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I quaderni di DM n. 2

L'elettromiografia clinica

a cura della Redazione di DM

 

Il termine elettromiografia (EMG) indica un particolare esame che amplifica, visualizza e registra l'attività elettrica del muscolo volontario (muscolatura striata), attività che è alla base del processo di contrazione del muscolo stesso, e la risposta di un nervo a una stimolazione elettrica.
Esso viene praticato quando si sospetta una patologia del muscolo (distrofia, miotonia), della giunzione muscolo-nervo (miastenia), del nervo periferico, della radice del nervo o del motoneurone.
Per chiarire con un esempio, l'EMG registra quanta corrente passa attraverso un "filo elettrico" (il motoneurone e il nervo periferico) e come funziona la "lampadina" che deve accendere quel medesimo filo elettrico (il muscolo striato).
L'EMG consente quindi di evidenziare la presenza di anomalie dei muscoli ("lampadina rotta") o di patologie che provocano una ridotta o assente innervazione del muscolo ("filo elettrico = cattivo conduttore" oppure "conduttore spezzato"): spesso, grazie a questo tipo di indagine, è possibile localizzare la sede precisa di una lesione nervosa. L'esame fornisce inoltre elementi obiettivi che permettono di quantificare e di seguire l'evoluzione di un'affezione nervosa. Esso non consente però di riconoscere la natura esatta del danno, nervoso o muscolare che esso sia.

Il muscolo volontario

Per capirne un po' di più può forse tornare utile qualche elementare nozione sulla struttura del muscolo e sui suoi meccanismi di funzionamento.
Il muscolo volontario è formato da gruppi di fibre muscolari disposte secondo un ordine regolare - le cosiddette unità motorie - ciascuna delle quali innervata da un motoneurone.
A sua volta, una fibra muscolare è formata da unità ancora più piccole, le miofibrille, costituite da filamenti microscopici, chiamati actina e miosina, proteine che controllano la contrazione. Ogni fibra muscolare è fornita di una terminazione nervosa che riceve gli impulsi che dal cervello vanno al midollo spinale (1° motoneurone) e dal midollo al muscolo (2° motoneurone). L'impulso nervoso, simile ad una scarica elettrica, stimola il muscolo liberando un neurotrasmettitore, una sostanza chimica chiamata acetilcolina. Tutto questo dà inizio a una catena di eventi chimici ed elettrici che provocano lo scivolamento dei filamenti di miosina su quelli di actina, in modo molto simile ad una scala che si possa allungare o accorciare. E' proprio tale movimento a determinare l'accorciamento (contrazione) del muscolo.
La forza della contrazione del muscolo dipende da due fattori: la frequenza delle pulsazioni delle singole unità motorie (potenziale) e il numero delle unità motorie coinvolte nella contrazione. In altri termini, più frequenti sono le pulsazioni e maggiore è il numero delle unità motorie, più forte sarà la contrazione dell'intero muscolo. La contrazione massima si avrà quando tutte le unità motorie saranno coinvolte nel movimento e quando la pulsazione delle fibre sarà al livello massimo.

Le attività rilevate

Come detto all'inizio, l'esame elettromiografico rileva l'attività elettrica del muscolo, vale a dire le variazioni di potenziale delle unità motorie nel muscolo in attività, quando esso passa da una fase di rilasciamento alla contrazione. Inoltre, esso permette di stabilire - nel caso di una patologia che colpisce il sistema muscolare - se il danno è di tipo neurogeno (atrofia neurogena, provocata dalla lesione del motoneurone, della radice o del nervo) o muscolare (atrofia miogena, provocata dal danneggiamento di alcune fibre muscolari).
In un muscolo normale a riposo, non c'è alcuna attività elettrica: il cervello (la cosiddetta "centrale elettrica") non trasmette impulsi e non c'è pertanto alcun passaggio di corrente attraverso i nervi (i cosiddetti "fili elettrici"). Nel corso del movimento volontario graduato, si registra un'attività via via più complessa. Dapprima, per un movimento lieve, si può ottenere l'attivazione di una sola unità motoria con pulsazioni poco frequenti. Ciò permette di studiare le caratteristiche del potenziale di unità motoria. A mano a mano che il movimento si va rinforzando, si attivano nuove unità motorie (è il fenomeno definito sommazione spaziale) e, nel contempo, ogni singola unità motoria aumenta la frequenza delle proprie pulsazioni (sommazione temporale).
Un segnale di attività spontanea in un muscolo a riposo non è normale: la sua presenza, infatti, può indicare un'affezione acuta o cronica del nervo periferico, una rigenerazione nervosa o una sindrome miotonica.
Solitamente un tracciato troppo ricco di una debole ampiezza (polifasico), in un muscolo in contrazione, fa pensare a una patologia muscolare. Al contrario, un tracciato povero e accelerato, con dei potenziali talvolta di grande ampiezza, orienta verso un'affezione nervosa.
L'esame di stimolo-rivelazione misura il tempo che impiega la stimolazione elettrica a raggiungere il punto di registrazione dello stimolo stesso. Stimolando più punti sullo stesso nervo si può calcolare la velocità di conduzione nervosa (motrice o sensitiva): eventuali anomalie sono segno di una neuropatia.

Le apparecchiature

La strumentazione utilizzata per compiere l'elettromiografia comprende:

Come si esegue l'EMG

L'esame elettromiografico non è standardizzato e la condotta di esso varia inizialmente a seconda del sospetto diagnostico fondato sull'esame clinico e sui dati neurologici, oltre che - successivamente - nel corso della stessa EMG, a seconda dei dati che si vanno via via raccogliendo.
La posizione migliore per l'esame è quella che consente al paziente il maggior rilassamento e al medico la maggior libertà di azione possibili: ciò si ottiene con il paziente seduto o semisdraiato su una poltrona a schienale regolabile, fornita di comodi braccioli e sufficientemente lunga da consentire l'estensione completa degli arti inferiori. Questa distensione condiziona la facilità e la rapidità dell'esame, che solitamente dura fra i 30 e i 60 minuti.
Per l'esame di rivelazione viene applicato un elettrodo nei muscoli che devono essere analizzati, scelti in base all'esame clinico. Il paziente deve collaborare, di volta in volta contraendo o rilassando il muscolo analizzato.
L'elettrodo è collegato a una speciale macchina che registra i potenziali muscolari a riposo o durante la contrazione e li visualizza attraverso gli oscillografi, che delineano un tracciato. In un secondo tempo, lo studio della conduzione nervosa motoria o sensitiva viene fatto stimolando il nervo attraverso dei deboli impulsi elettrici e registrandone il segnale.
Si tratta certo di un esame poco piacevole, ma facilmente tollerabile. Alcune persone sopportano con difficoltà le stimolazioni elettriche, altri le punture per l'applicazione degli elettrodi.
Piuttosto dolorose sono alcune indagini come la stimolazione tetanica (forte contrattura provocata artificialmente) del muscolo, talora utilizzata per rilevare una miastenia; in altri casi si esegue a tal fine l'analisi della singola fibra (jitter) che richiede un agoelettrodo particolare.

 

Articolo tratto da "I Quaderni di DM" - n. 2 - febbraio 1997