di Marina Fanin
La biopsia muscolare è il prelievo di
una limitata porzione di muscolo (1 o 2 centimetri) dalla coscia
o dal braccio, tramite una piccola incisione in anestesia locale
(simile a quella utilizzata dal dentista). La ferita viene poi
chiusa con qualche punto di sutura.
L'intervento per biopsia richiede circa mezz'ora
di tempo, ma solo di rado viene eseguito ambulatorialmente. Di
solito, infatti, il paziente che vi si sottopone viene ricoverato
in ospedale per qualche giorno, perché è necessario
eseguire previamente una visita neurologica e specifici esami
del sangue, oltre ad un elettromiogramma, un elettrocardiogramma
e una radiografia del torace.
Eccettuati quei rari casi in cui il parere
del medico sia contrario, tutte le persone possono essere sottoposte
a biopsia muscolare senza correre rischi, compresi i bambini al
di sotto di un anno di vita.
La biopsia muscolare viene eseguita quando
un neurologo o un pediatra la ritengono necessaria. Infatti, si
arriva a praticarla quando la visita neurologica rileva dei sintomi
sospetti che vengono confermati dal risultato di altri esami mirati.
Quelli che in genere il neurologo prescrive sono l'elettromiogramma
ed alcune analisi del sangue, che servono, ad esempio, a conoscere
il valore della creatin-kinasi (CK), enzima caratteristico
delle cellule muscolari.
In qualche caso, in cui un familiare soffra
di una malattia muscolare ereditaria, la biopsia può servire
anche ad individuare altre persone della stessa famiglia che -
pur non soffrendo di quella stessa malattia - la possono trasmettere.

Sezione trasversale di biopsia muscolare, colorata con ematossilina-eosina (duecento ingrandimenti). Alcune anomalie presenti in questa biopsia sono costituite dalla coesistenza di fibre di dimensioni maggiori della norma (fibre ipertrofiche) e di fibre di dimensioni inferiori alla norma (fibre ipotrofiche o atrofiche), dalla presenza di nuclei cellulari localizzati all'interno del citoplasma (nuclei centrali) - anziché lungo la membrana cellulare - e dall'aumento del tessuto connettivo interstiziale che separa le fibre muscolari tra di loro.
E' consigliabile sottoporsi all'intervento in un centro specializzato in malattie neuromuscolari, dove vengano analizzate alcune centinaia di biopsie per anno. Questo perché le procedure di indagine sono molto sofisticate ed eseguibili solo nei centri più grandi e meglio attrezzati. Ciò permette inoltre di condurre un ampio numero di esami sulla porzione di muscolo prelevata. In qualche caso, infatti, le indagini più comuni non sono sufficienti a far capire con esattezza di quale tipo di malattia si tratti, ed è perciò necessario approfondire le analisi in modo ancora più specialistico.
Talora, per poter arrivare alla diagnosi corretta, è necessario analizzare alcuni dei componenti del muscolo (proteine ed enzimi) che risultano difettosi in determinate malattie, e queste ricerche si possono eseguire solo sul prelievo effettuato tramite la biopsia.
I recenti progressi nel campo delle malattie neuromuscolari ereditarie possono portare a chiedersi se sia sempre necessario arrivare alla biopsia muscolare per ottenere una diagnosi. Si può dire senz'altro che per diagnosticare la maggior parte delle distrofie muscolari - le miopatie congenite (miopatia nemalinica, miopatia centronucleare, miopatia central-core), le miopatie metaboliche, le miopatie infiammatorie (miositi), le atrofie muscolari spinali e la sclerosi laterale amiotrofica - tale strumento di indagine resti insostituibile.
Appena prelevato, durante la biopsia, il muscolo viene congelato immergendolo in azoto liquido (a una temperatura di -180 gradi). Questa procedura di fissazione consente di:
a) ottenere delle "fette" (o "sezioni")
di muscolo estremamente sottili (dello spessore di millesimi di
millimetro), adatte ad essere successivamente colorate e osservate
al microscopio;
b) utilizzare il pezzettino di muscolo per
indagini specialistiche (analisi biochimiche di enzimi muscolari,
analisi sulle proteine muscolari ecc.) quando, dopo le indagini
preliminari, esse si rendano necessarie per precisare la diagnosi;
c) conservare nel tempo il reperto rimanente,
una volta effettuate le analisi: infatti, se trattata e conservata
correttamente in particolari congelatori, una biopsia muscolare
può essere utilizzata anche dopo qualche decina di anni.
Come già accennato, la diagnosi istologica
della biopsia muscolare si ottiene tramite l'osservazione al microscopio
di un numero variabile di vetrini, sui quali vengono racchiuse
e colorate alcune "fette" del reperto. Ciascuno dei
vetrini viene colorato in un modo diverso, per poter evidenziare
i vari componenti del muscolo.
Più ampio è il numero di colorazioni
o di analisi che vengono eseguite (analisi istochimiche ed istoenzimatiche), più numerose sono le
informazioni che si possono ottenere.
Le analisi istochimiche più comuni (ematossilina-eosina, tricromica, PAS, Oil Red O) sfruttano la
proprietà chimica delle soluzioni coloranti di legarsi
in modo specifico ad uno dei componenti delle cellule muscolari.
Con tali colorazioni si possono esaminare la
forma e la grandezza delle cellule muscolari, la posizione dei
nuclei all'interno delle cellule stesse, l'infiammazione del muscolo,
l'aumento di materiale fibroso non-muscolare (connettivo), la
presenza di segni che indicano la distruzione delle cellule (degenerazione
o necrosi), la formazione di nuove cellule (rigenerazione), l'aumento
di particolari componenti (glicogeno, grassi).
Mentre nel muscolo normale le cellule sono
di forma e dimensione regolari, nel muscolo malato si possono
osservare cellule dal diametro più piccolo (atrofiche)
o più grande (ipertrofiche) della norma, cellule
dalle forme schiacciate (angolate) anziché circolari,
nuclei localizzati all'interno della cellula anziché lungo
il contorno periferico (membrana).
Alcune particolari colorazioni istoenzimatiche
(deidrogenasi mitocondriali, citocromo ossidasi ecc.) permettono
di verificare il corretto funzionamento di alcuni componenti della
cellula muscolare - chiamati mitocondri - in cui avviene
la produzione di energia utilizzata dalla cellula stessa durante
la contrazione del muscolo.

Sezione trasversale di biopsia muscolare, colorata con l'enzima ATP-asi acida (duecento ingrandimenti). Si osservano fibre muscolari che reagiscono positivamente e vengono identificate come fibre di tipo 1 (fibre scure) e fibre di tipo 2 che non si colorano (fibre chiare). Le fibre muscolari che rigenerano presentano con questa reazione una colorazione di tipo intermedio.
Altre colorazioni istoenzimatiche (ATP-asi
miosiniche) consentono di evidenziare eventuali disturbi dell'innervazione
del muscolo che non si potrebbero osservare semplicemente con
le colorazioni istochimiche.
Dopo aver esaminato al microscopio tutte le
colorazioni istochimiche ed istoenzimatiche disponibili e dopo
avere annotato le eventuali anomalie osservate in ciascuna colorazione,
un osservatore sufficientemente esperto in malattie muscolari
può formulare la diagnosi istologica.
Va ricordato in conclusione che se queste sono le indagini principali che si eseguono relativamente alla biopsia muscolare, in qualche caso, però, può essere necessario approfondire li esami e procedere con successive colorazioni immunoistochimiche, oppure con dosaggi enzimatici, analisi di proteine, analisi sul DNA e altro ancora.
Articolo tratto da "I Quaderni di DM" - n. 2 - febbraio 1997