Progetto realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei ministri – Ministro per le disabilità
Il progetto “Reti Inclusive: Comunità Accessibili per Tutti” nasce dalla necessità di rispondere a una delle sfide più complesse del nostro sistema sociale: la frammentazione e la disomogeneità territoriale nell’accesso ai servizi essenziali. L’obiettivo è promuovere un accesso pieno, dignitoso e paritario delle persone con disabilità ai servizi del territorio e al welfare di comunità. Per farlo, l’iniziativa non si limita a un intervento assistenziale, ma punta a un cambiamento di paradigma che vede nel rafforzamento organizzativo e operativo degli Enti del Terzo Settore (ETS) la chiave di volta per attuare le riforme sociali in corso. Attraverso la creazione di solide reti territoriali e nazionali, il progetto mira a favorire lo scambio di buone pratiche e a edificare un modello di inclusione condiviso, replicabile e sostenibile nel tempo.
L’impatto di questa visione si tradurrà in traguardi concreti e misurabili. Sul piano dell’inclusione attiva, si prevede un incremento del 30% nel numero di persone con disabilità che riescono ad accedere ai servizi territoriali. Parallelamente, l’azione punta a consolidare il ruolo degli ETS, non più come semplici erogatori di prestazioni, ma come partner strategici della pubblica amministrazione nei processi di co-progettazione locale. Un’attenzione particolare sarà dedicata all’espansione e al consolidamento delle attività del Terzo Settore proprio in quei contesti geograficamente e socialmente più svantaggiati, dove il bisogno di presidi comunitari è più urgente.
I protagonisti di questo percorso sono, in via prioritaria, i destinatari diretti: le persone con disabilità e le loro famiglie che vivono in territori segnati da profonde diseguaglianze e che spesso si trovano a dover colmare da sole le lacune del sistema istituzionale. Accanto a loro, l’intervento coinvolge come beneficiari indiretti una fitta rete di attori che comprende gli operatori sociali, gli enti pubblici locali e gli stessi Enti del Terzo Settore, uniti nella costruzione di una comunità più coesa.
Un Paese a più velocità: contesti e sfide territoriali
La natura nazionale del progetto impone uno sguardo attento e differenziato sulle diverse aree geografiche coinvolte, ciascuna caratterizzata da specifiche criticità storiche e strutturali:
- nel Sud Italia (Basilicata, Calabria e Campania): l’intervento si scontra con una carenza strutturale dei servizi socio-sanitari e con una fragilità intrinseca della rete associativa locale, che fatica a fare massa critica;
- nel Centro Italia (Umbria e Lazio): la sfida principale è rappresentata dalla scarsa integrazione tra le istituzioni pubbliche e il privato sociale, un limite che troppo spesso genera l’isolamento e la solitudine delle famiglie;
- nel Nord Italia (Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto e Friuli-Venezia Giulia): pur in presenza di sistemi di welfare storicamente più strutturati, emergono forti disuguaglianze di accesso all’interno di contesti urbani complessi e fortemente multiculturali.
In questo scenario così diversificato, il progetto si propone di disinnescare alcune sfide trasversali e non più rimandabili. In primo luogo, intende contrastare la frammentazione dell’offerta e abbattere le barriere fisiche, digitali e culturali che bloccano l’accesso ai diritti. In secondo luogo, mira a superare la logica delle risposte standardizzate, promuovendo una reale personalizzazione dei percorsi di inclusione basata sui desideri e sulle concrete necessità della persona. Infine, il progetto risponde al bisogno di sostegno ai caregiver familiari, spesso lasciati soli nella gestione del carico assistenziale, con l’ambizione di ridurre l’iniquità e la disomogeneità territoriale nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza. solo così il welfare di comunità può trasformarsi da ideale a realtà quotidiana.





