Sfogliamo le vecchie annate di «DM» (allora semplicemente «Distrofia Muscolare») e nel numero 46 (novembre 1974/gennaio 1975) troviamo il seguente testo:
«Con questo numero il Dottor Luciano Bussi inizia a collaborare con il nostro giornale. Ha curato la sintesi delle relazioni e comunicazioni all’incontro sulla “Fisiochinesiterapia nella dmp” che pubblichiamo in queste pagine. Grazie alla sua esperienza di medico e collaboratore di giornali e riviste scientifiche, sarà per noi un prezioso redattore. Intende occuparsi soprattutto della parte bibliografica e scientifica, informativa del nostro giornale. Il Dottor Luciano Bussi, quarantatreenne astigiano di nascita e torinese di adozione, si è laureato in medicina-chirurgia nel 1956 presso l’Università di Torino. In questa stessa sede si è specializzato in Chirurgia Generale nel 1961. Dal 1956 al 1962 ha svolto la propria attività in qualità di assistente presso la Clinica Chirurgica Generale dell’Università torinese. In tale epoca ha dovuto abbandonare l’esercizio della chirurgia in rapporto alla comparsa di una distrofia muscolare progressiva. Da tale epoca si è rivolto al giornalismo medico, ed attualmente ai giornali e riviste, in particolare per il Gruppo “Minerva Medica” di Torino, la cui attività investe sia la medicina generale che tutte le branche specialistiche».
E come promesso in quel testo – accompagnato da una fotografia del “nuovo collaboratore” – il Dottor Bussi per tanti anni avrebbe fornito al giornale della UILDM contenuti e sostanza, all’interno di una rubrica intitolata In tutto il mondo si studia.
Oggi, con la sua scomparsa avvenuta il 12 settembre scorso, «cade un vero e proprio pilastro della UILDM», come ben testimonia il segretario della Sezione di Torino Gianni Minasso, nel testo che qui di seguito alleghiamo. «Un medico - scrive Minasso - ma, purtroppo anche miodistrofico, peculiarità che gli ha permesso uno straordinario angolo di visuale».
Il presidente nazionale UILDM Alberto Fontana è vicino ai familiari e agli amici, così come al Comitato Regionale Piemontese e alla Sezione UILDM di Torino, che una parte tanto importante hanno avuto nella vita di Bussi. E anche la nostra redazione si unisce al cordoglio: abbiamo infatti avuto il tempo – fortunatamente – di conoscere Luciano Bussi, prima che il suo stato di salute andasse progressivamente peggiorando e di apprezzarne la lucida sensibilità e l’appassionata competenza.
14 settembre 2009
Stefano Borgato
Responsabile Ufficio Stampa UILDM
Luciano Bussi meritava senz’altro il titolo di decano non solo della UILDM torinese ma anche di quella nazionale. “Decano” è colui il quale, per autorevolezza oltre che per anzianità, occupa un posto elevato e tale termine ben si adattava ad una personalità come la sua. Spieghiamo volentieri il perché, anche se usare l’imperfetto strazia il cuore.
Luciano entra in associazione nel novembre del 1974 e si presenta subito con delle credenziali più uniche che rare: è un medico ma, purtroppo, è anche un miodistrofico, peculiarità che gli permette uno straordinario angolo di visuale. A questo punto diventa indispensabile riportare qualche breve annotazione biografica.
Colpito da una malattia neuromuscolare, Luciano ha dovuto ben presto interrompere una promettente carriera da chirurgo e si è quindi dedicato all’attività giornalistica nel campo medico, collaborando a vari periodici del settore (incluso il nostro DM), operando in particolare come redattore delle riviste del Gruppo Editoriale “Minerva Medica” di Torino e come traduttore di testi clinici. Ha rivestito dapprima la carica di presidente della Sezione torinese e successivamente quella di presidente del Comitato Regionale Piemontese. Parallelamente ha svolto attività didattica sugli aspetti clinici e psicologici delle malattie neuromuscolari presso alcune scuole per terapisti della riabilitazione. E’ stato autore di numerose pubblicazioni, fra le quali ricordiamo il ponderoso “Nuovo Dizionario delle Scienze mediche Inglese-Italiano” (1980), “Fisiochinesiterapia e Riabilitazione delle Distrofie muscolari progressive” (1980), il famoso e innovativo “Aspetti psicologici dell’handicap motorio da malattia neuromuscolare” (1982), “La disabilità motoria progressiva nelle atrofie muscolari spinali” (1986) e “Il Disabile, ieri e oggi” (1989). Inoltre ha partecipato come relatore a innumerevoli congressi e corsi di aggiornamento riguardanti gli aspetti clinici e riabilitativi delle patologie neuromuscolari.
Sarebbe comunque troppo lungo riassumere nel dettaglio la mole di lavoro da lui compiuto in tutti questi anni, tuttavia c’è una cosa in particolare di cui dobbiamo essergli grati: la cura e la capacità con le quali ha da sempre accolto e tenuto i contatti con i miodistrofici. Grazie al suo impagabile impegno in questo campo, molti ammalati hanno trovato una guida, un’assistenza e spesso anche un conforto nel loro duro cammino.
Riportiamo una sua struggente riflessione tratta dagli esigui abbozzi di una preziosa autobiografia che, sfortunatamente, non è mai stata portata a termine.
“D’altra parte l’essere colpito da una particolare malattia, mentre talora può indurre a rifugiarsi in essa e a vivere come vittima, altre volte costituisce un motivo per ribellarsi e lottare contro di essa, coinvolgendo altri che ne sono pure colpiti, nel tentativo di essere loro utile. L’accostarsi alla Uildm, l’associazione che riunisce i malati neuromuscolari, è stata per me una tappa positiva, in quanto il porre a disposizione di una causa la propria esperienza e la propria vitalità espressiva, culturale, professionale e umana, rappresenta un’ulteriore vittoria della mente su un corpo menomato e riafferma il diritto e il dovere di ognuno di noi a non arrendersi di fronte ad una catastrofe che tronca improvvisamente il pensiero di un sereno e soddisfacente futuro”.
La costante e instancabile presenza di Luciano in sede è sempre stata un incoraggiamento per tutti i volontari a cercar di perseguire con determinazione e passione risultati concreti negli svariati aspetti della lotta contro la nostra malattia. La sua figura allampanata, la sua rigorosa serietà, il suo carisma e il suo esempio resteranno per sempre non un evanescente ricordo, bensì una presenza concreta che sprona e spronerà anche in futuro chi ha deciso di dedicare una parte delle proprie energie ad un difficile seppur nobile scopo.
In questo tragico frangente in cui dobbiamo fare i conti con una perdita irreparabile, il nostro pensiero va anche a Graziella, la persona che, legando la sua sorte a quella di Luciano, più di ogni altra è stata in grado di perfezionare la sua esistenza. E non dimentichiamo neppure il suo anonimo amico che, in silenzio, ha fatto così tanto bene nel nostro ambiente.
In una delle ultime riunioni del suo Comitato Regionale, Luciano aveva coniato un categorico motto: “Finché ce la facciamo...”, degna sintesi del suo già precario stato di salute ma anche della tenacia che da sempre ha contraddistinto la sua vita.
Addio Luciano, speriamo di regalarti al più presto quello che hai sempre desiderato più di ogni altra cosa: la sconfitta del nostro acerrimo nemico, la distrofia muscolare.
Gianni Minasso
14 settembre 2009