Ci ha lasciato sabato scorso Ileana Argentin, che ha speso la sua intera vita a combattere per i diritti delle persone con disabilità.
“Ci addolora molto la sua scomparsa. Ileana è stata una persona che non si è mai tirata indietro, che ha fatto della sua condizione prima di tutto una testimonianza, e che con il suo lavoro è diventata voce di tante persone con disabilità.
La ricordiamo sempre in prima linea nelle battaglie per un mondo più inclusivo e più giusto, sia nell’ambito dell’associazionismo – UILDM in primis ma non solo – che nell’impegno politico e istituzionale. La vicinanza della famiglia UILDM è per la sua famiglia, gli amici e tutti coloro che l’amavano e l’apprezzavano”, dichiara Stefania Pedroni, presidente nazionale UILDM.
Riprendiamo qui la testimonianza di Marco Piazza, che l’ha conosciuta proprio grazie a UILDM.
“Lo sai qual è il mio sogno più grande? Fare una sfilata di moda. Non come organizzatrice, voglio proprio sfilare, come una vera modella”. Proviamoci Ileana – le risposi – Facciamolo!”.
Eravamo nell’anno 2000. In pieno Giubileo, Ileana Argentin era impegnatissima nelle sue battaglie per abbattere tutte le barriere (architettoniche, culturali e psicologiche) della città di Roma.
Vista la sua esperienza diretta, di cui portava tracce ben visibili nella carrozzina elettrica di cui andava fiera e che copriva con bellissime stoffe colorate, il sindaco di allora, Francesco Rutelli, le aveva affidato la delega per le questioni che riguardavano le disabilità. Aveva tanto da fare in quel periodo Ileana, ma la sfilata di moda era da sempre un suo grande desiderio. Il suo sogno nel cassetto.
Ci eravamo conosciuti sei anni prima, nel 1994. Io ero da poco diventato giornalista e siccome con la gavetta a Paese Sera guadagnavo davvero troppo poco e già avevo famiglia, accettai la proposta della Sezione laziale dell’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare (UILDM) di dirigere il loro giornalino. Alla UILDM ero di casa. Per due anni (1986-1988) vi avevo svolto il mio servizio civile. Poi ero rimasto come volontario per parecchi altri anni.
Nel mettere su la redazione di “Finestra Aperta”, così si chiamava e si chiama tutt’ora il giornale della Uildm di Roma, chiamai tanti amici distrofici oltre che volontari ed obiettori di coscienza. Ileana mi fu indicata dal presidente di allora ed entrò subito a far parte del gruppo. Ricordo uno dei primi servizi che le affidai: l’accessibilità ai disabili del litorale romano. Uno si immagina che una persona seduta su una sedia a rotelle, con una malattia grave come l’amiotrofia spinale e un’invalidità totale, incaricata di un servizio del genere si metta al telefono (allora Internet non c’era) per chiedere informazioni agli stabilimenti balneari. Ileana no. Lei partì come un vero inviato, con tanto di carrozzina, stoffa elegante, obiettore e pulmino e andò a testare di persona. “Mare vietato ai disabili” titolammo. E fu così che cominciò la battaglia di Ileana per rendere Roma una città di tutti.
Come questo ho tanti altri ricordi con lei. Continuammo a lavorare insieme per “Finestra Aperta”, poi lei scelse di candidarsi come consigliere comunale e naturalmente centrò il risultato al primo tentativo. Fu responsabile dei problemi della disabilità per la città di Roma con i sindaci Rutelli e Veltroni. Poi fu eletta come deputato e tra le mille altre cose che fece mi piace ricordare la legge sul “Dopo di noi”, per i genitori delle persone disabili, gente che non si poteva neanche prendere il lusso di morire perché non sapeva cosa sarebbe stato dei propri figli.
È stata una vera forza della natura, Ileana Argentin. Nessun ostacolo poteva fermarla. Tutto il giorno per strada, a fare Politica (con la “p” maiuscola), con un break all’ora di pranzo, in cui tornava a casa per fare fisioterapia. Una di quelle persone, come era stato il mio amico e collega (e disabile) Franco Bomprezzi, capaci di trasformare l’handicap fisico in un punto di forza, le barriere in opportunità. Diceva che ogni giorno di vita per lei valeva doppio e forse è per questo che faceva almeno il doppio delle cose che facciamo abitualmente noi “normodotati”.
Fossi un vignettista oggi la disegnerei tra gli angioletti, a protestare con San Pietro perché la porta del Paradiso non ha una pedana adeguata.
E la sfilata di moda? Si fece, e fu un trionfo. Una ventina di modelle disabili sfilarono nei saloni del palazzo delle Esposizioni dell’Eur, nel bel mezzo della settimana della moda. Ciascuna di loro aveva un abito disegnato da una grande maison. Ileana chiuse la sfilata con un abito bianco di Gattinoni. L’evento si chiamava “C’è moda e moda”. Fu il momento clou della settimana romana. Ricordo decine di telecamere e giornalisti di tutto il mondo, tutti commossi ed entusiasti. Di Ileana Argentin e del suo abito bianco, dopo quel giorno, hanno sentito parlare perfino in Giappone. Chissà se lassù se lo ricorda qualcuno…





