a cura di Valentina Bazzani in collaborazione con Gabriella e Gian Paolo Chiaffoni
In occasione della Festa della Mamma, UILDM ricorda Lina Marazzi Chiaffoni, figura centrale nella storia dell’Associazione e di Fondazione Telethon. Una donna che ha saputo essere madre non solo per i suoi figli, ma per un’intera comunità.

Nata a Piacenza nel 1925, Lina arriva a Verona dopo gli anni della formazione e le prime esperienze lavorative tra Roma e il mondo del sociale. La sua vita sembra seguire un percorso già orientato, quello di una giovane e brillante professionista. Ma qualcosa, negli anni Sessanta, cambia direzione. L’impegno nel volontariato apre uno spazio nuovo, più ampio, che troverà compimento nel 1971, con l’incontro destinato a segnare tutto il suo cammino: quello con UILDM.
È proprio in quell’anno che, insieme ad altri volontari e al Prof. Mario Montanari, neurologo, Lina fonda la sezione UILDM di Verona. Da quel momento, l’impegno diventa quotidiano, totale, capace di intrecciare relazioni, costruire reti, immaginare soluzioni. Lina non si limita a organizzare: ascolta, accoglie, impara. Sono soprattutto le madri dei pazienti a lasciarle un segno profondo. «Quanto ho imparato dalle mamme di quei pazienti», racconterà anni dopo. Un apprendimento che si traduce in azione concreta, in battaglie civili, in una visione nuova della disabilità.
Negli anni Settanta e Ottanta, Lina contribuisce in modo determinante a portare il tema delle malattie neuromuscolari e dei diritti delle persone con disabilità al centro dell’attenzione pubblica e istituzionale. Lavora per abbattere le barriere architettoniche, dialoga con ministeri e università, promuove una cultura inclusiva quando ancora era un orizzonte lontano. La sua capacità di tessere relazioni con il mondo scientifico, politico e sociale diventa uno degli elementi chiave della crescita di UILDM.
Nel 1987, un viaggio a Parigi segna l’inizio di una nuova avventura. Lina scopre il modello del Telethon francese e ne comprende il potenziale. L’anno successivo, dopo aver contribuito all’organizzazione di un grande evento a Genova, decide di portare quell’idea in Italia. È lei a coinvolgere Susanna Agnelli, riconoscendone la capacità di trasformare quell’intuizione in una realtà nazionale.
Da quel momento, Telethon diventa per Lina una “seconda famiglia”, come scrivono i figli Gabriella e Gian Paolo. Per oltre trent’anni, Lina segue con dedizione lo sviluppo della Fondazione, contribuendo a diffondere una nuova consapevolezza sull’importanza della ricerca scientifica e del coinvolgimento collettivo. Anche in età avanzata, continua a partecipare, viaggiare, esserci. «Ho deciso, ci vado», diceva con determinazione, senza lasciarsi fermare dall’età.
La sua è stata una vita “con un’evoluzione imprevista”, come ricordano i figli: uscita dai binari di una normalità rassicurante, si è aperta a un impegno sempre più ampio, fino a diventare protagonista di un cambiamento culturale profondo. Una passione instancabile, accompagnata da una visione lucida e coraggiosa.
Lina è stata una donna capace di unire eleganza e concretezza, determinazione e ascolto. Ma, soprattutto, è stata una donna profondamente lungimirante. Ha saputo vedere prima degli altri ciò che ancora non esisteva: una rete nazionale per le persone con malattie neuromuscolari, una cultura diffusa dell’inclusione, una realtà come Telethon capace di parlare a tutto il Paese.
Ha creduto con passione e convinzione nelle persone e, nella forza delle idee condivise.
Nel 2019 è stata nominata Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, un riconoscimento che restituisce solo in parte il valore del suo impegno. Per UILDM e per Telethon, Lina è stata molto di più: una guida, una presenza costante, una madre nel senso più ampio e profondo del termine.
Oggi, ricordarla nella Festa della Mamma significa celebrare una maternità che si è fatta comunità, responsabilità, futuro.
Una maternità resa possibile anche dalla sua capacità di guardare lontano.






