a cura della Redazione di DM
Patologie neuromuscolari diverse possono presentare
talvolta sintomi e segni simili. Una diagnosi precisa non può
pertanto prescindere da un'accurata ricostruzione del decorso
della malattia e da un attento esame clinico, in altre parole
da un'accurata visita del paziente.
Importanti elementi per orientare la diagnosi
sono l'età e il sesso, le modalità di esordio del
disturbo e l'andamento nel corso del tempo. Inoltre, quando si
sospetta una malattia ereditaria, è fondamentale indagare
anche sugli altri componenti della famiglia: possono infatti essere
svelati eventuali ascendenti che presentavano segni di una patologia
miopatica (disturbi nella marcia, difetti scheletrici o muscolari,
ritardi psicomotori). Se i parenti risultano clinicamente normali,
sono opportuni studi del DNA, degli enzimi muscolari, i dosaggi
ormonali, l'elettromiografia o la biopsia muscolare: esami, questi,
che potrebbero rivelare anomalie non manifeste.
Prima di procedere all'ispezione diretta del
paziente, si ritiene opportuno porre allo stesso una serie di
domande utili a evidenziare eventuali sintomi magari non notati
come tali: ipotrofie muscolari (scarso sviluppo di un muscolo
in un particolare settore del corpo), sensazione di tremori
o fascicolazioni (la "carne che balla"), dolori
in varie sedi, urine scure dopo sforzo, variazioni nella forza
muscolare nell'arco della giornata o nel caso di particolari attività.
E' anche utile un'indagine sulle abitudini
di vita e sul tipo di attività svolte dal paziente: questo
infatti permette di valutare l'entità del disturbo e di
ricercare eventuali cause tossiche o traumatiche all'origine della
patologia.
Il primo elemento che viene osservato con attenzione
in una visita ad un paziente neuromuscolare è la deambulazione
(la marcia) normale, poi quella sulle punte e sui talloni.
La marcia anserina (a mo' di papera),
associata a iperlordosi (spostamento in avanti della colonna
vertebrale all'altezza del bacino), rivela una carenza di forza prossimale agli arti inferiori, cioè vicina all'asse
mediano del corpo (ad esempio dei muscoli delle cosce), tipica
delle distrofie muscolari. Di contro, una marcia steppante - cioè con un allungamento accentuato della gamba - è
segno di un deficit di forza distale, ovvero agli arti
inferiori (distanti dall'asse mediano del corpo: polpacci, piedi,
avambracci), come si osserva nelle polinevriti.
Si procede poi all'ispezione esterna del paziente
svestito, prima in piedi, poi disteso, prono e supino. Viene posta
attenzione ad eventuali alterazioni della pelle, deformità
ossee o articolari (scoliosi, piede cavo ecc.), presenza di asimmetrie
delle masse muscolari, ovvero muscoli omologhi degli arti di diverse
dimensioni. Generalmente, in questo caso, si procede a misurazioni
del diametro dell'arto, tramite un metro, in sedi che siano alla
stessa distanza da determinati punti di riferimento ossei: ad
esempio, per l'arto inferiore, la rotula; in tal modo è
possibile quantificare l'entità del fenomeno e controllarne
l'andamento nelle visite successive.
Un fenomeno ricorrente in caso di particolari
malattie neuromuscolari può essere l'atrofia del muscolo (muscolo non sviluppato), talvolta associata ad astenia,
cioè a debolezza muscolare. Non sempre comunque l'atrofia
si accompagna a debolezza: ad esempio, in alcuni processi di origine
neurologica, un'atrofia evidente può coesistere con una
conservazione relativamente buona della forza, mentre in altre
patologie - come la miastenia e alcune miopatie endocrine - si
manifesta il processo inverso, cioè una forte astenia non
accompagnata da processi di atrofizzazione del muscolo.
Altri segni sono poi:
- le ipertrofie e le pseudoipertrofie
muscolari, cioè uno sviluppo abnorme, localizzato o
generalizzato, della dimensione del muscolo.
Nel primo caso vi è un'associazione
del segno clinico con debolezza muscolare. Si parla invece di pseudoipertrofia quando la perdita di fibre muscolari -
che avviene solitamente nei processi distrofici - viene compensata
da proliferazione di materiale fibroso, di consistenza pastosa:
è il caso della pseudoipertrofia dei polpacci che si osserva
nelle distrofie di Duchenne e Becker, nelle atrofie spinali tipo
Kugelberg-Welander e nelle donne portatrici di distrofie tipo
Duchenne;
- l'ipotrofia, cioè lo scarso
sviluppo di gruppi muscolari. La sua localizzazione in una sede
particolare (cingolo scapolare, bicipite, tricipite, muscoli della
mano, muscoli distali degli arti inferiori) orienta di volta in
volta sulla probabile malattia di base;
- le retrazioni tendinee, cioè
le riduzioni di lunghezza dei legamenti che uniscono i muscoli
alle ossa. Queste possono essere causate dal processo di atrofizzazione
(diminuzione di volume) del muscolo. Le conseguenze sono il blocco
delle articolazioni, in particolare delle caviglie, delle ginocchia,
dei gomiti e dei polsi. In pratica, i tendini si ritraggono limitando
o impedendo l'estensione completa della gamba. Tale fenomeno è
frequente nei processi distrofici e la sua precoce individuazione
è importante per ritardarne l'evoluzione con adeguati trattamenti
fisioterapici;
- le facies, cioè le conformazioni
del volto, determinate dai processi di interessamento dei muscoli
facciali. Esse possono comportare ptosi (abbassamento delle palpebre),
strabismo, palato ogivale, viso allungato;
- le fascicolazioni, cioè guizzi
brevi (e per questo difficilmente percepibili se non si presta
una particolare attenzione) e aritmici, visibili sotto la pelle
che ricopre il muscolo in varie sedi del corpo. Esse possono anche
essere scatenate dalla percussione del muscolo, con il già
menzionato fenomeno della "carne che balla".
Fin dalla fase neonatale si possono riscontrare
segni di malattie neuromuscolari, dovute a numerose affezioni
ad esordio precoce. Uno di questi è la cosiddetta ipotonia
del lattante, vale a dire una debolezza muscolare che impedisce
al neonato di alzarsi. Il bambino ipotonico tende a rimanere disteso,
a braccia e gambe allargate (posizione "a rana"), e
quando viene fatto muovere, gli arti e le articolazioni sembrano
allentati. Se il bambino inoltre viene sollevato per le braccia
in posizione seduta, il capo tende a cadere all'indietro, mentre,
se viene sostenuto per il ventre, la testa e gli arti pendono
mollemente. Utili indicazioni diagnostiche possono fornire anche
l'intensità del pianto e della respirazione.
Nei bambini più grandi e negli adulti
il tono muscolare viene esaminato facendo fare dei movimenti passivi
alle estremità e valutando la resistenza che si incontra.
Per un test attendibile è necessaria, in questo caso, una
buona collaborazione da parte del soggetto.
In pazienti neuromuscolari l'esame della forza
(eseguito opponendo una resistenza al movimento compiuto dal paziente
e saggiando segmento per segmento i muscoli specifici o facendo
compiere alla persona particolari "manovre") può
rivelare un'astenia (debolezza) localizzata in diversi
punti:
- astenia generalizzata,
che coinvolge tutti i segmenti muscolari. E' propria della miastenia,
delle miopatie metaboliche e delle miopatie congenite;
- astenia prossimale,
che interessa i muscoli delle cosce, del cingolo pelvico (il bacino)
o di quello scapolare (le spalle), frequente nei processi miopatici
e in alcune forme di amiotrofia.
Nel caso di deficit di forza nei muscoli delle
cosce o del bacino, i sintomi saranno l'affaticabilità
nella marcia, la facilità alle cadute, la difficoltà
nel sollevarsi da accovacciati o seduti e nel salire le scale
senza appoggiarsi a sostegni. La debolezza del cingolo scapolare
può manifestarsi poi nella difficoltà a pettinarsi
o a stendere la biancheria, mentre l'esame clinico rivela la presenza
delle scapole alate, cioè sporgenti in modo rilevante;
- astenia distale, che colpisce
i muscoli dell'avambraccio, del polpaccio, della mano o del piede,
ed è segno di patologie neurogene, salvo alcune eccezioni,
quali la miotonia di Steinert e alcune forme di miopatia dette
appunto distali.
Nel caso di un interessamento dei muscoli delle
mani, il paziente avrà difficoltà a compiere movimenti
fini, come scrivere o adoperare le posate. Quando invece sono
coinvolti i muscoli degli arti inferiori, tenderà a inciampare
facilmente;
- astenia dei muscoli del tronco,
per la quale il paziente ha difficoltà a passare dalla
posizione supina a quella seduta senza fissarsi con le mani a
qualche punto di appoggio (ad esempio il bordo del lettino).
L'astenia può inoltre colpire
i muscoli del collo, con la difficoltà nel sollevare
il capo e la tendenza a tenerlo lievemente flesso in avanti, degli occhi, con diplopia (vista doppia) e caduta delle palpebre
(ptosi), del volto, con difficoltà nella masticazione,
della deglutizione e della fonazione, con modificazioni
nel timbro della voce.
Tra i disturbi soggettivi lamentati da un paziente
neuromuscolare, vanno segnalate le mialgie (dolori muscolari),
che si possono manifestare a riposo o dopo sforzo (in questo caso
si parla di crampi). Utile è anche la palpazione
delle masse muscolari per evidenziare eventuali mialgie dopo la
compressione delle stesse.
Dolori muscolari durante e dopo uno sforzo,
che scompaiono con il riposo, possono invece manifestarsi in patologie
caratterizzate da carenza di enzimi glicolitici muscolari. E'
comunque sempre necessaria un'attenta valutazione da parte del
medico, in quanto le mialgie possono manifestarsi anche a seguito
di disturbi di origine psichica - come nevrosi o sindromi depressive
- che non hanno nulla a che vedere con patologie neuromuscolari.
Un esame obiettivo generale dovrà ricercare
la presenza di eventuali affezioni cardiache, respiratorie, scheletriche,
endocrine, metaboliche, infiammatorie, neoplastiche, che si possono
associare alle malattie neuromuscolari.
Va comunque segnalato che non sempre è
sufficiente un esame clinico per esprimere una diagnosi di malattia
neuromuscolare. Talvolta, infatti, alcune alterazioni enzimatiche,
elettromiografiche o metaboliche sono presenti a livello cellulare
o molecolare anche di fronte ad un quadro clinico negativo.
Nel caso, ad esempio, di alcune donne portatrici
della distrofia di Duchenne o di Becker, solo un'accurata indagine
genetica e l'analisi del DNA possono svelare un'anomalia, poiché
per il resto esse appaiono perfettamente sane.
Per questo, quindi, è necessario svolgere
specifiche analisi strumentali quando l'esame clinico obiettivo
fa sospettare la presenza di una patologia neuromuscolare.
Articolo tratto da "I Quaderni di DM" - n. 2 - febbraio 1997