di Carlo Trevisan
La CPK (creatinfosfochinasi) - detta anche
CK (creatinchinasi) - è un enzima presente in modo caratteristico
ed elevato nel muscolo e nel miocardio (la parte muscolare del
cuore). Si tratta di una proteina che ha la funzione di trasformare
in modo reversibile l'ATP (l'adenosin-trifosfato, sostanza che
serve al trasporto di energia) e la creatina (aminoacido presente
nel tessuto muscolare) in fosfocreatina, composto donatore
di energia, essenziale per la normale attività muscolare.
Sia la CPK muscolare che quella cardiaca sono
composte da due sub-unità, che possono essere di tipo M
o di tipo B: nel muscolo si trova la CPK con doppia sub-unità
M (forma MM), mentre nel cuore si trova sia la forma MM che una
forma MB (sub-unità M associata a sub-unità B).
L'aumento della CPK nel siero (liquido del
sangue che si separa da questo in seguito alla coagulazione) può
essere causato da alterazioni muscolari o anche cardiache. Tra
queste ultime va segnalato in particolare l'infarto del miocardio,
in cui la CPK si caratterizza per un aumento di quattro-cinque
volte il normale, nei due giorni successivi all'evento patologico,
e per una componente di forma MB particolarmente evidente.
Generalmente, tuttavia, specie nel bambino
e nel giovane, la CPK aumenta in seguito ad alterazioni del tessuto
muscolo-scheletrico. Un'alterazione lieve e transitoria è
spesso dovuta a cause banali, quali un'iniezione intramuscolare,
uno sforzo prolungato o un trauma muscolare, ma un aumento persistente
ed elevato (spesso oltre dieci volte il normale) è caratteristico
proprio delle distrofie muscolari, con alterazioni della membrana
delle fibre, in particolare delle forme X-linked (distrofia di
Duchenne, di Becker) e di altre forme, quali la distrofia da deficit
di adalina e la distrofia congenita da deficit di merosina.
Nelle distrofie X-linked, l'analisi della CPK
nel siero dopo sforzo muscolare viene utilizzata per la diagnosi
dello stato di portatrice, anche se bisogna ricordare che a questo
scopo l'analisi del DNA ha una capacità diagnostica molto
superiore. Da segnalare poi che incrementi dei dati di CPK si
possono osservare anche nella polimiosite e nell'ipotiroidismo.
I valori più elevati si registrano in seguito a rabdomiolisi
acuta - ovvero a necrosi massiccia delle fibre muscolari - fino
ad arrivare anche a cento-trecento volte oltre il normale; tale
evento si configura sul piano clinico come crisi mioglobinurica
(vedi oltre).
Normalmente, quindi, un aumento della CPK sierica
è un segno di malattia muscolare. E tuttavia va ricordato
che alcune miopatie si possono generalmente presentare con valori
lievemente alterati o addirittura normali: tra questi, la distrofia
miotonica, la distrofia facio-scapolo-omerale e alcune forme di
miopatia congenita.
Nelle atrofie muscolari spinali e nelle polineuropatie,
la CPK è di regola normale, ma può presentarsi aumentata
nelle forme croniche.
Nella distrofia di Duchenne, infine, la CPK
sierica tende a decrescere con l'età, anche se, fino a
quando il paziente è ancora deambulante, si possono osservare
variazioni in aumento o in decremento che si collegano non al
decorso della malattia ma a fattori casuali, quale ad esempio
la quantità di esercizio muscolare eseguito il giorno prima
del prelievo.
Nel siero di pazienti con malattie muscolari
si può anche riscontrare l'aumento del valore di altri
enzimi presenti nelle fibre muscolari, e in particolare della
latticodeidrogenasi (LDH), dell'aldolasi, della piruvicochinasi
(PK) e dell'aspartatoaminotransferasi (AST).
Nelle miopatie in cui si rileva un aumento
della CPK, tali enzimi si possono presentare anch'essi alterati,
ma di solito in modo meno evidente, cosicché la loro valutazione
riveste meno importanza nella diagnostica della patologia muscolare.
Va segnalato tuttavia che in alcuni casi, come ad esempio in alcune
forme o fasi della polimiosite, specie infantile, si può
osservare nel siero una CPK normale, accanto all'alterazione isolata
di altri enzimi quali la LDH.
L'elevazione degli enzimi AST e ALT (alaninaaminotransferasi)
è considerata espressione di malattia epatica, dato che
il fegato ne è particolarmente ricco: ed è per questo
che quando, in caso di miopatia, aumentano nel sangue le transaminasi,
e in particolare la AST, il medico può essere erroneamente
indirizzato verso una malattia del fegato, se contemporaneamente
non si procede ad una valutazione della CPK.
Alcune malattie muscolari - in particolare
le miopatie metaboliche - possono causare un alterato valore dell'acido
lattico plasmatico, valutato a riposo o nell'ambito di particolari
prove.
Nel tessuto muscolare, l'acido piruvico, quando
non può entrare nei mitocondri per essere ossidato, viene
trasformato in acido lattico. Questo permette che la glicolisi,
a monte, continui a trasformare altro glucosio in acido piruvico
e così produrre legami energetici. Un aumento dell'acido
lattico - o dell'insieme di acido lattico e acido piruvico - in
generale è indice di un'alterazione dell'attività
mitocondriale, quale si può avere per deficit della piruvicodeidrogenasi,
della piruvicodecarbossilasi, della citocromo-C-ossidasi o di
altri enzimi della catena respiratoria. Queste anomalie enzimatiche
spesso si manifestano come encefalomiopatie, cioè malattie
a prevalente coinvolgimento muscolare e cerebrale.
Nel sospetto di una patologia mitocondriale,
se l'acido lattico basale è normale, si può evidenziare
un suo incremento patologico mediante la "Prova da sforzo aerobico", test nel quale il paziente esegue un esercizio
di venti minuti alla cyclette e viene sottoposto poi a una serie
di prelievi di sangue seriali proprio per dosare l'acido lattico.
L'acido lattico plasmatico può anche
essere valutato nella "Prova da sforzo anaerobico",
test in cui il paziente apre e chiude ripetutamente con forza
una mano per un minuto, mentre viene bloccata la circolazione
arteriosa del braccio (e quindi l'apporto di ossigeno) mediante
un bracciale.
Una successione di prelievi allo stesso arto
viene eseguita prima e dopo il test: se essi indicano una mancata
produzione di acido lattico, sono segnale di alterazione della
glicolisi o della glicogenolisi. Ne sono esempi le miopatie da
deficit degli enzimi fosfofruttochinasi e miofosforilasi.
Il trasporto di ossigeno all'interno delle
fibre muscolari è regolato da un'emo-proteina denominata
mioglobina. In generale, le malattie muscolari che determinano
aumento nel siero delle CPK comportano anche il concomitante aumento
della mioglobina: nella diagnostica delle malattie neuromuscolari,
il dosaggio plasmatico di questo costituente appare pertanto poco
rilevante, se si eccettuano i casi dubbi di mioglobinuria (vedi
oltre).
Il dosaggio della mioglobinemia (concentrazione
di mioglobina nel sangue) è più utile nella diagnosi
dell'infarto miocardico, perché questo evento determina
un aumento della mioglobina nel plasma più precocemente
di quello della CPK.
Presso alcuni centri specializzati si può
dosare nel sangue la carnitina, una sostanza che viene in parte
assunta col cibo e in parte sintetizzata nell'organismo. Essa
ha la funzione di trasportare gli acidi grassi a lunga catena
all'interno dei mitocondri per l'ossidazione. Per questo la mancanza
di carnitina determina accumulo di grassi nei tessuti.
Nella miopatia da deficit di carnitina, questa
sostanza è deficitaria nel muscolo ma presente nel sangue.
Si osserva invece un livello molto basso di carnitinemia (concentrazione
di carnitina nel sangue) nella forma sistemica della malattia
da deficit di carnitina, patologia molto rara in cui oltre al
muscolo scheletrico sono interessati anche altri organi, quali
cuore, reni, cervello e fegato.
Si possono osservare riduzioni della carnitinemia
in conseguenza di altre malattie, come ad esempio nei disturbi
del metabolismo del piruvato (altra denominazione dell'acido piruvico
salificato), o in forme di encefalomiopatia mitocondriale. Più
frequentemente, questa condizione di deficit secondario di carnitina
si può osservare in seguito ad emodialisi, malnutrizione,
gravidanza o trattamenti con particolari farmaci.
E' quest'ultimo un esame utile nella diagnostica
della miastenia grave, malattia causata da autoanticorpi diretti
contro i recettori dell'acetilcolina della placca neuromuscolare
(punto di contatto tra il nervo e la fibra muscolare). L'identificazione
di tali anticorpi nel siero indica la diagnosi di miastenia grave.
Va tenuto presente che circa il 10-20% dei
pazienti miastenici non sono positivi a questo esame e pertanto
la normalità dello stesso non può escludere la presenza
della malattia.
Oltre a quanto elencato, a livello ematico si possono eseguire anche altri esami ai fini della diagnosi di una malattia neuromuscolare. Tra questi ricordiamo l'analisi degli acidi organici, che va eseguita anche nelle urine, e che può permettere l'identificazione di malattie metaboliche molto gravi.
Il muscolo scheletrico è ricco di mioglobina,
un'emoproteina simile all'emoglobina del sangue, che è
in grado di trasportare ossigeno dal capillare al mitocondrio,
dove viene utilizzato per l'ossidazione metabolica. La mioglobinuria
(comparsa di mioglobina nelle urine) è conseguente alla
presenza nel plasma di una mioglobinemia in valori superiori a
quelli della soglia renale per questo pigmento.
Tale evento patologico è possibile quando
dal muscolo vengono rilasciate nel sangue massicce quantità
dei suoi costituenti, generalmente in seguito a necrosi muscolare
acuta diffusa (rabdomiolisi), come si osserva nelle crisi mioglobinuriche
ricorrenti (la mioglobinuria è la presenza di mioglobina
nelle urine), caratteristiche di alcune malattie metaboliche.
Tra queste ultime la più frequente è
la forma genetica da deficit dell'enzima detto carnitina-palmitil-transferasi.
Ma crisi mioglobinuriche possono verificarsi anche in pazienti
con distrofia, ad esempio dopo sforzi muscolari eccessivi, e possono
rappresentare l'unico sintomo di una forma X-linked (variante
mite della distrofia di Becker). La mioglobinuria, infine, può
anche essere causata da schiacciamento di estese masse muscolari,
come succede - per citare un esempio semplice, ma particolarmente
evidente - in seguito ai traumi derivanti dal crollo di un edificio.
Nella crisi mioglobinurica conclamata, le urine
presentano un caratteristico color "coca-cola" (una
volta si parlava di color "marsala"), mentre non cambiano
molto il colore se la quantità di mioglobina nelle urine
è modesta. In ogni caso esami immunologici o spettrofotometrici
specifici possono indicare con precisione la quantità di
mioglobina presente nelle urine.
Nei laboratori meno attrezzati, la mioglobina
viene evidenziata con test più semplici che però
non la distinguono dall'emoglobina del sangue. In questi casi
sarà solo il contemporaneo elevato aumento della CPK nel
siero a indicare che si è in presenza di mioglobinuria
(mioglobina nelle urine) e non di emoglobinuria (emoglobina nelle
urine).
La diagnosi di crisi mioglobinurica è
molto importante perché tale evento morboso può
essere gravissimo a causa di complicanze renali o cardiache. Le
forme più gravi si osservano per lo più in pazienti
che presentano la cosiddetta suscettibilità all'ipertermia
maligna, collegata, quest'ultima, all'uso di dialogenati o succinilcolina,
sostanze usate per l'anestesia generale.
Queste stesse sostanze possono provocare gravi
complicazioni anche in altri pazienti miopatici, sia pure con
minore probabilità. La presenza di una miopatia deve portare
quindi ad un'accurata valutazione anestesiologica, prima di qualsiasi
intervento chirurgico.
Nella diagnostica delle malattie muscolari,
si possono eseguire anche altre indagini di laboratorio a livello
delle urine. In centri altamente specializzati, si può
ad esempio valutare il profilo urinario degli acidi organici mediante
metodiche diagnostiche molto sofisticate, come la gascromatografia
e la spettrofotometria di massa, esami espletabili anche a livello
del sangue.
Le analisi degli acidi organici consentono
di diagnosticare le cosiddette organicoacidurie, patologie rare,
ma molto gravi, tra cui vanno segnalate le malattie da alterazioni
enzimatiche collegate al ciclo di Krebs (importante via del metabolismo
mitocondriale) - quale ad esempio la forma da accumulo
di acido metilmalonico - e quelle da deficit enzimatici della
beta-ossidazione, quale ad esempio la glutaricoaciduria di tipo
II.
Articolo tratto da "I Quaderni di DM" - n. 2 - febbraio 1997