalmente alterate.
I geni responsabili di almeno dieci forme di LGMD autosomico-recessive (nelle quali, se ereditate, entrambi i genitori sono portatori sani) e di almeno cinque forme di LGMD autosomico-dominanti (nelle quali basta un solo genitore a trasmettere la malattia) sono stati individuati negli ultimi anni. Ne consegue che oggi non basta più dire che si è affetti da distrofia muscolare dei cingoli, ma è possibile molto spesso sapere esattamente di quale forma si tratta.
Le distrofie dei cingoli dominanti vengono numerate da 1A a 1E, quelle recessive da 2A a 2J. I geni corrispondenti a ciascuna forma codificano per altrettante proteine, come ad esempio la miotilina, la lamina A/C, la caveolina-3 (forme dominanti) o la calpaina-3, la disferlina, i sarcoglicani e altre ancora (forme recessive).
E' importante prendere un po' di confidenza con queste sigle e questi nomi poiché sono quelli che vengono usati sia nel campo diagnostico che in quello della ricerca.
Si può conoscere il rischio di trasmissione della malattia ai figli?
Come già detto, alcune forme di distrofia dei cingoli - di solito abbastanza lievi - si trasmettono con modalità detta autosomica dominante e in esse vi è una probabilità su due che un figlio sia malato.
La maggior parte delle forme, però - circa il 90% di tutte le distrofie dei cingoli - si trasmette con modalità detta autosomica recessiva, in cui entrambi i genitori di un paziente affetto saranno verosimilmente portatori sani e potranno trasmettere la malattia ad un altro figlio con una probabilità di una su quattro.
La diagnosi prenatale è possibile nelle forme nelle quali venga identificato il difetto genetico.
Come si fa la diagnosi?
Quando una persona soffre di debolezza muscolare, con caratteristica distribuzione ai cingoli (spalle e bacino), con scapole alate, difficoltà ad alzare le braccia, sollevare pesi, fare le scale, alzarsi da terra, correre e vi è il riscontro di elevazione della creatinfosfochinasi o CPK (frequente in queste forme), il sospetto di una distrofia dei cingoli sorge facilmente.
La ricorrenza di casi analoghi in famiglia e l'utilizzo di tecniche diagnostiche d'immagine - come la TAC o la risonanza magnetica muscolare - potranno essere di ulteriore aiuto per orientarsi verso una forma piuttosto che un'altra. Successivamente, la biopsia muscolare con valutazione delle sopraddette proteine, completata dall'analisi del DNA, potrà portare all'identificazione di una forma precisa in un'elevata percentuale di casi, anche se resta una quota di LGMD ancora in attesa di un'esatta definizione.
Occorre tuttavia tenere presente che a una diagnosi di distrofia dei cingoli si può giungere anche di fronte al solo riscontro casuale di un'elevazione della CPK asintomatica.
Quali sono le complicanze?
Le distrofie dei cingoli sono malattie che riguardano quasi esclusivamente il muscolo scheletrico. Col tempo compaiono generalmente retrazioni muscolo-tendinee (specie alle caviglie), scoliosi, talora ingrossamento dei polpacci, scapole alate o, di rado, piede cadente.
In alcune forme può esservi un interessamento cardiaco, con cardiomiopatia dilatativa o difetti di conduzione. Sarà quindi importante che i pazienti eseguano dei controlli periodici dell'apparato cardiaco presso centri specializzati.
Esiste una cura?
Attualmente non vi sono ancora terapie risolutive o in grado di arrestare l'evoluzione della sintomatologia. Nella forma di distrofia dei cingoli da deficit di alfa sarcoglicano si sono ottenuti incoraggianti risultati positivi nell'animale affetto cui sono state applicate tecniche di correzione del difetto genetico.
Naturalmente, altri studi sono necessari per sviluppare ulteriormente questo campo.
Cosa si può fare allora per i pazienti?
Si possono limitare le complicanze della malattia mediante un'adeguata fisioterapia - generale e respiratoria ove necessario - mirata alla prevenzione e alla correzione delle retrazioni e della scoliosi, eventualmente anche tramite chirurgia funzionale od ortopedica.
E' importante perciò che i pazienti vengano regolarmente seguiti da un'équipe medica specializzata.
A che punto è la ricerca?
La ricerca prosegue nella direzione di individuare ulteriori geni e proteine in causa nel determinismo delle varie forme di distrofia dei cingoli. Questo per meglio caratterizzare il ruolo giocato dalle varie proteine nella contrazione muscolare e, quando alterate, nella degenerazione distrofica, oltre che per meglio individuare i meccanismi coinvolti nell'espressione genica.
Tali conoscenze sono intimamente collegate alla possibilità di sviluppare tecniche di correzione del difetto genetico, in vista di potenziali terapie applicabili all'uomo.
A cura di Antonella Pini dell'Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile, Sezione Malattie Neuromuscolari, dell'Ospedale Maggiore di Bologna.
Segretario della Commissione Medico-Scientifica Nazionale UILDM.