Risorse attive, anche a lavoro

In occasione della Giornata delle Malattie rare 2026, abbiamo chiesto al nostro volontario Alessandro Rosa di raccontarci cosa è successo quando ha provato a inserirsi nel mondo del lavoro, per completare il suo percorso di studi universitari.

«Sono Alessandro Rosa, un ragazzo di 26 anni disabile motorio con la SMA. Mi sono laureato a novembre 2025 nel corso magistrale in Economia Aziendale, specializzazione Direzione d’Impresa, Marketing e Strategia, all’Università degli studi di Torino. Vivo a Torino con la mia famiglia: mia mamma, mio papà, mia sorella, mio fratello e una cagnolina.

Penso che sia importante vivere e non sopravvivere. Oltre allo studio, amo andare ai concerti e viaggiare. Per un viaggio, come anche per un’uscita a Torino, spesso ci si trova a dover pianificare tutto nei minimi dettagli: verificare l’accessibilità, telefonare per ottenere informazioni specifiche, cercare soluzioni alternative. Una cena fuori o una vacanza diventano imprese complesse. Torino purtroppo ha ancora moltissime barriere: ne sono esempi scale senza ascensori, marciapiedi senza rampe, porte troppo strette, o spazi non adatti a chi utilizza una sedia a rotelle. Ma la questione dell’accessibilità è molto più ampia e articolata: riguarda anche l’ambiente, i mezzi di trasporto, le tecnologie, la comunicazione e perfino gli atteggiamenti sociali.

Nel mio percorso di studi era obbligatorio un tirocinio per il conseguimento della laurea. Desideravo affrontare il tirocinio in azienda come tutti e tutte i miei colleghi e colleghe. Mi muovo su una sedia a rotelle elettronica, ma sono autonomo e attrezzato: uso il PC, il cellulare, con tutti i miei dispositivi integrati e connessi wireless. Nonostante questo, ho bussato alle porte di una decina di aziende, incluse grandi realtà che si auto-definiscono sostenibili e inclusive, e ho ricevuto solo porte chiuse.
Questa esperienza mi ha lasciato amareggiato, deluso e disanimato. Alla fine, ho svolto un tirocinio accademico di ricerca con la professoressa Pellicelli, che ringrazio per la sua sensibilità e gentilezza, concentrandomi sul Made in Italy e il fenomeno dell’Italian Sounding.
Per l’argomento di tesi ho scelto di convogliare questa rabbia e frustrazione di non aver trovato aziende in un progetto costruttivo. L’ho intitolata: “Industry 5.0: nuove prospettive sull’inclusione lavorativa e sulle tecnologie a supporto di persone con disabilità”. La ricerca si è focalizzata su un punto cruciale: come le tecnologie attuali e future possano essere il vero motore dell’inclusione lavorativa.

Le tecnologie esistono già per annullare quasi ogni limitazione fisica. La mia ricerca dimostra che non è un problema di strumenti, ma di mentalità e leggi obsolete. Ho studiato come l’Industry 5.0 sia l’occasione perfetta per integrare persone con disabilità non per obbligo, ma per valore aggiunto. Dispositivi come l’eye-tracking o il controllo ambientale avanzato rendono superfluo quasi ogni adattamento fisico del posto di lavoro. Il problema è che le aziende e, spesso, la nostra legislazione del ’99 non lo sanno o fanno finta di non saperlo.
Quindi, la mia tesi è un appello. Dobbiamo smettere di vedere la disabilità come una complicazione e iniziare a vederla come un bacino di talenti incredibili, persone che, per forza di cose, hanno sviluppato una resilienza e delle skill uniche. Spero che si smuova qualche coscienza nelle aziende. Non si tratta di fare beneficenza, ma di fare business in modo intelligente. In questo percorso, devo fare un applauso ai miei relatori, la Professoressa Monica Cugno e il Prof. Alessandro Vicini Ronchetti. Hanno creduto moltissimo nel messaggio sociale della tesi. La loro guida è stata fantastica.

Ringrazio anche l’Università degli studi di Torino, la facoltà di Management ed Economia, oltre all’Ufficio Disabili. Grazie alla sinergia di tutti e tre, mi sono sentito pienamente accolto.
Da dicembre ho iniziato il Master in Marketing nel Food & Beverage. Spero in un futuro lavorativo di trovare un ambiente di lavoro che valorizzi la persona come risorsa attiva.»

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