UILDM per Telethon: i progetti e la ricerca clinica

Dal 2002, UILDM e Telethon hanno concordato di dedicare i fondi raccolti dai volontari UILDM durante la campagna di dicembre a un bando speciale per progetti di ricerca clinica, che abbiano come obiettivo il miglioramento della qualità della vita delle persone con malattie neuromuscolari. A questi si aggiungono i fondi raccolti dalle Sezioni UILDM durante la Campagna di Primavera Telethon-UILDM, attiva dal 2018.

A tale bando sono ammessi studi clinici mirati alla prevenzione, alla diagnosi, alla terapia, alla riabilitazione, esclusivamente nel campo delle patologie neuromuscolari, nelle aree cardiologia, gastroenterologia, medicina interna, neurologia, ortopedia, psicologia e pneumologia. L’adeguatezza delle proposte e il loro valore scientifico vengono accuratamente valutati secondo il processo di revisione basato sul peer review, da una Commissione Scientifica internazionale, composta da clinici esperti di patologie neuromuscolari.

I risultati prodotti da questi studi hanno dimostrato quanto sia importante investire con continuità sulla ricerca clinica. Grazie al supporto costante di UILDM, infatti, la rete dei clinici neuromuscolari italiani negli anni ha lavorato su tantissimi fronti di ricerca, focalizzandosi in maniera mirata praticamente su tutte le principali patologie neuromuscolari, creando gruppi di lavoro che hanno condiviso metodologia e informazioni cliniche importanti. Si tratta spesso, infatti, di studi multicentrici e multidisciplinari, che vedono lavorare al fianco dei neurologi anche altri specialisti (pneumologi, cardiologi, nutrizionisti e bioingegneri).

L’impatto è evidente, sia per il contributo allo sviluppo e messa a disposizione di nuove terapie che per la presa in cura delle persone con una malattia neuromuscolare, contribuendo alla disseminazione degli standard di cura più aggiornati e delle buone pratiche per la gestione dei pazienti e dei loro dati clinici.

Il 2018 è stato un anno particolarmente rilevante per l’atrofia muscolare spinale (SMA) e la distrofia di Duchenne (DMD). Le ricadute di un lungo lavoro di preparazione della clinica hanno fatto sì che i centri e i pazienti italiani siano stati i primi a livello mondiale, sia nella somministrazione di nuove terapie, come nel caso della SMA, o nel difficile lavoro di rivisitazione dei risultati dei molti trial effettuati sulla DMD per apportare i miglioramenti necessari per lo sviluppo di trial futuri. Dalla ricerca preclinica internazionale arrivano dati molto incoraggianti che fanno ben sperare anche in nuovi approcci di terapia genica nella DMD, per cui applicare in maniera critica tutte le informazioni dai trial precedenti è fondamentale per il disegno dei nuovi studi. Anche studi su altre patologie (es. distrofie congenite e dei cingoli) hanno avuto ricadute importanti sui pazienti attraverso il miglioramento delle procedure di diagnosi e una migliore conoscenza della malattia.

 

 

Il Bando Telethon – UILDM 2019

A dicembre 2018 è stato aperto il nuovo bando Telethon-UILDM per progetti clinici focalizzati proprio sulle malattie muscolari, come le distrofie e le miopatie. È infatti il momento di dare nuovo impulso agli studi su queste patologie per preparare la clinica a cogliere le opportunità di sperimentazione di nuovi interventi terapeutici, come ci hanno insegnato le esperienze sulla SMA e sulla DMD, e in questo la comunità italiana ha la potenzialità di essere primo attore sulla scena internazionale.

Tra i 14 progetti presentati la commissione valutatrice ne ha selezionati 2 scientificamente eccellenti e su tematiche di estrema rilevanza per i pazienti.

 

Progetto GUP19002 – Trial readiness e definizione di endpoint clinici nelle distrofie miotoniche congenite e infantili
(Valeria Sansone, Centro Nemo Milano, in collaborazione con Ist Besta Milano, Ist Mondino Pavia, Ist Gaslini Genova, Policlinico Bellaria Bologna, Fond. Stella Maris Calambrone, Università Cattolica Sacro Cuore, Roma, Osp. Bambino Gesù Roma, Osp. Le Molinette Torino)

Durata: 3 anni, Budget: € 212.200

I bambini con distrofia miotonica (DM1) congenita presentano alla nascita insufficienza respiratoria, difficoltà di alimentazione e ipotonia, con un tasso di mortalità del 30% nel primo anno di vita. Nelle forme a esordio infantile, la manifestazione dei sintomi inizia più tardi, ma determina presto anche difficoltà comportamentali e di apprendimento. La possibilità di condurre trial terapeutici nei bambini con DM1 è limitata dalla mancanza di endpoint clinici (le misure di esito di un trattamento) e a biomarcatori appropriati. Valeria Sansone coordinerà la rete dei neurologi pediatrici per standardizzare i protocolli di cura di questi bambini e raccogliere dati di storia naturale mediante misure di forza, indici funzionali e di salute. I risultati funzionali saranno correlati a parametri biologici (misura della massa corporea magra tramite DEXA e modifiche dell'RNA) per identificare potenziali biomarcatori. Questo lavoro consentirà anche di definire gli endpoint appropriati e prepararsi ai trial terapeutici internazionali.

 

 

Progetto GUP19012 - Verso una medicina personalizzata con cellule umane iPS per il trattamento della cardiomiopatia associata alle distrofinopatie
(Giulio Pompilio, Fondazione IEO, Centro Cardiologico Monzino, Milano, in collaborazione con Università Cattolica Sacro Cuore, Roma, Università di Firenze, e Laboratorio Europeo di Spettroscopie Non Lineari (LENS), Sesto Fiorentino).

Durata: 3 anni, Budget: € 287.150

Con l’aumento dell’età, la progressiva degenerazione muscolare nelle persone con distrofia muscolare di Duchenne è accompagnata anche dalla cardiomiopatia, che può avere esito fatale nei soggetti più gravi. La cardiomiopatia è legata all’assenza, o insufficienza, di distrofina a livello cardiaco (dystrophin-associated cardiomyopathy, DAC). A livello cellulare provoca danno meccanico, sregolazione delle vie metaboliche e dei processi infiammatori, morte del cardiomiocita con sostituzione adipofibrosa; a livello di organo si manifesta con disfunzioni soprattutto del ventricolo sinistro, aritmie, cardiomiopatia dilatativa e insufficienza cardiaca.

La DAC è variabile tra i pazienti e gli studi di correlazione tra caratteristiche cliniche e mutazioni specifiche nel gene della distrofina non hanno a oggi contribuito a chiarire i meccanismi di questa eterogeneità utili a predire il rischio di DAC, rendendo meno efficace anche un’accurata prevenzione.

Questo studio mette a frutto i risultati di precedenti progetti di ricerca di base Telethon, per trasferire in clinica le informazioni derivate dai modelli cellulari sviluppati. In particolare, consentirà di istituire una banca di cellule iPS derivate da pazienti con distrofia di Duchenne e DAC. Queste cellule iPS saranno trasformate in cardiomiociti sui quali saranno verificati a livello molecolare approcci terapeutici mirati in base alle specifiche caratteristiche di DAC espresse da quei pazienti. Questo consentirà di affinare degli approcci terapeutici con farmaci già esistenti o, in prospettiva, di avere un modello personalizzato su cui verificare l’efficacia di nuovi farmaci. 

 

 

Il Registro italiano delle persone con distrofie muscolari e miopatie

Nel 2018, inoltre, è stato approvato il finanziamento con i fondi UILDM per un progetto speciale che intende sviluppare il Registro per le distrofie e le miopatie. Questo registro sarà implementato sulla piattaforma del Registro Neuromuscolare, di cui è titolare l’Associazione del Registro, una entità legale a cui UILDM partecipa come socio fondatore e di cui dal 2018 Marco Rasconi è presidente.

Le finalità del registro sono:

1. Identificare i pazienti con sospetta distrofia o miopatia per il completamento delle procedure diagnostiche.

2. Effettuare analisi di fattibilità per studi clinici trasversali alle varie patologie o specifici per un gruppo di malattie.

3. Mettere a disposizione della rete clinica uno strumento flessibile di raccolta dati, valido dal punto di vista scientifico, con procedure standardizzate e adeguate ai requisiti di privacy del GDPR e delle volontà del paziente.

I coordinatori dei vari database che compongono il Registro distrofie e miopatie (Dott. Adele D’Amico e Claudio Bruno, Proff. Giacomo Comi e Rossella Tupler) stanno definendo il contenuto dei moduli. L’obiettivo è partire da schede-dati semplici, ma rilevanti dal punto di vista scientifico, compilabili direttamente dal paziente o dai suoi familiari e validate dallo specialista di riferimento del paziente.

La raccolta dati consentirà di:

  • mappare i pazienti in un unico Registro nazionale, evitando ridondanze tra i centri;
  • identificare i pazienti senza diagnosi genetica e indirizzarli verso i centri di diagnostica più appropriati;
  • mappare la disponibilità di campioni biologici del soggetto presso centri clinici e/o biobanche;
  • condividere i dati tra i centri clinici partecipanti e con ricercatori esterni e l’industria per nuovi studi clinici;
  • contattare i pazienti più adeguati (per diagnosi, età, altri criteri) per l’eventuale inserimento in studi clinici;
  • analizzare dati di genetica e epidemiologia per azioni di sollecitazione verso le Autorità Regolatorie;
  • segnalare agli iscritti nel registro iniziative associative, convegni, novità della ricerca, ecc.