di Marina Fanin
Il muscolo è formato da tanti componenti
diversi tra loro, che si trovano in posti differenti e hanno funzioni
specifiche, ma che sono tutti indispensabili per un normale funzionamento.
Quando un componente viene "fabbricato"
con un "difetto", il muscolo può funzionare male
o non funzionare affatto e si può manifestare una malattia.
Per giungere a capire di quale malattia si tratti, è necessario
quindi individuare il componente che non funziona bene.
In molte malattie muscolari è stato
riconosciuto che il componente difettoso è una proteina
specifica (ad esempio nella distrofia muscolare di Duchenne manca
la proteina chiamata distrofina).
Nei casi in cui si sospetti una malattia dovuta
al difetto di una proteina, la diagnosi corretta richiede l'esecuzione
di particolari analisi per la proteina in questione, e queste
si possono eseguire solo se è disponibile una piccola porzione
di muscolo, ottenuta tramite la biopsia.
Poiché le analisi sulle proteine sono
altamente specialistiche, costose e laboriose (talora devono essere
ripetute più di una volta), esse si eseguono soltanto quando
gli esami preliminari necessitano di una diagnosi più precisa.
Le analisi sulle proteine permettono, ad esempio,
di poter distinguere tra i diversi tipi di distrofia muscolare,
anche quando il paziente non presenta tutti quei sintomi chiaramente
correlati a tale patologia.
Ed è quasi superfluo sottolineare l'importanza
dell'identificazione di una malattia tra altre che abbiano manifestazioni
simili (ad esempio la distrofia di Becker da quella di
tipo Cingoli, o la distrofia di Duchenne da quella
di Becker), per poter applicare le terapie adatte di volta in
volta.
Inoltre, poiché la maggior parte delle
malattie muscolari è ereditaria ed ognuna di queste ha
un proprio caratteristico meccanismo di trasmissione genetica
(ad esempio recessivo legato al sesso, autosomico recessivo,
autosomico dominante), è indispensabile conoscere
con certezza di quale forma si tratti per poter stabilire e quantificare
il rischio che essa si manifesti nuovamente in una famiglia già
colpita.
Per quanto riguarda infine le malattie muscolari
nelle quali non sia ancora stato identificato il componente "difettoso",
l'analisi di alcune proteine può servire ad escludere tutte
le forme delle quali sia già noto il difetto.

Sezione trasversale di biopsia muscolare, sottoposta a colorazione immunoistochimica con anticorpi contro la distrofina (duecento ingrandimenti). Si osserva che in tutte le fibre muscolari la reazione è presente e si localizza correttamente lungo la membrana cellulare.
Nello studio delle proteine si utilizzano particolari
sostanze (anticorpi), ognuna delle quali è in grado
di riconoscere solo una tra tutte le proteine presenti nel muscolo.
Il riconoscimento della proteina da parte dell'anticorpo
specifico è detto reazione.
Se la reazione è avvenuta, l'anticorpo
è facilmente riconoscibile perché mostra una vistosa
colorazione. Se invece si è in presenza di reazione
assente, ciò significa che l'anticorpo non ha trovato
la proteina perché questa era mancante.
Si può anche verificare il caso in cui
la reazione abbia un'intensità inferiore alla norma o caratteristiche
diverse da quelle normali.
L'analisi immunoistochimica consiste nell'applicare
su delle sottilissime "fette" di biopsia muscolare gli
anticorpi specifici per una o più proteine e nell'osservare
al microscopio il risultato.
Utilizzando tale metodo è possibile,
ad esempio, individuare i pazienti che soffrono di distrofia di
Duchenne: gli anticorpi specifici per la distrofina non forniscono
infatti alcuna reazione, dato che la distrofina è proprio
la proteina mancante in questa patologia.
Quando invece la reazione immunoistochimica
si verifica (reazione presente), questa può risultare
normale oppure di intensità inferiore alla norma. Nel secondo
caso si può essere ad esempio in presenza di distrofia
di Becker.
In un altro tipo di distrofia muscolare, in
cui i sintomi possono essere simili a quelli di altre forme (Duchenne,
Becker, Cingoli), la distrofina è normale, ma risulta difettosa
un'altra proteina muscolare, l'adalina.
Riguardo infine alla distrofia muscolare congenita,
sia la distrofina che l'adalina sono normali, mentre invece è
assente una proteina denominata merosina.
L'indagine immunoistochimica può aiutare
in questi casi a chiarire di quale tipo di distrofia si tratti.

Sezione trasversale di biopsia muscolare in paziente con distrofia muscolare di Duchenne, sottoposta a colorazione immunoistochimica con anticorpi contro la distrofina (200 ingrandimenti). Si osserva che la maggior parte delle fibre muscolari mostra assenza di reazione per la distrofina e solo poche fibre (fibre distrofina-positive) possono avere una reazione debole e/o interrotta lungo la membrana cellulare.
L'esame mediante immunoblot consiste
nel separare tutte le proteine contenute in un pezzetto di muscolo,
ordinandole secondo la loro grandezza (peso molecolare).
Una volta separate, distanziate e distese su
un foglio di una carta speciale, tutte le proteine vengono messe
a contatto con l'anticorpo specifico per la proteina che si vuole
analizzare. L'anticorpo si colorerà solo dove la reazione
sarà avvenuta, permettendo quindi di osservare con facilità
l'eventuale presenza, quantità e posizione della proteina.
Utilizzando questo metodo è possibile,
ad esempio, individuare i pazienti che soffrono di distrofia di
Becker, ove la distrofina può apparire di peso molecolare
diverso da quello normale, oppure essere presente in quantità
inferiore alla norma.
In altri tipi di distrofia, che non dipendono
da un difetto della proteina (distrofia dei Cingoli, da
difetto di adalina, congenita, facio-scapolo-omerale,
miotonica ecc.), questa risulta normale.
Articolo tratto da "I Quaderni di DM" - n. 2 - febbraio 1997