di Guia Astrea* e Filippo Maria Santorelli**

Filippo Maria Santorelli

Filippo Maria Santorelli fa parte dal 2006 della Commissione Medico-Scientifica UILDM

Com’è ben noto, la distrofia di Duchenne (DMD) è una malattia neuromuscolare dovuta a mutazioni del gene che produce la distrofina, una proteina della membrana muscolare. La malattia comporta una progressiva degenerazione del tessuto muscolare, provocando la progressiva perdita di forza e delle abilità motorie e costringendo all’uso della carrozzina.
La gravità della patologia – che si correla alla progressiva perdita di forza muscolare – è in qualche modo condizionata dalla quantità residua di distrofina e dalla possibilità di mobilizzare altre proteine alleate o, al contrario, di bloccare l’azione di quelle proteine che di per sé influenzano negativamente l’espressione della distrofina. Infatti come si è già visto in passato rispetto all’utrofina – anche su queste pagine – la modulazione di tali proteine potrebbe rappresentare una norma di ausilio terapeutico nelle distrofinopatie (la distrofia di Duchenne e forma meno grave di essa, che è quella di Becker).

Come bloccare la miostatina
La miostatina è una proteina prodotta dalle cellule muscolari in via di sviluppo e durante la vita adulta, che agisce come regolatore negativo della crescita muscolare. Pertanto, se opportunamente inibita, essa permette l’aumento della massa muscolare.
Precedenti studi clinici tesi ad aumentare la massa – e conseguentemente la forza – muscolare sono stati condotti in pazienti affetti da distrofia di Becker e da distrofia facio-scapolo-omerale, utilizzando alcune sostanze in grado di bloccare l’azione della miostatina in maniera specifica e selettiva (ad esempio mediante l’uso di un anticorpo contro la miostatina, il MYO-29). Tali studi non hanno dato gli esiti attesi, nonostante i risultati promettenti ottenuti nei modelli murini di malattia (sul topo) e nonostante il farmaco fosse stato ben tollerato dai pazienti.
Questi risultati dubbi hanno più recentemente indotto a valutare l’effetto di altre proteine, inibenti l’azione della miostatina. Tra queste, la follistatina – che impedisce il legame della miostatina con il suo recettore – sembrerebbe mostrare una maggiore efficacia rispetto ad altre sostanze “anti-miostatina”.

Cosa farà la follistatina?
Sebbene sia regolarmente prodotta dal nostro organismo, la follistatina non è un farmaco che si può trovare in commercio o che possa essere utilizzato dal singolo paziente, se non sotto stretto controllo medico, diversamente da quanto avviene, ad esempio, per l’utilizzo delle vitamine.
Quando la follistatina umana modificata farmaceuticamente è stata somministrata tramite un vettore virale a topi distrofici, si è dimostrata sicura, ben tollerata ed efficace nell’incrementare la forza e la massa muscolare. Un risultato positivo è stato riscontrato anche nel muscolo delle scimmie non colpite da patologia muscolare, ove l’effetto è pronunciato e durevole, senza alterare la morfologia e la funzione di altri organi, né determinando sterilità o alterazioni delle vie riproduttive.
Recentemente sono iniziati negli Stati Uniti studi di tolleranza in pazienti volontari con distrofia muscolare di Becker e con forme sporadiche di miopatie da corpi inclusi. Tali sperimentazioni non hanno ancora il fine di essere curative, ma testeranno direttamente nei pazienti la bontà della follistatina, l’assenza di effetti collaterali a medio-breve termine e indicheranno se l’aumento della massa e della forza muscolare sarà tali da suggerire l’inizio di uno studio controllato di efficacia farmacologica.

Riteniamo, in conclusione, che tutte le ricerche nelle distrofinopatie vadano salutate con attenzione, ottimismo e prudenza: laddove poi le metodiche coadiuvanti dell’effetto delle proteine muscolari (ad esempio della distrofina) si dovessero mostrare promettenti, si potrebbe ipotizzare una ricaduta in un più ampio gruppo di soggetti affetti da differenti malattie neuromuscolari.

*Università di Pisa.
**Unità Operativa di Neurogenetica, Istituto di Neuropsichiatria Infantile (INPE), IRCCS Fondazione Stella Maris, Calambrone (Pisa). Componente dal 2006 della Commissione Medico-Scientifica UILDM.

Testo redatto nell’aprile del 2011.

Per ulteriori dettagli o approfondimenti bibliografici: Ufficio di Coordinamento della Commissione Medico-Scientifica UILDM (responsabile: Stefano Borgato), tel. 049/8024303, redazionedm@eosservice.com.

Data dell’ultimo aggiornamento: 10 maggio 2011.