di Alessandra Ferlini
La sindrome di Rett è una malattia neurologica progressiva che comporta un grave handicap neuromuscolare ed è caratterizzata da un quadro clinico consistente in una precoce regressione delle normali acquisizioni psicomotorie (intorno ai 18-24 mesi di vita) associata ad altri segni clinici fra cui anomalie della respirazione, e la comparsa di movimenti stereotipati delle mani (washing hands: "mani che si lavano"), scelti come simbolo della malattia per la loro peculiarità.
L'evoluzione della sindrome di Rett è data dalla progressione del quadro clinico verso una grave invalidità motoria, con difficoltà nella marcia, atrofia della muscolatura scheletrica degli arti, scoliosi e, a volte, incapacità permanente di deambulare. Alla compromissione motoria si associa un grave ritardo mentale con perdita della parola e comportamento di tipo autistico.
Il decorso della malattia è eterogeneo e sono state descritte forme varianti della stessa, con andamento più lieve.
Dal punto di vista genetico, la sindrome di Rett è definita una malattia ereditaria mendeliana legata al cromosoma X, dominante. Ne sono affette solo le femmine, mentre nei maschi il difetto genetico sarebbe letale.
Nell'ottobre 1993 si è svolto ad Anversa, in Belgio, l'ultimo Congresso internazionale sulla sindrome di Rett, organizzato come di consueto dalla IRSA (International Rett Syndrome Association).
Le problematiche affrontate nel Congresso sono state varie, comprendendo gli aspetti clinici, diagnostici e genetici.
L'inquadramento clinico, pur basandosi su criteri ben definiti, risulta complesso per le forme varianti (con parola preservata, ad esordio congenito, con crisi epilettiche precoci, a lenta evoluzione, e con patologia anche nel sesso maschile), che necessitano ancora di una classificazione nosografica. Dalle relazioni è emerso come il 74% delle forme di sindrome di Rett sia di tipo classico, mentre il restante 26% sia rappresentato da forme varianti.
Per quanto riguarda l'epidemiologia, il gruppo belga ritiene che la sindrome di Rett colpisca 1 su 20.000 abitanti. Tale patologia sembra quindi rappresentare la terza causa di ritardo mentale, dopo la sindrome di Down e il ritardo mentale con sito fragile (FRAX-A). Anche se nell'8% delle famiglie con sindrome di Rett è presente un secondo figlio con handicap, la patologia si presenta comunque sempre in modo sporadico e i casi con ricorrenza familiare segnalati in letteratura sono poco più di una decina.
I neurotrasmettitori, molecole deputate alla trasmissione dell'impulso nervoso, gli aspetti istopatologici e istochimici (nel plasma delle bambine Rett è stata identificata, dal gruppo dell'Università di Siena, una classe di autoanticorpi diretti contro cellule neuronali del cervelletto) sono stati oggetto di numerose ricerche scientifiche; ma da quanto esposto, è emersa la complessità dell'approccio neurobiologico, vista la non peculiarità delle alterazioni identificate.
La giornata dedicata alla genetica non ha portato novità scientifiche di rilievo. Sono stati esclusi alcuni geni candidati a essere coinvolti nella sindrome di Rett (sinapsina, sinatopsina, monoaminossidasi A e B, è stata confermata la presenza di una inattivazione apparentemente non casuale del cromosoma X nelle bambine Rett, e i genetisti hanno esposto numerose ipotesi genetiche interessanti ma a tutt'oggi ancora da verificare. Tra queste la possibilità che la sindrome sia dovuta a mutazioni di due geni, localizzati su cromosomi diversi (X e autosoma), come di recente scoperto per una rara distrofia muscolare, variante della miopatia di Fukuyama.
La sensazione ricavabile da tale occasione scientifica è che la sindrome di Rett sia una patologia di difficile approccio soprattutto genetico-biologico, ma che gli sforzi per approfondire le conoscenze di base su questa malattia non siano ancora sufficienti. E' quindi auspicabile che possano rendersi disponibili strumenti di ricerca che aiutino lo studio della sindrome di Rett, consentendo la scoperta del gene responsabile (o dei geni), primo indispensabile passo verso la prevenzione e la terapia.
Costituitasi nel 1990, l'Associazione Nazionale Genitori di Bambine con Sindrome di Rett (ANGBSR) ha fra i suoi scopi primari la promozione della ricerca su questa patologia (di cui ci parla a fianco diffusamente la dottoressa Alessandra Ferlini).
Essa opera innanzitutto come punto di collegamento tra le famiglie direttamente interessate al problema, impegnandosi nella diffusione delle possibili novità riguardanti la malattia, tramite la pubblicazione di un bollettino di informazioni diffuso ogni due mesi. E' inoltre in contatto con le principali associazioni analoghe nel mondo e con centri che hanno avviato progetti specifici di ricerca.
Particolarmente attivo in Italia è il centro di ricerca operante a Siena, presso l'Istituto di neuropsichiatria infantile dell'Università, diretto dal professor Zappella, l'unico attualmente in grado di praticare diagnosi mirate: a esso afferiscono le pazienti per controlli periodici.
Proprio nel campo della diagnosi si è aperta recentemente, grazie a uno studio del dottor Hayek e del dottor Guarna, una nuova strada che fa propendere per l'ipotesi che un meccanismo autoimmune, che sarebbe dimostrato dalla presenza di particolari anticorpi nelle pazienti, sia implicato nella patogenesi e/o nella fisiopatologia della sindrome
L'associazione, che ha la propria sede nazionale proprio in Siena e referenti in ogni regione d'Italia, è impegnata privatamente, anche con fondi propri, nell'istituzione di borse di studio e di convegni medico-scientifici.
Associazione Nazionale Genitori di
Bambine con Sindrome di Rett (ANGBSR)
Via Mattioli 10 - 53100 SIENA
Tel. 0577/374065