UILDM - Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

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I quaderni di DM n. 2

La diagnosi sulle proteine neuromuscolari

di Marina Fanin

Come e perché

Il muscolo è formato da tanti componenti diversi tra loro, che si trovano in posti differenti e hanno funzioni specifiche, ma che sono tutti indispensabili per un normale funzionamento.
Quando un componente viene "fabbricato" con un "difetto", il muscolo può funzionare male o non funzionare affatto e si può manifestare una malattia. Per giungere a capire di quale malattia si tratti, è necessario quindi individuare il componente che non funziona bene.
In molte malattie muscolari è stato riconosciuto che il componente difettoso è una proteina specifica (ad esempio nella distrofia muscolare di Duchenne manca la proteina chiamata distrofina).
Nei casi in cui si sospetti una malattia dovuta al difetto di una proteina, la diagnosi corretta richiede l'esecuzione di particolari analisi per la proteina in questione, e queste si possono eseguire solo se è disponibile una piccola porzione di muscolo, ottenuta tramite la biopsia.
Poiché le analisi sulle proteine sono altamente specialistiche, costose e laboriose (talora devono essere ripetute più di una volta), esse si eseguono soltanto quando gli esami preliminari necessitano di una diagnosi più precisa.
Le analisi sulle proteine permettono, ad esempio, di poter distinguere tra i diversi tipi di distrofia muscolare, anche quando il paziente non presenta tutti quei sintomi chiaramente correlati a tale patologia.
Ed è quasi superfluo sottolineare l'importanza dell'identificazione di una malattia tra altre che abbiano manifestazioni simili (ad esempio la distrofia di Becker da quella di tipo Cingoli, o la distrofia di Duchenne da quella di Becker), per poter applicare le terapie adatte di volta in volta.
Inoltre, poiché la maggior parte delle malattie muscolari è ereditaria ed ognuna di queste ha un proprio caratteristico meccanismo di trasmissione genetica (ad esempio recessivo legato al sesso, autosomico recessivo, autosomico dominante), è indispensabile conoscere con certezza di quale forma si tratti per poter stabilire e quantificare il rischio che essa si manifesti nuovamente in una famiglia già colpita.
Per quanto riguarda infine le malattie muscolari nelle quali non sia ancora stato identificato il componente "difettoso", l'analisi di alcune proteine può servire ad escludere tutte le forme delle quali sia già noto il difetto.

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Sezione trasversale di biopsia muscolare, sottoposta a colorazione immunoistochimica con anticorpi contro la distrofina (duecento ingrandimenti). Si osserva che in tutte le fibre muscolari la reazione è presente e si localizza correttamente lungo la membrana cellulare.

Proteine e anticorpi

Nello studio delle proteine si utilizzano particolari sostanze (anticorpi), ognuna delle quali è in grado di riconoscere solo una tra tutte le proteine presenti nel muscolo.
Il riconoscimento della proteina da parte dell'anticorpo specifico è detto reazione.
Se la reazione è avvenuta, l'anticorpo è facilmente riconoscibile perché mostra una vistosa colorazione. Se invece si è in presenza di reazione assente, ciò significa che l'anticorpo non ha trovato la proteina perché questa era mancante.
Si può anche verificare il caso in cui la reazione abbia un'intensità inferiore alla norma o caratteristiche diverse da quelle normali.

L'analisi immunoistochimica

L'analisi immunoistochimica consiste nell'applicare su delle sottilissime "fette" di biopsia muscolare gli anticorpi specifici per una o più proteine e nell'osservare al microscopio il risultato.
Utilizzando tale metodo è possibile, ad esempio, individuare i pazienti che soffrono di distrofia di Duchenne: gli anticorpi specifici per la distrofina non forniscono infatti alcuna reazione, dato che la distrofina è proprio la proteina mancante in questa patologia.
Quando invece la reazione immunoistochimica si verifica (reazione presente), questa può risultare normale oppure di intensità inferiore alla norma. Nel secondo caso si può essere ad esempio in presenza di distrofia di Becker.
In un altro tipo di distrofia muscolare, in cui i sintomi possono essere simili a quelli di altre forme (Duchenne, Becker, Cingoli), la distrofina è normale, ma risulta difettosa un'altra proteina muscolare, l'adalina.
Riguardo infine alla distrofia muscolare congenita, sia la distrofina che l'adalina sono normali, mentre invece è assente una proteina denominata merosina.
L'indagine immunoistochimica può aiutare in questi casi a chiarire di quale tipo di distrofia si tratti.

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Sezione trasversale di biopsia muscolare in paziente con distrofia muscolare di Duchenne, sottoposta a colorazione immunoistochimica con anticorpi contro la distrofina (200 ingrandimenti). Si osserva che la maggior parte delle fibre muscolari mostra assenza di reazione per la distrofina e solo poche fibre (fibre distrofina-positive) possono avere una reazione debole e/o interrotta lungo la membrana cellulare.

L'analisi mediante immunoblot

L'esame mediante immunoblot consiste nel separare tutte le proteine contenute in un pezzetto di muscolo, ordinandole secondo la loro grandezza (peso molecolare).
Una volta separate, distanziate e distese su un foglio di una carta speciale, tutte le proteine vengono messe a contatto con l'anticorpo specifico per la proteina che si vuole analizzare. L'anticorpo si colorerà solo dove la reazione sarà avvenuta, permettendo quindi di osservare con facilità l'eventuale presenza, quantità e posizione della proteina.
Utilizzando questo metodo è possibile, ad esempio, individuare i pazienti che soffrono di distrofia di Becker, ove la distrofina può apparire di peso molecolare diverso da quello normale, oppure essere presente in quantità inferiore alla norma.
In altri tipi di distrofia, che non dipendono da un difetto della proteina (distrofia dei Cingoli, da difetto di adalina, congenita, facio-scapolo-omerale, miotonica ecc.), questa risulta normale.

 

Articolo tratto da "I Quaderni di DM" - n. 2 - febbraio 1997